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Cattivello Febbraio ha in serbo neve diffusa in mezza Italia tra pochi giorni

Meteo febbraio: l'inganno della primavera e il ritorno del gelo

Federico De Michelis di Federico De Michelis
07 Feb 2026 - 16:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) In questi giorni, diciamolo pure, si fa un gran parlare di segnali. C’è chi scruta il cielo e chi annusa l’aria alla ricerca di quel profumo inconfondibile che preannuncia la bella stagione, ma francamente, per quanto mi sia sforzato di cercare conferme, le carte in tavola raccontano tutta un’altra storia. Sarebbe bello, certo. Farebbe piacere a tutti noi archiviare cappotti e sciarpe, specialmente perché, volendo essere precisi, con i primi giorni di marzo entreremmo nella cosiddetta primavera meteorologica. Ben sappiamo però che marzo è un mese “ponte”, un collegamento spesso traditore tra l’inverno crudo e la rinascita della natura.

 

Osservando meglio le mappe, però, quelle proiezioni che si spingono nel lungo termine e che spesso ci azzeccano più di quanto vorremmo ammettere, questo processo di addolcimento non si vede affatto. O meglio, non c’è traccia di una stabilità duratura, a meno che non vogliamo chiamare primavera quella timida espansione dell’alta pressione verso la Penisola Iberica o quelle brevi rimonte anticicloniche sul Nord Africa che porteranno sì un aumento delle temperature, ma solo effimero.

 

Se guardiamo lo scenario in Europa, le cartine che rappresentano le masse d’aria sono impietose. Prevale un colore, il blu. Un blu sempre più intenso che sfuma nel violetto man mano che ci addentriamo nel meteo a lungo termine. Questa caratteristica cromatica non è un dettaglio da poco, anzi, sembra intensificarsi nuovamente, suggerendo che si stia per realizzare un nuovo ciclo atmosferico. Stiamo parlando di una situazione in cui il Vortice Polare torna a espandersi con vigore nella troposfera. Attenzione, qui non stiamo parlando di Stratwarming o manovre complesse ai piani altissimi dell’atmosfera, ma di aria fredda concreta, tangibile, che viene spinta verso sud e che andrà a miscelarsi con le correnti oceaniche.

 

Queste correnti, peraltro, sono molto attive. Non puntano dirette verso la Spagna come abbiamo visto in passato, ma seguono un percorso più nord-occidentale. È un meccanismo insidioso, perché tende a favorire un’instabilità atmosferica diffusa e frequente anche in Italia. Insomma, preparatevi a vedere il passaggio di perturbazioni a ripetizione.

 

Su alcune regioni, va detto, questi fronti perturbati potrebbero trovare degli ostacoli. Penso alle regioni del Nord Italia, protette da quell’imponente barriera naturale che è l’arco alpino. Durante la stagione invernale le Alpi fanno spesso da scudo, bloccando il grosso delle precipitazioni sui versanti esteri, eppure qualcosa potrebbe sfuggire. Il processo di formazione delle basse pressioni sembra essere talmente attivo, talmente frenetico, che sostanzialmente transiterà una perturbazione al giorno sul continente europeo. Forse anche di più, se guardiamo il quadro d’insieme che va dal centro-sud della Scandinavia fino al Mediterraneo centrale.

 

Non stiamo qui ad analizzare cosa succederà nel Nord Africa, magari in Libia, dove pure le basse pressioni picchieranno duro, ma concentriamoci su un aspetto non trascurabile: l’espandersi del freddo russo. Siamo a febbraio, ricordiamocelo. Febbraio è un mese aggressivo, forse il più crudele dell’inverno. È il periodo in cui aumentano sensibilmente gli scambi di masse d’aria tra il Polo e le latitudini più basse, incrementando la possibilità di irruzioni gelide.

 

Allo stesso tempo, però, c’è l’altra faccia della medaglia. Sale verso nord anche l’aria calda. Ma attenzione, non fatevi illusioni: questa aria calda non è primavera, non è la classica ondata di calore che ci fa andare al mare fuori stagione. È pura energia. Energia potenziale che va a innescare violenza nelle perturbazioni atmosferiche. Significa che a febbraio potremmo avere a che fare con basse pressioni decisamente più cattive rispetto a quelle, pur intense, che abbiamo visto a gennaio.

 

La cosa fa un po’ paura, inutile negarlo. Abbiamo tutti negli occhi le immagini di quanto avvenuto recentemente tra Portogallo e Spagna, dove le tempeste di vento e le alluvioni hanno causato danni ingentissimi. Il Portogallo, esposto com’è alla furia dell’Oceano Atlantico, ha pagato il prezzo più alto, con fiumi straripati e notizie drammatiche che purtroppo parlavano anche di vittime. Ecco, questo surplus di energia è il motore che potrebbe replicare fenomeni estremi anche altrove.

 

Tornando a noi, allo scenario che ci tocca da vicino, c’è una “bolla” di aria gelida sotto osservazione. Dovrebbe scivolare verso l’Europa orientale intorno a metà mese e potrebbe, il condizionale è d’obbligo ma i segnali ci sono, essere catturata da una bassa pressione in transito proprio sul Mediterraneo.

 

A differenza delle altre volte, il transito delle basse pressioni sarà diverso. Non sarà quel flusso “a nastro trasportatore” proveniente dai Caraibi che portava pioggia costante sulla Penisola Iberica, ma ci potrebbero essere brevi intervalli, delle pause tra una tempesta e l’altra. Sarà proprio questo elemento dinamico a richiamare l’aria fredda verso sud. In coincidenza di questi scambi, si potrebbero verificare precipitazioni nevose a quote molto basse sulla penisola italiana. Non escludiamo nemmeno la Sardegna e, perché no, le quote collinari della Sicilia.

