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Quando esplode il gelo dalla Siberia verso il Mediterraneo. Il caso Roma

Federico De Michelis di Federico De Michelis
25 Ott 2024 - 17:50
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Le condizioni climatiche del gennaio 1963 in Italia rappresentano un caso esemplare della complessità meteorologica del paese e della vulnerabilità a fenomeni di freddo estremo. Con temperature sotto lo zero che hanno attraversato l’intera penisola e con un impatto significativo sulle attività quotidiane e infrastrutturali, il gelo di quell’inverno è rimasto scolpito nella memoria collettiva e nelle cronache meteorologiche come uno dei momenti più rigidi del secolo scorso.

 

Le ondate di freddo che investono l’Italia spesso si formano in Siberia, da cui masse d’aria artiche scivolano verso l’Europa occidentale e il Mediterraneo. Questi fenomeni meteorologici, chiamati “Buran” o venti di gelo, attraversano Russia, Europa orientale e infine raggiungono l’Italia. È un percorso che porta temperature estremamente basse e può causare nevicate eccezionali in aree raramente colpite da questo tipo di eventi. Nel caso specifico del 1963, una configurazione meteorologica favorevole fece sì che aria gelida si concentrasse su vaste zone dell’Italia, dai rilievi alpini fino alle pianure e coste del Centro e del Sud.

 

Gli effetti del gelo in Italia: il caso di Roma

Anche se Roma è raramente teatro di nevicate significative, il freddo e le particolari condizioni atmosferiche possono comunque portare brevi e intense precipitazioni nevose. L’inverno del 1963 vide un episodio di gelo diffuso in tutta l’Italia, mentre le nevicate furono concentrate soprattutto nel Nord e nelle zone appenniniche del Centro Italia. Nella Capitale, a dispetto delle basse temperature, si registrarono solo deboli precipitazioni nevose.

 

Un esempio ben noto di come il freddo siberiano può influire sulla città eterna è la storica nevicata del 9 febbraio 1965, due anni dopo il rigido inverno del 1963. Durante quell’evento, una nevicata eccezionale portò circa 40 cm di neve a Roma, creando uno scenario straordinario per una città non abituata a gestire fenomeni del genere. Tuttavia, nonostante le temperature abbondantemente sotto lo zero, è importante notare che la presenza di neve non implica necessariamente un freddo estremo, poiché si tratta soprattutto di una combinazione di umidità e aria fredda.

 

Un altro episodio notevole avvenne nel marzo 1971, quando Roma fu di nuovo colpita da un’ondata di gelo tipico delle incursioni siberiane, accompagnato da un manto nevoso durato diversi giorni. Tra il 4 e il 7 marzo, il Collegio Romano registrò un accumulo di circa 15 cm di neve. In questa occasione, la presenza prolungata del freddo e la persistenza delle nevicate portarono a una paralisi della mobilità urbana.

 

Ancora più intensa fu la nevicata dell’11 e 12 febbraio 1986, quando il Centro Italia e la Sardegna furono sommersi dalla neve. Roma, solitamente risparmiata dalle perturbazioni nevose di lunga durata, fu coperta da un accumulo di oltre 30 cm nel centro storico, mentre nei quartieri settentrionali e orientali come Tomba di Nerone, all’interno del Grande Raccordo Anulare, lo spessore della neve raggiunse i 50 cm. Le zone costiere, inclusa Ostia, furono anch’esse interessate da precipitazioni nevose intense, con un accumulo che superò i 25 cm.

 

Il gelo del 24 gennaio 1963

Il 24 gennaio 1963 resta una data memorabile nel panorama meteorologico italiano: quella giornata fu una delle più fredde del decennio, con temperature in picchiata su gran parte del paese. Il rigore del gelo siberiano fece crollare i termometri, raggiungendo valori estremamente bassi anche nelle città costiere del Centro e Sud Italia, portando a una paralisi dei trasporti e alla chiusura di scuole e attività commerciali.

 

Questo freddo eccezionale mise a dura prova non solo la capacità delle città di gestire situazioni inusuali, ma anche l’infrastruttura di base, come la rete idrica, colpita da un numero significativo di gelate delle tubature. Il Lago di Massaciuccoli in Toscana si ghiacciò completamente, e in molti comuni del Centro Italia si dovette fare i conti con strade impraticabili a causa della neve e della presenza di ghiaccio lungo i percorsi più esposti.

 

Neve ed il suo fascino

La neve è un fenomeno relativamente raro al di fuori delle montagne italiane, soprattutto nel Sud e nelle Isole Maggiori. Tuttavia, quando arriva, il fascino delle città coperte da un manto bianco crea un contrasto suggestivo e insolito, che attira anche numerosi turisti. Le zone sciistiche delle Alpi e degli Appennini sono ovviamente ben attrezzate e sfruttano al massimo le nevicate abbondanti, ma episodi di neve nelle grandi città come Firenze, Bologna o Roma restano eventi eccezionali e affascinanti. (TEMPOITALIA.IT)

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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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