Il Sacro Gral, esplorazione scientifica. Le scoperte

Il mito del Santo Graal: una metafora per l'esplorazione scientifica

 

Nel tessuto complesso delle narrazioni che hanno plasmato la nostra cultura, poche storie sono tanto ricche di simbolismo e di significato quanto quella del Santo Graal. Questo mito, originariamente privo di qualsiasi connotazione religiosa o di sacralità, è stato trasformato nel corso dei secoli in una delle reliquie più enigmatiche e ricercate della cristianità. La sua prima apparizione, nel romanzo Perceval ou le Conte du Graal di Chrétien de Troyes, datato intorno al 1190, introduce il Graal non come il calice dell’Ultima Cena di Cristo, bensì come un oggetto dai poteri miracolosi, simile a un piatto poco profondo.

 

La storia, che si intreccia con le leggende arturiane, vede il cavaliere Percival incrociare il cammino con questo straordinario oggetto mentre è ospite del magico Re Pescatore. La trasformazione del Graal in una sacra reliquia cristiana avviene attraverso le interpretazioni successive che ne hanno fatto, in particolare, il calice utilizzato da Cristo durante l’Ultima Cena e per raccogliere il suo sangue durante la crocifissione.

 

L’evoluzione del Graal da semplice elemento di una narrazione a simbolo di ricerca spirituale e conoscenza divina è parallela, in un certo senso, alla ricerca della pietra filosofale nell’alchimia. Wolfram von Eschenbach, nel suo Parzival, reinterpreta il Graal come una pietra, il lapis exilis, capace di conferire l’eterna giovinezza, richiamando l’elisir di lunga vita degli alchimisti e la trasmutazione dei metalli. Questa visione allude non solo alla continua ricerca dell’uomo di superare i limiti della natura, ma anche al valore intrinseco del percorso di ricerca stesso.

 

È proprio su questo punto che Philip Ball intreccia la metafora del Graal con il valore della ricerca scientifica. La ricerca della pietra filosofale, benché frutto di un’immaginazione fervida, ha spinto gli alchimisti a esplorazioni che, sebbene errate nell’obiettivo, hanno aperto la strada a scoperte inattese e fondamentali. Justus von Liebig, nel XIX secolo, riconosce il valore dell’alchimia non tanto per il suo obiettivo finale, quanto per il processo di indagine che ha portato a sviluppi significativi nella chimica. Questo riconoscimento del valore del processo oltre che del risultato finale trova eco nelle parole del professor Waldman a Victor Frankenstein, sottolineando come anche le direzioni erroneamente perseguite possono alla fine rivolgersi a vantaggio dell’umanità.

 

La ricerca scientifica, così come il mito del Santo Graal, si nutre di questa tensione tra la meta e il viaggio verso di essa. Ball sottolinea l’importanza di essere pronti a riorientare gli obiettivi di ricerca alla luce di scoperte inaspettate. La storia della scienza è costellata di tali momenti: da William Perkin, che cercando di sintetizzare il chinino scopre per caso il primo colorante sintetico, a Hideki Shirakawa, il cui incontro con un errore nella sintesi del poliacetilene apre la strada ai polimeri conduttori.

 

Il concetto di “Santo Graal” scientifico, dunque, non deve indurci a inseguire ciecamente un obiettivo al punto da perdere di vista il valore intrinseco del processo di ricerca. Ball avverte contro il pericolo di ossessionarsi per una meta al punto da compiere azioni riprovevoli o stupide, come accade a Parzival nella narrazione di von Eschenbach. Inoltre, la ricerca di panacee universali, simboleggiate dal Graal o dalla pietra filosofale, porta con sé il rischio di cercare soluzioni facili a problemi complessi, ignorando le cause profonde e perpetuando le problematiche anziché risolverle.

 

La pandemia di Covid-19 ha evidenziato questa tendenza nella ricerca scientifica di cercare “soluzioni tecnologiche” immediate, come vaccini o test avanzati, senza affrontare le disuguaglianze socioeconomiche che sottendono alla diffusione e all’impatto del virus. Come sottolineato da Shobita Parthasarathy, non è possibile “tecnologizzare” la via d’uscita da una crisi di questa portata senza includere e considerare le comunità più colpite e senza affrontare le disuguaglianze di fondo.

 

Il mito del Santo Graal, con le sue molteplici interpretazioni e trasformazioni, offre una metafora potente e sfaccettata per la ricerca scientifica. Simbolo di una quête che va oltre la mera scoperta o la conquista di un oggetto, il Graal rappresenta il viaggio dell’umanità verso la conoscenza, un percorso costellato di errori, rivelazioni e, soprattutto, di una continua riconfigurazione degli obiettivi in risposta alle scoperte lungo il cammino. Questa narrazione, che intreccia mito, storia e scienza, ci ricorda che il vero valore della ricerca non risiede solo nella meta, ma nel profondo impegno intellettuale e spirituale che il viaggio stesso comporta.

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