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indici climatici 07

In questo esclusivo approfondimento, vedremo come, in un contesto di cambiamento climatico globale, come le condizioni meteo siano fortemente influenzate soprattutto dalle fluttuazioni del clima, e da quelli che sono detti, per semplificare il concetto, gli indici di comportamento del clima. A fine articolo vedremo come questi potrebbero influenzare il nostro inverno 2024-2025. Le novità su cui soffermarci sono numerose, vi chiedo di leggere l’articolo nella sua interezza, al fine di cogliere le conclusioni finali su come potrebbe essere la stagione invernale appena, meteorologicamente, iniziata, senza fraintendimenti.

 

Le fluttuazioni climatiche che interessano l’Italia e l’Europa durante la stagione invernale risultano profondamente influenzate da una combinazione di fattori atmosferici globali, regionali e locali. Tra i fenomeni che determinano le condizioni meteo invernali spiccano l’Oscillazione Nord Atlantica (NAO) e l’Oscillazione Artica (AO), particolarmente quando entrambe si trovano in fase negativa. In aggiunta, la presenza di un fenomeno come La Niña accentua tali dinamiche, amplificando specifici effetti climatici con ripercussioni evidenti sull’andamento del meteo, sulla distribuzione delle precipitazioni e sulle temperature.

 

Il ruolo di NAO e AO: effetti sulla circolazione atmosferica

L’Oscillazione Nord Atlantica (NAO) descrive le variazioni di pressione atmosferica tra l’Islanda e l’area delle Azzorre. Quando la NAO si presenta in fase negativa, si osserva un indebolimento del gradiente di pressione tra queste due regioni. Ciò comporta uno spostamento verso sud della corrente a getto polare, la quale dirige sistemi perturbati verso l’Europa meridionale e il Mediterraneo, influenzando in modo significativo il meteo invernale.

L’Oscillazione Artica (AO), invece, rappresenta l’oscillazione del Vortice Polare, ovvero una massa di aria fredda che staziona sopra l’Artico. In fase negativa, il Vortice Polare si indebolisce e si frammenta, permettendo al freddo di spingersi verso latitudini più basse, coinvolgendo Europa centrale, Italia, e talvolta il Mediterraneo. Le conseguenze si traducono in irruzioni di aria gelida, temperature sotto media stagionale e un aumento delle nevicate, anche a bassa quota e in pieno inverno, in pianura sino alle coste.

 

Interazioni tra NAO, AO e La Niña

La Niña, fenomeno opposto a El Niño, si manifesta con un abbassamento anomalo della temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico centrale e orientale. Sebbene questo evento abbia origine in un’area geograficamente lontana dall’Europa, i suoi effetti si propagano attraverso complesse teleconnessioni atmosferiche. In presenza di La Niña, si intensifica la tendenza a una NAO negativa, favorendo l’ingresso di masse d’aria fredda sul Mediterraneo e condizioni di maltempo prolungato, soprattutto nelle regioni meridionali dell’Europa. Nel Sud Europa spiccano Italia e Grecia ed Egeo, meno frequentato da aria fredda è il settore iberico.

La combinazione di La Niña, NAO negativa e AO negativa crea un contesto meteorologico caratterizzato da inverni rigidi sull’Italia. Queste configurazioni portano spesso a forti ondate di gelo, nevicate estese e fenomeni di precipitazione persistente, accompagnati da un abbassamento delle temperature anche nel Sud Italia e nelle Isole Maggiori.

 

Impatto del meteo invernale sull’Italia: un quadro variabile

Nord Italia

Durante fasi di NAO e AO negative, il Nord Italia è frequentemente interessato da nevicate abbondanti che coinvolgono non solo le zone alpine, ma anche le pianure, quindi la Val Padana e a volte la costa ligure. Inverni particolarmente rigidi, associati a queste condizioni, si sono verificati negli ultimi decenni, con temperature che scendono spesso sotto lo zero e accumuli nevosi significativi. La presenza di La Niña può intensificare la formazione di inversioni termiche, causando nebbie dense nelle pianure e mantenendo le temperature estremamente basse.

 

Centro Italia

Il Centro Italia sperimenta frequentemente episodi di gelo intenso e nevicate durante inverni dominati da una combinazione di AO negativa e NAO negativa. Le zone montuose come l’Appennino ricevono spesso ingenti accumuli di neve, favorendo il turismo invernale, ma creando anche problematiche di viabilità e rischi di valanghe. Le regioni costiere, invece, possono affrontare parecchia variabilità, con maltempo intermittente, vento forte e mareggiate, conseguenza della maggiore instabilità atmosferica indotta da correnti fredde in ingresso dal nord dell’Europa.

