Nonostante le raccomandazioni di oncologi e dermatologi sull’importanza di proteggere la pelle dal sole, alcune voci, soprattutto sui social media, sostengono che le creme solari possano ostacolare i benefici del sole e persino favorire l’insorgenza di tumori. Queste affermazioni suggeriscono l’esistenza di una lobby dell’industria cosmetica che promuove l’uso di tali prodotti. Tuttavia, è essenziale esaminare le evidenze scientifiche per comprendere la veridicità di tali affermazioni.
Il sito Dottoremaeveroche.it, gestito dalla FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici), si occupa di sfatare le fake news in ambito medico e ha affrontato anche il tema delle creme solari. La loro analisi conferma che, nonostante le preoccupazioni, l’abbronzatura senza protezione è decisamente rischiosa, e i potenziali effetti negativi delle creme solari non sono ancora stati confermati scientificamente. Il consenso scientifico sostiene fermamente la necessità di proteggersi dai raggi ultravioletti.
Esistono due tipi principali di filtri nelle creme solari: i filtri fisici (o minerali) e i filtri chimici. I filtri fisici, come l’ossido di zinco, creano una barriera fisica che impedisce ai raggi UVA e UVB di penetrare la pelle, mentre i filtri chimici, come l’avobenzone e l’ossibenzone, assorbono i raggi ultravioletti. Recentemente, alcuni studi pubblicati sulla rivista JAMA hanno sollevato preoccupazioni riguardo l’assorbimento sistemico di queste sostanze chimiche, suggerendo la necessità di ulteriori ricerche per confermare la loro sicurezza, specialmente con un uso prolungato e quotidiano.
Negli Stati Uniti si registrano circa 5 milioni di nuovi casi di tumori maligni della pelle ogni anno, la maggior parte dei quali è direttamente collegata all’esposizione solare. Di conseguenza, l’uso di creme solari è fortemente raccomandato per prevenire queste condizioni, con l’aggiunta di ulteriori precauzioni come l’applicazione ripetuta durante il giorno e l’uso durante tutto l’anno, non solo in vacanza.
Un altro argomento spesso citato è l’effetto della produzione di vitamina D attraverso l’esposizione al sole. Sebbene una certa esposizione sia necessaria per la sintesi di questa vitamina, la quantità di sole richiesta per ottenere benefici è minima e generalmente già soddisfatta dalle attività quotidiane normali. Non ci sono prove che l’uso di creme solari impedisca la produzione di vitamina D a livelli adeguati.
Per quanto riguarda i bambini, l’American Academy of Pediatrics raccomanda cautela nell’uso dell’ossibenzone nei prodotti solari pediatrici, preferendo i filtri fisici e l’uso di indumenti protettivi. È sconsigliato esporre i bambini al sole diretto fino a sei mesi di età; se necessario, si dovrebbe applicare la crema solare solo sulle aree esposte della pelle.
