
15 Ottobre 2017, in Val Padana e varie altre località, per legge sarà possibile accendere i termosifoni. Gli impianti a Milano in alcuni condomini sono già in funzione da qualche giorno, nonostante le temperature diurne superiori ai 20°C.
Ma nelle abituazioni non recenti, si paga l’eredità lasciata dal freddo anomalo di Settembre, poi della radiazione solare effimera di ottobre.
In buona parte delle abitazioni la temperatura varia dai 21 gradi ai 18°C ed anche meno delle zone di campagna, perciò soprattutto ad inizio della stagione fredda, questi valori sono percepiti da gran parte della popolazione come freddo. E che ne dicano coloro che patiscono il caldo con 20°C, e che in casa tengono il riscaldamento a 16°C non curanti delle esigenze dei familiari.
La sensazione termica è soggettiva: ci sono persone che soffrono a stare con 18°C in casa, altre che stanno perfettamente anche con 15-16°C. Ma anche chi sta male con 20°C scarsi. Patisce il freddo soprattutto la popolazione con attività sedentaria e gli anziani.
Nei giornali è apparsa la notizia che gli ecologisti in prima fila chiedono che il 15 ottobre l’accensione dei termosifoni venga posticipata, in quanto soprattutto nelle maggiori aree urbane della Valle Padana, l’inquinamento è salito oltre i livelli definiti per legge, e con il clima mite non serve accendere i termosifoni.
Ragione apprezzabile, ma l’accensione dei termosifoni dovrebbe essere intelligente, e non regolata da leggi fissate con criteri discutibili.
Nel frattempo c’è lo smog.
Il problema smog andrebbe affrontato a monte. Sino agli anni ’80 in Val Padana poco si badava all’inquinamento, e nel semestre freddo la conseguenza dello smog era il nebbione. Fenomeno atmosferico tipico della zona, ma che per dall’Era industriale divenne quasi una calamità, riducendo la visibilità anche sotto i 5 metri.
Ma all’ora poco si badava alle cause, era la nebbia dovuta al clima della zona, così come si pensava fosse il nebbione di Londra, sparito dopo che fu affrontato con una politica di risanamento dallo smog micidiale che affliggeva la capitale britannica.
All’epoca si sopravviveva in molte città europee e italiane con livelli di inquinamenti che erano simili alle metropoli cinesi, spesso condannate in occidente per i livelli di smog intollerabili.
Oggi giorno siamo divenuti intollerabili a molte tematiche, più attenti all’ambiente ed alla salute, mentre abbiamo continuato a costruire città sempre più grandi, a usare prodotti che inquinano, a costruire strade, autostrade e investire poco in collegamenti su rotaia.
L’inquinamento della Valle Padana è normale per il suo clima pressoché senza vento, con una densità di popolazione elevatissima, dove si concentrano anche le maggiori industrie italiane.
Il problema è risolvibile con uno sborso economico rilevantissimo. Di certo non si può abbattere il Passo del Turchino vicino a Genova per aprire un varco tra i monti e far scorrere l’aria. Il clima padano è insalubre da sempre, ma nei giorni d’oggi la situazione è sensibilmente migliorata.
Che fare?
Di certo avviare sempre più rapidamente ogni progetto finalizzato a ridurre le emissioni di inquinanti nel catino padano, al fine di abbattere il numero di giorni dove si supera la soglia di inquinamento.
Sono necessarie politiche di emergenza, finalizzate a rinnovare le abitudini dei cittadini, con finanziamenti agevolati ed un rinnovo massimo dell’offerta di mezzi pubblici, e incentivarne l’uso.
E’ necessario espandere diffusamente il teleriscaldamento.
La Valle Padana, in specie le grandi città non possono vivere in emergenza a discapito dei cittadini.
A Milano città è normale ogni mattina presto sentire la puzza dello smog. Non è una novità di questi giorni, le centraline possono anche misurare agenti inquinanti nella norma, ma la puzza c’è 12 mesi all’anno, e si attenua solo con il maltempo.
