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L’Anticiclone di fine Inverno

Con l’avvicinarsi dell’ultima decade di Febbraio, le dinamiche atmosferiche sembrano suggerire una pausa nel lungo corridoio di perturbazioni che ha flagellato l’Italia. La possibile rimonta di un Anticiclone Subtropicale o Oceanico in questo periodo dell’anno assume connotati molto diversi rispetto a quanto accadrebbe in pieno Inverno o nel tardo Autunno. La ragione principale risiede nel cambiamento dell’angolo di incidenza dei raggi solari, la radiazione solare, infatti, a fine febbraio possiede una forza nettamente superiore rispetto a quella di dicembre. Mentre nel cuore della stagione fredda il sole è troppo basso per riscaldare efficacemente il suolo, che tende a disperdere più energia di quanta ne riceva, ora la sua energia è sufficiente per spezzare lo strato di aria fredda e umida intrappolato nei bassi strati, permettendo al cielo di aprirsi.

 

Pianura Padana: meno nebbia e più sole

In pieno Inverno, la stabilità atmosferica è spesso sinonimo di cieli plumbei e visibilità ridotta nelle aree di pianura. In Pianura Padana e nelle grandi Valli del Centro, come la Valle del Tevere o l’Arno, l’inversione termica agisce come un coperchio che schiaccia l’umidità e gli inquinanti al suolo, creando nebbie che possono resistere per intere settimane. Tuttavia, tra la fine di Febbraio e l’inizio di Marzo, questo meccanismo si inceppa. Il riscaldamento della terraferma durante le ore centrali del giorno favorisce il rimescolamento dell’aria, dissipando rapidamente le foschie e le nebbie notturne. L’anticiclone di fine inverno, dunque, non produce più quel senso di oppressione grigia tipico di Gennaio, ma regala giornate più luminose.

Il contrasto tra il calore diurno e il gelo notturno nelle aree interne

Un altro effetto distintivo di questa fase è l’accentuazione dell’escursione termica giornaliera. Senza la copertura nuvolosa o nebbiosa che funge da coperta termica, il calore accumulato dal suolo durante il giorno si disperde rapidamente nello spazio non appena il sole tramonta. Nelle zone interne dell’Abruzzo, dell’Umbria e della Toscana, così come nelle campagne del Nord, si passerà allora da un tepore quasi aprileggiante nelle ore pomeridiane a temperature vicine allo zero o addirittura negative durante la notte. Questo fenomeno, pur essendo un segnale inequivocabile della Primavera che avanza, rappresenta un rischio per la natura che inizia a risvegliarsi, poiché l’aria mite subtropicale spinge le piante a una fioritura precoce che potrebbe essere poi colpita da eventuali gelate notturne.

 

L’anticiclone oceanico e la pulizia dell’aria nelle valli

A differenza delle alte pressioni invernali che ristagnano portando a un accumulo di smog, l’Alta Pressione tra fine Inverno e inizio Primavera è spesso accompagnata da una circolazione d’aria più dinamica. Le correnti in quota, ancora attive, e il riscaldamento del suolo impediscono la formazione di cappe soffocanti. Nelle Alpi e negli Appennini, la stabilità garantisce un clima già idoneo per le attività all’aperto, con un sole che inizia a scaldare e un’aria limpida che permetterà di scorgere l’orizzonte per decine di chilometri. Se alcune proiezioni dei modelli verranno confermate, l’Italia potrebbe prepararsi a vivere una fase di transizione dove il volto dell’anticiclone non sarà più quello cupo e nebbioso del passato recente, ma quello più luminoso di una stagione che scalpita per iniziare.

 

Credit:

NCEI – National Centers for Environmental Information

ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts

WMO – World Meteorological Organization

Met Office – United Kingdom National Weather Service

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