(TEMPOITALIA.IT) L’attuale mitezza atmosferica suggerisce un termine precoce della stagione, ma l’analisi dei dati smentisce questa percezione. Guardando fuori dalla finestra in questi giorni, con il sole che inizia a riscaldare le facciate dei palazzi e le temperature che, specialmente nel Centro Italia e nel Sud Italia, ricordano la primavera, si potrebbe pensare di riporre gli abiti pesanti. Al contrario, è necessario non farsi condizionare dalle apparenze o da una breve tregua, perché le proiezioni meteorologiche prodotte dal centro di calcolo europeo ECMWF mostrano uno scenario rilevante. Si tratta di un ritorno alla normalità climatica, quella che caratterizzava il passato prima che i cambiamenti globali alterassero i ritmi stagionali. L’inverno non intende affatto ritirarsi, anzi, sembra stia raccogliendo le forze per un ritorno che potrebbe estendersi oltre le previsioni, coinvolgendo anche il mese di Marzo, periodo che solitamente evoca le prime fioriture piuttosto che la caduta dei fiocchi.
Analizzando il contesto presente e quello atteso per la prima parte di Febbraio, si osserva un’Italia quasi divisa in due, con una persistente tendenza a valori termici superiori alla norma che potrebbe confondere i meno esperti. Le mappe relative alle anomalie di temperatura evidenziano, per i primi giorni, tonalità calde. Tuttavia, questo tepore rappresenta un fenomeno temporaneo. Il momento decisivo, il punto di svolta che modificherà l’intero assetto barico in Europa, si verificherà poco dopo la metà del mese. In quel frangente, i modelli matematici prevedono una mutazione radicale. Le correnti che finora sono giunte dai quadranti occidentali o meridionali, miti e umide, lasceranno il posto a masse d’aria con una genesi differente. Si nota, osservando le variazioni termiche settimanali, una progressiva avanzata di anomalie negative che dal Nord Est Europa inizieranno a scivolare verso il bacino del Mediterraneo.
Le correnti cambiano rotta verso il Mediterraneo
Non si tratterà di un passaggio rapido, di quelli che si esauriscono in 24 ore. La struttura atmosferica che si sta delineando indica una certa stabilità nel tempo. L’alta pressione, che spesso ha protetto il territorio o favorito l’accumulo di inquinanti nelle grandi città, sembra intenzionata a spostarsi verso latitudini più settentrionali. Questo movimento lascerà il settore orientale dell’Europa e l’Italia scoperti, facilitando l’ingresso di correnti di rientro. Queste ultime saranno fredde, pungenti e tipicamente invernali.
Il tema delle piogge e delle nevicate resta centrale per la gestione del suolo. Le mappe delle anomalie pluviometriche sono chiare. Nella prima fase, che stiamo attraversando, l’Oceano Atlantico manterrà un libero accesso, inviando una serie di perturbazioni cariche di vapore. Si evidenzia un eccesso di precipitazioni concentrato in particolare sui versanti tirrenici, sulla Sardegna, sulla Sicilia e su buona parte del Nord Italia. Tali piogge risultano preziose per le riserve idriche, ma portano con sé il rischio di fenomeni violenti, poiché i mari sono ancora relativamente caldi e forniscono energia termica al sistema.
Precipitazioni e il rebus della neve in pianura
Con il passare dei giorni e il mutamento della circolazione menzionato, lo scenario cambierà. Quando l’aria fredda continentale prenderà il sopravvento, le precipitazioni tenderanno statisticamente a ridursi o a localizzarsi con maggiore precisione. Le proiezioni a lungo termine, focalizzate sulla fine di Febbraio e l’inizio di Marzo, mostrano segnali più neutri o leggermente inferiori alla media per quanto concerne i volumi di pioggia. È importante non travisare questo dato, meno pioggia non equivale a cieli sereni ovunque. Significa che i grandi fronti organizzati dall’Oceano Atlantico faticheranno a penetrare, ostacolati dal muro di alta pressione a nord, mentre l’instabilità locale diventerà protagonista. Grazie all’aria gelida che avrà fatto scendere le temperature, ogni minima precipitazione potrà trasformarsi in neve a quote estremamente basse.
Il ruolo chiave del vortice polare
La ragione di questa evoluzione, proprio mentre le giornate si allungano, risiede nella stratosfera. Il Vortice Polare, quella vasta circolazione di aria gelida sopra il Polo Nord, sta attraversando una fase di forte stress. Senza ricorrere a descrizioni troppo tecniche, si può affermare che stia rallentando e potrebbe subire una rottura o una delocalizzazione. Quando il vortice è compatto, il gelo rimane confinato nelle regioni polari. Al contrario, quando rallenta, come indicano le visioni di ECMWF, porzioni di aria gelida tendono a scendere verso sud. Questa dinamica agevola gli scambi meridiani, con l’aria calda che sale verso le zone artiche e l’aria fredda che scende verso le nostre latitudini.
Tale configurazione suggerisce che Marzo potrebbe assumere i connotati tipici di Gennaio. Un inverno prolungato, esteso ben oltre le aspettative se confrontato con il clima anonimo degli ultimi tempi. Non si tratta necessariamente di un evento storico come quello del 2018, ma di un ritorno a una dinamicità atmosferica tradizionale.
Dove e quando cadrà la neve
Con il forte calo termico atteso tra la fine di Febbraio e l’inizio di Marzo, il limite delle nevicate è destinato a crollare. Sui rilievi, sia sulle Alpi che lungo la catena dell’Appennino, la neve tornerà a cadere in modo abbondante, consolidando un manto nevoso essenziale per le riserve d’acqua. La notizia più rilevante riguarda però le zone pianeggianti. L’interazione tra l’aria fredda che affluisce nei bassi strati e l’instabilità in quota creerà le premesse per nevicate anche in pianura. In Valle Padana, specificamente, potrebbe stabilizzarsi il cuscino freddo, uno strato di aria gelida che resta bloccato in prossimità del suolo. Se sopra questo strato dovesse transitare aria più umida, la neve potrebbe imbiancare città che da tempo non vedono accumuli significativi.
Anche il Centro Italia e le zone interne del Sud Italia potrebbero essere coinvolti, sebbene in queste aree molto dipenderà dalla traiettoria precisa dei centri di bassa pressione. Se il freddo dovesse fare il suo ingresso dalla porta della bora o del rodano, le nevicate a bassa quota diventerebbero molto probabili. Osservando le mappe estese fino a metà Marzo, colpisce la durata delle anomalie termiche negative su gran parte dell’Europa centrale e dell’area mediterranea. Si tratta di un segnale evidente, la primavera dovrà attendere e sarà necessario utilizzare ancora per molto tempo capi pesanti.
Un marzo travestito d’inverno
Questo sviluppo appare insolito considerando l’inizio dell’anno, ma conferma quanto l’atmosfera sia un sistema imprevedibile. L’inverno 2026, nella sua fase conclusiva, sembra voler recuperare il tempo perduto. Il modello europeo ECMWF, solitamente affidabile nelle proiezioni a lungo raggio, insiste su questa linea da diversi giorni. Non si tratta di un’ipotesi isolata, ma di una tendenza che trova conferme quotidiane. Le precipitazioni diventeranno più fredde e incisive nella percezione collettiva. In breve, occorre prepararsi a forti variazioni meteorologiche. Si passerà da momenti di relativo tepore a bruschi rientri nel pieno inverno, con venti gelidi e neve.
Credit:
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts










