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Che il nostro pianeta si sia scaldato in maniera progressiva ed esponenziale da almeno un secolo e mezzo o un secolo e tre quarti e nella misura, al 2024, di circa 1,6°, è un dato incontestabile: chiunque nega ciò è fuori dal mondo, senza se e senza ma. Che cambiamenti termici o avvicendamento di cicli termici siano una caratteristica fisiologica del nostro pianeta è oltremodo noto. Tuttavia, dagli studi della storia climatica si evince in maniera chiara, che gli avvicendamenti ciclici di tipo termico hanno tempi piuttosto lunghi e anche abbastanza lineari: mai si sono registrati aumenti delle proporzioni citate sopra, +1,6°, in un lasso di tempo decisamente breve, nemmeno due secoli. E’ verosimile che dal 1700/1800 in avanti, sia terminato un ciclo freddo naturale, legato al cosiddetto minimo di Maunder, e se ne sia avviato via via uno caldo.

 

E’ altrettanto vero, però, che dalla seconda metà del 1800, ossia con l’avvento della seconda rivoluzione industriale, quindi con l’introduzione anche dell’elettricità e dei prodotti chimici, l’immissione di sostanze in atmosfera e incidenti sul clima, sostanze prodotte dall’azione umana e, quindi, di derivazione antropica, sia aumentata in maniera esasperata: i dati relativi al trend di crescita della CO2 e di altri gas minori, fortemente incidenti sull’effetto serra e provenienti dalla combustione di materiale fossile e dai processi industriali, è incontrovertibile, oltre che palesemente esasperato. Correlando l’aumento esponenziale e anomalo della temperatura terrestre con il trend di crescita in atmosfera dei gas serra di derivazione antropica, appare decisamente incontestabile l’associazione inquinamento antropico/aumento della temperatura globale.

 

Per chi conosce a fondo la storia climatica è lecito, però, porsi qualche quesito: ma siamo certi che l’esasperazione antropica del ciclo caldo, indiscutibile, possa condurre a una crescita termica inarrestabile e pericolosa per il genere umano? Behh, a questa domanda riteniamo di dare subito una risposta: che l’azione umana, spesso scellerata, ambiziosa, anche perversa possa essere pericolosa per l’esistenza stessa dell’uomo, questo è fuori discussione; che per il genere umano possa essere pericoloso un trend caldo esponenziale, distorto dal comportamento umano e che possa portare la temperatura terrestre all’esasperazione calda in misura tale da compromettere la vita, questo è verosimile, ma non è affatto fuori discussione.

 

Il motivo è molto semplice: la longevità del nostro pianeta, oltre 4 miliardi e mezzo di anni, è data dalla sua capacità di auto-equilibrarsi e tra le opzioni di auto-equilibrio è computato, addirittura, anche un RESET! Tutto torna a zero per poi ricominciare. Ci starebbe e c’è stato in passato, tant’è che si narra notoriamente di almeno 5 estinzioni di massa sul nostro pianeta, da 440 milioni di anni circa; l’ultima estinzione, 65 milioni di anni fa. Certo, estinzioni graduali, su scale temporali abissali, nell’arco di decine o centinaia di milioni di anni, ma reali. Dunque, perchè potrebbe essere verosimile, ma non certa, una esasperazione calda tale da compromettere la vita dell’umanità?

 

Verosimile, intanto, per un mero fatto di ricorrenza temporale: gli intervalli di tempo tra una estinzione di massa e un’altra hanno computato anche  50/80 milioni di anni, benchè altri intervalli abbiano superato i 100/130 milioni di anni; dunque, ci starebbe, dopo 65 milioni di anni dall’ultima estinzione, che possa essere imminente una nuova (magari computando un margine ancora di giusto qualche centinaia di migliaia di anni, volendo essere egoisti) e che essa possa derivare da esasperazioni di cicli climatici. Perché, invece, non certa? Perchè non è detto che un trend continui in maniera esasperata, benchè non cessi la causa dell’esasperazione climatica stessa. Infatti, nessuno può escludere, nel frattempo, altro: ossia, che proprio l’accelerazione di un ciclo caldo (certamente indotto, alla nostra epoca, dall’irresponsabile azione umana) possa attivare una risposta abnorme, ma contraria del sistema, se non altro per il principio dell’auto-equilibrio che caratterizza il nostro pianeta.

 

Nella sostanza, nessuno può escludere che la forzatura antropica in termini di esasperazione calda, possa attivare processi forzati, come lo scioglimento dei ghiacci polari, immissione di enormi quantità di acqua dolce nei mari e blocco repentino della Corrente del Golfo (uno dei meccanismi naturali che garantisce temperature vitali su pianeta) scatenando un raffreddamento improvviso, esattamente esasperato e nei medesimi tempi del riscaldamento pregresso. Un ciclo termico naturale può durate, salvo mini-oscillazioni intermedie,  anche svariati secoli o decine di secoli, come la storia climatica ci insegna. Paradossalmente, dunque, se stessimo in presenza solo di un ciclo  caldo naturale, senza esaltazioni di processi per fattori esterni al sistema (come, nel caso della nostra epoca, per la scellerata azione antropica), ci sarebbero meno dubbi su un trend caldo che potrebbe riguardare il pianeta per molte generazioni.

 

Qualche dubbio sulla persistenza calda, sorge spontaneo, invece, proprio per l’esasperazione calda e in breve tempo, data dall’azione antropica, la quale esasperazione, potrebbe scatenare una risposta contraria del sistema: il rischio che si scateni un raffreddamento improvviso, non lo può escludere nessuno, a oggi.. Potenzialmente, dunque, le esaltazioni o sollecitazioni sul clima esterne al sistema, possono portare a risposte più dannose, anche più repentine, ma soprattutto variegate e imprevedibili da parte del sistema stesso e questo è un dato indiscutibile che da solo vale a condannare in maniera inesorabile l’incoscienza dell’atteggiamento umano. Come dire: qualsiasi siano le conseguenze, e certamente vanno computate conseguenze incontrollabili e anche inattese, le forzature esterne al sistema vanno eliminate a prescindere da tutto. In conclusione, credibili, ma non le uniche credibili, le preoccupazioni per una esasperazione essenzialmente calda o, almeno, queste credibili alla pari di possibili preoccupazioni per esasperazioni fredde, anche improvvise o in tempi relativamente brevi in termini climatologici.

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