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Neve in pianura a Dicembre? Tutto ancora in gioco: i segnali da seguire

Piero Luciani di Piero Luciani
05 Dic 2025 - 12:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Osservando i modelli numerici tradizionali, quelli che arrivano a circa due settimane di previsione, emerge un elemento curioso. Le simulazioni, rispetto a pochi giorni fa, hanno modificato in modo evidente lo scenario: inizialmente indicavano una sequenza di perturbazioni dirette verso l’Italia, ma questa ipotesi è andata progressivamente attenuandosi. Alcuni sistemi frontali raggiungeranno comunque il Paese, anche se in modo irregolare e senza fenomeni particolarmente diffusi. Nonostante l’influenza diretta del Jet Stream atlantico, il passaggio è ostacolato da un’alta pressione, non robusta ma abbastanza presente da limitare gli episodi perturbati più ampi. Una configurazione un po’ sfuggente che, nelle proiezioni a due settimane, non mostra precipitazioni significative su vasta scala.

 

L’episodio che ha colpito ieri, 4 Dicembre, la Puglia, e che ha replicato quanto è avvenuto il 1° Dicembre tra Liguria di Levante e Alta Toscana, è un esempio chiaro della complessità attuale: molte stazioni hanno registrato oltre 70 millimetri di pioggia. Un dato che richiama la relazione ben nota tra Riscaldamento Globale e intensificazione delle precipitazioni. Un’atmosfera più calda trattiene più umidità e, quando scarica, può farlo in modo più efficiente. La stessa dinamica vale per la neve: dove le temperature si collocano intorno allo zero, l’aumento dell’umidità comporta nevicate più abbondanti. Non è un segnale di un’ipotetica era glaciale, ma un effetto fisico coerente con un clima più caldo.

 

Modelli cauti, vortice polare irregolare

Attualmente, i modelli matematici indicano due settimane con precipitazioni scarse, temperature sopra la media e assenza di ondate di gelo significative sull’Europa. Parallelamente però esistono segnali tropicali che potrebbero influenzare il quadro sinottico europeo. A questo si aggiunge un Vortice Polare debole, che tende a generare scambi meridiani più ampi: aria calda che risale verso nord, aria fredda che scende verso sud. Una dinamica già visibile con il freddo intenso sul Nord America.

È proprio oltre la soglia dei cinque giorni che i modelli tradizionali – GFS ed ECMWF – faticano a seguire queste oscillazioni, creando scenari “sfumati”, destinati a cambiare con facilità. Ed è probabile che cambieranno ancora. Già a fine Novembre, l’irruzione fredda europea era stata mal inquadrata dai modelli: non completamente ignorata, ma certamente sottostimata.

 

Uno sguardo alla seconda parte di Dicembre

Senza pretese di certezze, una nuova irruzione fredda potrebbe verificarsi dopo la metà di Dicembre, forse dopo il 20. Se il flusso gelido riuscisse a scendere dalla Scandinavia, potremmo assistere a un episodio freddo più organizzato, con possibili nevicate anche in pianura. Vari indici climatici, quest’anno, risultano più favorevoli rispetto ad altri inverni: ciò non garantisce nulla, ma apre una finestra di possibilità.

Un ulteriore elemento da monitorare è il riscaldamento stratosferico in atto nell’Emisfero Settentrionale. Non sembra configurarsi un evento major, quindi non parliamo di un’inversione netta dei venti del Vortice Polare. Tuttavia, la natura ondulatoria del processo, unita alla presenza della La Niña, crea un ambiente atmosferico potenzialmente predisposto a discese fredde più marcate, che in alcuni casi possono addirittura generare neve farinosa fino alle quote più basse. Le zone più fredde della Scandinavia, già ora prossime a -30°C, potrebbero diventare serbatoi importanti con il progredire della stagione.

 

Le proiezioni a lungo termine

Siamo in una fase interlocutoria. I modelli che si spingono fino a 46 giorni, in particolare le elaborazioni a lungo termine del Centro Meteo Europeo (ECMWF), evidenziano per Gennaio temperature sotto la media sulla Russia Europea e sull’Europa centro-orientale. Una configurazione simile favorirebbe un’espansione del freddo euro-siberiano verso ovest e, potenzialmente, verso il Mediterraneo.

Il messaggio chiave, in questo momento, è la necessità di interpretare la previsione come un quadro in evoluzione. Le dinamiche atmosferiche coinvolte sono numerose e interagiscono su scale diverse. Nessuno, né in Europa né in Nord America, può offrire certezze oltre un certo orizzonte temporale. Negli Stati Uniti, dove la meteorologia è comunicata con grande immediatezza e anche con toni accesi tra colleghi, l’incertezza viene riconosciuta come parte integrante della disciplina. Da noi, spesso, il dibattito è meno sereno, ma la meteorologia resta un campo dove la variabilità fa parte del metodo stesso.

È una fase che richiede attenzione e realismo: si può parlare di possibilità, non di sentenze. E il fatto che queste possibilità vengano discusse apertamente non dovrebbe mai essere motivo di critica.

 

Credit scientifici
Basato su proiezioni dei modelli a lungo termine: ECMWF Seasonal Forecasts, NOAA CPC Long-range Outlooks, Copernicus Climate Data Store, Met Office Long-range Forecasts (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: dicembre freddoirruzioni freddemodelli lungo termineneve pianurariscaldamento stratosfericoscenari europavortice polare
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Piero Luciani

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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