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In Val Padana non si osserva da anni una nevicata polverosa (neve contenente una maggiore quantità d’aria). Tuttavia, varie descrizioni del passato rammentano eventi nevosi che oggi sarebbero considerati straordinari; eppure, alcuni di questi si sono verificati pochi anni fa.

 

È meritevole di approfondimento la neve del febbraio 2012, ma lo faremo più avanti. Ancora più significativo fu il fenomeno di dicembre 2009, avvenuto poco prima di Natale. È la classica domanda che ci si pone: se eventi simili potrebbero ripetersi in futuro. Ebbene, non vi sono motivi, nemmeno il cambiamento climatico, per escludere che tali fenomeni possano accadere nuovamente. Questo potrebbe sembrare incoerente rispetto alle previsioni legate al cambiamento climatico, ma quel fenomeno del 2009, nel contesto degli anni 2000, fu un evento che possiamo definire meteo estremo.

 

Nei giorni precedenti alla grande nevicata si verificò un’intrusione di aria fredda da est, e in Val Padana si formò un cuscinetto d’aria fredda. Si registrarono nevicate, nebbia, e una temperatura che per giorni non superò 0 °C anche nelle aree metropolitane di Milano e Torino. Il freddo era davvero intenso, con valori che nell’area milanese raggiunsero persino -8 °C. Insomma, si potrebbe dire oggi: faceva un freddo cane.

 

Gli inverni degli ultimi anni si sono surriscaldati, soprattutto a causa della presenza per lunghi periodi di un anticiclone europeo che ha impedito lo scorrimento di aria fredda verso sud, e da est verso la Val Padana. Più frequentemente, si sono verificate irruzioni di aria fredda da nord, che, come sappiamo, devono attraversare l’arco alpino prima di raggiungere le regioni settentrionali. Durante questo processo, si riscaldano per effetto del movimento adiabatico, ovvero la compressione dell’aria verso i bassi strati che si surriscalda perdendo umidità. Questo fenomeno è noto in loco come Favonio o fohn.

 

Nel 2009, quindi, si creò una situazione ideale per il freddo: la formazione di un cuscinetto d’aria gelida che tuttavia non durò molti giorni. Attorno al 21 dicembre, infatti, giunse una perturbazione atmosferica da ovest, con un minimo di bassa pressione sul Golfo Ligure.

L’aria calda della perturbazione iniziò a scorrere sopra il cuscinetto di aria fredda, anzi l’aria era gelida. In alcune località cominciò a nevicare con temperature di circa -5 °C, un valore che oggi risulterebbe inverosimile persino nelle notti più fredde. Le cronache narrano di un fenomeno atmosferico intenso, con una nevicata abbondante e neve farinosa dovuta alle temperature sotto lo zero per l’intera durata dell’evento. La neve si accumulò sopra uno strato di ghiaccio preesistente, creato da precedenti nevicate.

 

A conclusione di questo fenomeno si verificò un ulteriore surriscaldamento: la neve si trasformò progressivamente in pioviggine e pioggia, con temperature che nella Val Padana, specialmente nel settore occidentale, rimasero attorno a 0 °C o anche inferiori, causando il gelicidio sopra la neve. Un evento eccezionale di gelicidio colpì le valli liguri e persino la città di Genova, dove la circolazione stradale e pedonale fu messa in seria difficoltà.

 

Si ebbe una situazione di gelicidio su vasta scala successiva alla tempesta di neve del giorno precedente, in molte aree del Nord Italia. Gli aeroporti principali delle regioni settentrionali furono chiusi a causa della nevicata, lasciando migliaia di viaggiatori bloccati. Molti si riversarono verso le stazioni ferroviarie, ma il gelicidio paralizzò gli scambi ferroviari, causando interruzioni di molte ore nella circolazione dei treni.

 

Se ci si riflette, fenomeni meteo di questo tipo, tanto attesi dagli appassionati di freddo e neve abbondante, provocano disagi enormi. Oggi, considerando la lunga assenza di eventi simili, siamo sicuramente meno preparati ad affrontarli. rispetto a quel decennio. In caso si verificassero, giungerebbero improvvisamente e con poco preavviso.

La nevicata che colpì la Val Padana e Milano nel dicembre 2009 fu un evento meteorologico significativo, verificatosi tra il 17 e il 22 dicembre.

 

La domanda: avremo eventi meteo analoghi nel futuro? È complessa da affrontare. Il clima europeo sta attraversando una fase di caos: il freddo siberiano fatica a spingersi verso ovest, mentre quello artico si manifesta solamente all’inizio di dicembre e, sorprendentemente, in primavera negli ultimi anni. Questa assenza di freddo influisce notevolmente sulle condizioni meteorologiche. Inoltre, le precipitazioni risultano scarse e, quando si verificano, il cuscinetto freddo padano non è ottimale per la formazione della neve.

Ci troviamo quindi di fronte a un microclima che, in parte, sembra non risentire di eventi come quelli narrati, a causa degli effetti del cambiamento climatico. Il mutamento del clima altera le correnti atmosferiche su vasta scala, impedendo al freddo di agire come in passato. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che, ad oggi, non possiamo ancora parlare con certezza di un cambiamento climatico globale, bensì di una fluttuazione climatica. Per dichiarare un cambiamento del clima, è necessario osservare variazioni significative per un periodo di almeno 30 anni.

 

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