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Perché tratteniamo il respiro più a lungo sott’acqua?

Luisa Bruno di Luisa Bruno
10 Nov 2024 - 16:45
in Magazine
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Trattenere il respiro sott’acqua‌ è un’abilità​ che molti hanno sperimentato, spesso durante una giornata in piscina. Sorprendentemente, sembra più facile farlo quando ‍siamo immersi, nonostante la pressione aggiuntiva ​sul petto. ‌Questo fenomeno è noto come ‍ riflesso⁤ del tuffo dei mammiferi. Quando i mammiferi, inclusi gli esseri umani,⁢ si immergono, avvengono una serie di cambiamenti ​fisiologici automatici. Questi cambiamenti sono ‌probabilmente ‌innescati ​da⁢ informazioni sensoriali​ trasmesse dal nervo​ trigemino, come‌ la sensazione di bagnato sul viso.

 

(TEMPOITALIA.IT) Quando il riflesso del ‍tuffo ​viene attivato, il corpo smette⁢ automaticamente di respirare, il​ battito cardiaco rallenta e aumenta la resistenza vascolare periferica. Questo meccanismo permette ​al corpo⁢ di conservare le riserve di ossigeno per gli organi vitali, come il cervello ⁢e il cuore, deviando il sangue dai gruppi muscolari inattivi. La ‌ bradicardia, ovvero il ‌rallentamento ​del battito ⁤cardiaco, contribuisce ulteriormente a⁢ preservare le riserve di ossigeno riducendo il⁤ carico di ⁢lavoro del cuore.

 

Il ⁢record mondiale per il‍ tempo⁤ più ​lungo ‌di apnea sott’acqua è⁤ di 24‍ minuti e 37 secondi, stabilito⁣ dal subacqueo Budimir Šobat nel 2021. Questo risultato straordinario è stato raggiunto grazie a una preparazione meticolosa, che include ‌l’iperventilazione con ossigeno puro prima dell’immersione. Questo‌ processo permette di ritardare il riflesso‍ di respirare,​ consentendo ai ⁢subacquei​ di rimanere sott’acqua​ per periodi prolungati.

 

Il⁣ desiderio di​ respirare è principalmente‍ controllato dai chemorecettori, che cercano​ di mantenere i livelli corretti di ‍ossigeno e anidride carbonica nel sangue. Durante⁣ un’apnea, il livello⁢ di ⁢CO2 nel sangue aumenta mentre l’O2 diminuisce. L’aumento iniziale ‍del desiderio di‍ respirare, che si verifica circa 30 secondi dopo⁤ l’inizio dell’apnea, è ​principalmente dovuto‍ all’aumento della⁢ CO2. ‌Quando​ i​ livelli di O2 scendono sotto una certa ⁤soglia, i chemorecettori rispondono, intensificando il bisogno di​ respirare. (TEMPOITALIA.IT)

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