 

Per quanto riguarda il Nord Italia, il discorso si complica, come spesso accade da quelle parti. Ci sarà tanta neve, tantissima, nelle aree alpine di confine, sui crinali. Poca neve invece scendendo verso sud. Poi c’è la sorpresa. I modelli matematici a volte fiutano l’evento inaspettato, il cosiddetto “colpo di coda” in Val Padana. Tutto dipenderà, come sempre in questi casi, dalla posizione esatta del minimo depressionario. Se il Golfo Ligure deciderà di ospitare una bassa pressione, questa funzionerà come una pompa, aspirando aria umida e gettando precipitazioni in piena pianura.

 

Il contesto termico, però, è ballerino. Fino al 12 o 13 febbraio, forse addirittura fino al 14, avremo temperature sensibilmente sopra la media. Stiamo sconfinando nella narrazione di una previsione a lunghissimo termine, lo so, ed è per questo che bisogna andare con i piedi di piombo. Le variabili geografiche sono tante e il margine di errore è ampio.

 

Tuttavia, la sensazione netta è che siamo nella fase finale del vero inverno, quello “canonico”, perché quello che ci aspetta dopo sarà un inverno tardivo. E ci sarà, eccome se ci sarà. Voglio sottolineare questo punto perché l’inverno tardivo è un evento che negli ultimi anni è diventato una costante fastidiosa e dannosa. Ha rovinato le nostre primavere, ha bruciato gemme e frutti, ha messo in ginocchio le colture creando danni economici pesanti. Per non parlare del disagio a noi cittadini: proprio quando siamo pronti a tirare fuori le giacche leggere, ecco che arrivano sfuriate di aria artica che ci costringono a coprirci più che a dicembre.

 

Ma la primavera meteorologica, con le sue insidie tardive, è ancora distante oltre venti giorni. Occupiamoci del presente, di questo pieno inverno che vede l’Europa orientale abbondantemente innevata, con la neve che spinge fin dentro la Germania.

 

Sulle nostre Alpi, la neve continuerà a cadere. È un aspetto importante, anche in vista del periodo turistico e delle competizioni sportive. Le nevicate si concentreranno probabilmente sui settori settentrionali, quelli che prendono in pieno il flusso oceanico che va a sbattere contro la barriera montuosa. La regina della neve sarà quasi certamente la Valle d’Aosta, insieme ai confini del Piemonte con la Francia. Sono zone esposte, che incamerano tutto ciò che arriva da ovest. Anche le Alpi carniche in Friuli e la vicina Slovenia vedranno precipitazioni nevose piuttosto abbondanti.

 

E la pianura? L’evento nevoso padano, quello classico, da cartolina, è diventato una rarità. È saltato più volte quest’anno, diciamocelo, quasi esclusivamente perché mancava la sincronia: le precipitazioni arrivavano quando il “cuscinetto” di aria fredda si era già consumato o era troppo debole. Abbiamo bisogno di quel freddo stagnante nei bassi strati. Se questo cuscinetto non si formerà nemmeno stavolta – e le probabilità sono inferiori rispetto a gennaio – la neve in piena Val Padana non cadrà. O meglio, ci saranno episodi di “nevischio”, rovesci coreografici, fenomeni di breve durata.

 

Sono più propenso a credere a rovesci di neve improvvisi, quasi delle bufere localizzate, fenomeni poco prevedibili se non a ridosso dell’evento, piuttosto che alla classica nevicata diffusa e silenziosa. Al Centro e al Sud Italia, invece, preparatevi a molta acqua. Precipitazioni a carattere di rovescio, temporali, fenomeni che localmente potrebbero scaricare quantitativi di pioggia importanti.

 

C’è poi il vento. Con queste basse pressioni che si susseguono rapide, intervallate da rimonte anticicloniche “flash”, i gradienti di pressione saranno notevoli. Avremo molto vento.

 

Ho cercato di riassumere il meteo dei prossimi quindici giorni e, come avrete notato, non vi ho parlato di primavera. Perché quella, semplicemente, non c’è. Occhio soprattutto a voi che vivete nel Nord Italia o in Pianura Padana: temporaneamente potreste avere l’illusione che si apra una porta verso la stagione dolce, vedendo i termometri schizzare verso l’alto. Non fatevi ingannare. Spesso quel fenomeno è causato dal vento di caduta dalle Alpi, il favonio.

 

Per chi non lo sapesse, in poche parole, le Alpi costringono l’aria umida a salire e scaricare pioggia o neve sui versanti esteri; poi quest’aria scollina, si secca e scende verso la pianura riscaldandosi per compressione. In Pianura Padana magari non sentite nemmeno il vento, ma la temperatura cresce sensibilmente rispetto al versante opposto. Si chiama condizione adiabatica, o effetto Foehn. È un “caldo finto” che inibisce le precipitazioni e lascia il tempo che trova, lasciando poi spazio a situazioni decisamente invernali non appena il vento cessa.

 

In conclusione, non c’è nessuna primavera precoce all’orizzonte. Magari ne riparleremo in qualche prossimo articolo, quando vedremo il primo vero segnale, il primo preludio di un cambio stagionale che, prima o poi, busserà alle porte. Ma per ora, tenetevi stretti i cappotti.

 

Fonti  (TEMPOITALIA.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – Climate Prediction Center
  • WMO – World Meteorological Organization
  • Met Office – Global Weather Hazards
  • NASA – Earth Observatory Global Maps
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Tags: aria freddabassa pressioneinverno tardivometeo febbraioneve alpiperturbazione atlanticavortice polare
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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