(TEMPOITALIA.IT) Un inverno dinamico ma senza fiocchi in pianura
La Pianura Padana, una regione geografica molto vasta caratterizzata da un microclima unico e specifico, ha registrato negli ultimi tempi un drastico calo delle giornate con precipitazioni nevose. Attualmente ci troviamo nel periodo centrale della stagione invernale, un arco temporale che ha finora offerto diverse notti di gelo, temperature diurne rigide e una scarsa presenza di nebbie. Si tratta, a conti fatti, di un inverno decisamente movimentato.
In questo mese di gennaio l’Europa centrale e orientale ha sperimentato, a tratti, valori termici molto bassi, la Germania ha dovuto fare i conti con temperature scese anche sotto i -10°C, per non parlare del freddo estremo che ha interessato il nord della Scandinavia, con temperature che sono scese a -40°C. Masse d’aria gelida si muovono con frequenza proprio dal territorio della Scandinavia verso i settori centro-orientali del continente europeo, sfiorando solo in minima parte l’Italia. Nonostante ciò, alcuni flussi d’aria fredda sono riusciti a raggiungerci. Recentemente, ad esempio, una profonda depressione, alimentata da venti impetuosi, ha causato nubifragi intensi sulla Sardegna orientale, sulla Sicilia orientale e sulla Calabria orientale.
L’assenza del cuscinetto freddo in Pianura Padana
Nel frattempo, l’aria fredda proveniente da est è penetrata nella Pianura Padana. Ci troviamo ora in attesa del passaggio di una prima perturbazione, tuttavia, diversamente dal passato, quando le correnti da est agevolavano la creazione del tipico cuscinetto d’aria fredda grazie alle inversioni termiche, stavolta non vi è stato il tempo necessario per un suo consolidamento.
Con l’arrivo imminente del sistema perturbato sono previste piogge consistenti, ma la neve diffusa in Pianura Padana sarà un evento difficile da osservare. Potrebbe verificarsi la caduta di qualche fiocco misto a pioggia, ma con temperature stabilmente sopra lo zero, l’accumulo al suolo resterà un desiderio difficile da realizzarsi. Solo in zone circoscritte, dove l’intensità dei fenomeni sarà maggiore, la pioggia potrà mutare in neve. Questo accade con maggiore frequenza nel settore più occidentale, segnatamente nelle aree pianeggianti del Piemonte, verso la Liguria e in particolare nel Cuneese nell’Astigiano e nell’Alessandrino.
La situazione sui rilievi e nelle zone alpine
Questi territori hanno già beneficiato di diverse nevicate durante l’attuale inverno, talvolta anche molto abbondanti. Accumuli rilevanti hanno interessato le Alpi occidentali del Piemonte. Presso Prato Nevoso, ad esempio, lo spessore del manto nevoso al suolo risulta ancora molto importante, superando i 2 metri di altezza, neve che, pur essendo caduta con temperature non bassissime e risultando quindi pesante, è riuscita a resistere e a compattarsi nel tempo.
Tornando alla situazione della Pianura Padana, il cuscinetto d’aria fredda non si è concretizzato. Questa è l’evidenza che emerge dalle osservazioni attuali. Le proiezioni dei modelli matematici sono chiare, sarebbe stato indispensabile un afflusso d’aria gelida più duraturo, accompagnato da almeno un’altra giornata caratterizzata da inversioni termiche. Le nebbie, che stavano iniziando a formarsi, sono state spazzate via dall’aumento della copertura nuvolosa, chiaro segnale del mutamento nella circolazione atmosferica che precede l’arrivo di una perturbazione.
Pioggia e neve a quote collinari
Le prime precipitazioni stanno già interessando la Liguria, il Piemonte la Lombardia e l’Emilia. Sui rilievi montuosi inizia a nevicare, mentre in alcune zone si registra il fenomeno della pioggia che gela, in altre la neve cade ma solo a quote di bassa montagna. I fenomeni nevosi si limiteranno alle zone poste sopra i 300 metri sul livello del mare, evitando le pianure. Il motivo risiede sempre nella mancata formazione del serbatoio freddo nei bassi strati.
Il cambiamento climatico gioca certamente un ruolo fondamentale, ma anche in questa circostanza, quella che appariva come un’opportunità favorevole si è trasformata in una delusione per la Val Padana. Al contrario, nevicherà abbondantemente sulle Alpi e sull’Appennino settentrionale. Di questo bisogna essere soddisfatti, poiché al di sotto della linea dei ghiacciai la neve scarseggiava o non era affatto presente. I mesi di dicembre e gennaio sono stati avari di precipitazioni, e senza umidità, anche in presenza di freddo siberiano o di un cuscinetto gelido, la neve non può manifestarsi.
Prospettive per le olimpiadi e il futuro del clima
All’inizio di gennaio, in Pianura Padana, si è verificata una nevicata chimica da nebbia con fiocchi in Emilia-Romagna. Questo dimostra che il freddo è presente e le potenzialità per eventi nevosi rimangono intatte. Tuttavia, non è mutato solo il clima, ma soprattutto la sinottica atmosferica, le configurazioni che portano pioggia e neve al Nord Italia sono diventate sempre più rare durante la stagione invernale.
A breve assisteremo al transito rapido di diverse perturbazioni che garantiranno l’innevamento per le sedi delle Olimpiadi, dove la neve arriverà in modo copioso. Questo permetterà all’Italia di mostrarsi ancora come una nazione nevosa, nonostante le criticità climatiche. Si tratterà però di una nevicata arrivata proprio all’ultimo momento, a ridosso dell’evento sportivo. Nel frattempo, gli appassionati di sci hanno dovuto utilizzare la neve artificiale, specialmente in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, mentre la situazione è risultata differente in Piemonte e Valle d’Aosta.
Per le nevicate copiose nelle città di pianura come Milano, Torino, Bologna o Verona, che fino a pochi decenni fa vedevano neve con ingente accumulo quasi tutti gli anni e in certi anni in più riprese, bisognerà attendere ancora.
Credit:










