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Dopo una breve tregua, il meteo italiano torna a confrontarsi con un’altra ondata di calore africano, una di quelle che – ormai dobbiamo ammetterlo – risultano più facili da prevedere rispetto alle instabili e temibili gocce fredde. Ma attenzione: la prevedibilità dell’arrivo non significa che sia meno pericolosa. Anzi, stavolta rischia di essere più intensa della precedente.

 

Quasi una settimana di tregua e poi di nuovo il caldo africano

Lo spettacolo dell’atmosfera, come sempre, si muove su equilibri sottilissimi. La scorsa settimana è stata accompagnata da una rinfrescata attesa, che molti modelli meteorologici avevano annunciato con anticipo, ma con la consueta prudenza richiesta dalla previsione delle gocce fredde, molto più aleatorie rispetto alle masse d’aria sahariane. Le gocce fredde, in effetti, si comportano come vortici instabili, affondano nei nostri mari, si spezzano, si isolano, e possono mutare direzione in poche ore.

In questo GIUGNO 2025, invece, i modelli matematici più affidabili, come l’europeo ECMWF, ci suggeriscono che dalla giornata di SABATO 22 GIUGNO circa, tornerà una poderosa ondata di calore africano, che potrebbe durare oltre sette giorni. Al contrario, il modello statunitense GFS si mostra ancora una volta più incerto, così come lo era stato anche nel caso della recente irruzione fresca.

 

Cosa significa “run” nei modelli matematici?

Qui è importante fare una piccola parentesi didattica. Quando si parla di “run del modello GFS o ECMWF”, ci si riferisce a una singola elaborazione computazionale del modello stesso. In altre parole, ogni run è un output aggiornato, frutto dei dati disponibili a intervalli regolari (spesso ogni 6 o 12 ore), rielaborati da supercomputer meteorologici che processano miliardi di dati da tutto il mondo.

Ogni nuovo run può cambiare leggermente la traiettoria o la portata di un fenomeno meteo, ma le tendenze consolidate si osservano solo analizzando più run consecutivi, verificando la coerenza tra essi. Ed è proprio questo il punto: i run degli ultimi giorni sono convergenti, almeno su ECMWF, sulla possibilità di un’ondata di calore persistente.

 

Caldo estremo e infrastrutture impreparate

Non si tratta solo di caldo “da mare”: parliamo di una nuova soglia termica, che potrebbe superare di 2°C la già intensa ondata precedente. Si stima che nelle città del Nord come MILANO, si potranno toccare valori percepiti oltre i 40°C, con conseguenze tangibili anche sulla rete elettrica.

E qui il problema si fa molto concreto. Blackout ripetuti, anche in centro città, stanno già mettendo in crisi il lavoro quotidiano di molti. Computer fissi che si spengono improvvisamente, router che saltano, climatizzatori fuori uso. E se queste condizioni si verificano in città considerate “moderne” come MILANO, è evidente che l’infrastruttura urbana italiana non è pronta per gestire ondate di calore sempre più frequenti e violente.

 

Uno sguardo alle tendenze future: un refrigerio a fine mese?

Il modello GFS, pur restando incerto sulla durata della prossima ondata di calore, ipotizza una nuova rottura del caldo per gli ultimi giorni di GIUGNO, stavolta accompagnata da temporali violenti. E qui si apre un altro capitolo delicato: l’aumento dell’energia termica in gioco, prodotto dalle ondate africane, alimenta contrasti fortissimi che possono sfociare in fenomeni estremi.

Temporali estivi violenti, con grandinate e raffiche di vento improvvise, stanno diventando la norma. Approfondiremo questo aspetto nei prossimi aggiornamenti meteo, perché comprendere perché i danni da temporale siano sempre più diffusi è ormai una priorità di ricerca per chi si occupa di meteorologia.

 

Riflessione sul clima e sull’informazione

Chi scrive condivide le riflessioni di esperti come Mario Tozzi, autore del libro Perché il clima sta cambiando (consigliatissimo), che evidenzia come la crisi climatica sia un fenomeno già in atto, e che troppo spesso viene minimizzato dai media controllati da interessi economici. È una voce che andrebbe ascoltata di più, come quella della comunità scientifica internazionale – ad esempio il portale NASA Climate – che da anni documenta con rigore questi cambiamenti.

In questo contesto, ogni previsione meteo non può più essere solo un’indicazione per il weekend o la gita fuori porta. È un campanello d’allarme, un segnale di un cambiamento più ampio, che ci obbliga a ripensare a come viviamo, cosa consumiamo, e che tipo di città vogliamo costruire.

Restiamo aggiornati, perché l’estate 2025 potrebbe sorprenderci ancora.

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