 

Sud Italia e Isole Maggiori

Anche il Sud Italia, insieme a Sicilia e Sardegna, risente delle influenze di La Niña e di fasi negative di NAO e AO, con temperature più basse del normale e condizioni meteorologiche instabili. Qui, le precipitazioni abbondanti, specialmente nelle aree montuose e nelle regioni costiere tirreniche. Le nevicate, pur meno frequenti, possono interessare le zone collinari e montuose. La neve da queste parti è associata a irruzioni fredde  soprattutto di origine balcanico-siberiana, con un mix di aria umida derivante dalla formazione di profonde aree cicloniche.

 

Conseguenze climatiche

Le fluttuazioni climatiche invernali associate a NAO e AO negative, amplificate da La Niña, hanno implicazioni importanti non solo sul meteo, ma anche sull’ecosistema e sulle attività umane. Le ondate di freddo estremo mettono sotto pressione il settore agricolo, causando danni alle colture e riduzioni nella produzione. Allo stesso modo, le piogge intense e le nevicate eccezionali causano notevoli disagi, soprattutto in un territorio come l’Italia caratterizzato da numerose fragilità ed un’elevata densità abitativa.

In ambito urbano, il gelo e la neve influiscono sui trasporti, aumentando il rischio di incidenti e rallentamenti. La domanda di energia cresce notevolmente, con un aumento del consumo di gas e un maggiore utilizzo del riscaldamento domestico. Le regioni alpine e appenniniche, d’altra parte, traggono beneficio dall’accumulo nevoso per il turismo invernale, ma devono affrontare maggiori costi per la manutenzione stradale, per rimuovere la neve che si accumula.

 

Inverno 2024-2025

C’è una marcata propensione da parte degli studiosi nel prevedere una tendenza meteorologica legata alla combinazione di NAO negativa, AO negativa e La Niña. L’inverno europeo e italiano, in questo contesto, potrebbe risultare spesso più variabile rispetto agli ultimi 15 anni, caratterizzandosi come una stagione complessa e ricca di estremi meteorologici. Generalmente, la prima parte della stagione invernale è influenzata dalla mitezza oceanica, mentre, secondo la media climatica, da gennaio questa tende a diminuire, lasciando spazio a probabili influenze provenienti da est e nord-est, regioni dove si registrano temperature estremamente basse.

Negli ultimi dieci anni, la frequente presenza di alte pressioni, unite alle basse pressioni localizzate verso le Isole Britanniche, ha deviato il percorso della corrente a getto verso nord, spingendo le perturbazioni oceaniche verso le regioni a ovest e appena a est degli Urali. Questo ha ostacolato l’espansione verso ovest dell’anticiclone russo-siberiano, responsabile di un maggiore raffreddamento. In Siberia, a est degli Urali, il freddo è stato comunque presente, generalmente senza sostanziali differenze rispetto alla media del decennio precedente.

 

Seppur in un contesto di cambiamento climatico che ha visto un incremento della temperatura globale di terre emerse e oceani, il minor freddo europeo proveniente dalla Siberia è quindi quasi esclusivamente attribuibile al blocco causato dalle perturbazioni oceaniche che si spingono nella regione degli Urali, un’area che ha registrato un incremento eccezionale delle nevicate. Nel frattempo, le regioni dell’Artico russo hanno sperimentato nevicate anche dieci volte superiori alla media climatica di riferimento, a causa del passaggio di perturbazioni che hanno mitigato il clima dell’Artico russo, riducendo anche la formazione della banchisa e favorendo quindi una maggiore umidità, che si è poi trasformata in tempeste di neve.

 

Quest’anno, per ora, e secondo le previsioni del Centro Meteo Europeo fino a 46 giorni, non si osserva la formazione del descritto blocco oceanico sugli Urali. Questo potrebbe favorire incursioni di aria gelida verso la Russia europea e i Balcani. Inoltre, la combinazione di NAO negativa, AO negativa e La Niña in formazione potrebbe avvalorare questa ipotesi. Tuttavia, non è possibile sapere se ci saranno irruzioni di freddo dalla Russia fino all’Italia, anche se quest’anno, più che in passato, i modelli matematici sembrano suggerire questa possibilità entro il mese di dicembre (a tal riguardo, con proiezioni molto mutevoli).

Vi invitiamo a seguire i prossimi approfondimenti meteo e climatici per conoscere insieme l’evoluzione del nostro Inverno 2024-2025.

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