
Le dinamiche dell’alta atmosfera
(TEMPOITALIA.IT) In questo periodo si dibatte molto riguardo a una dinamica atmosferica che si manifesta a circa trenta chilometri sopra la superficie terrestre, un processo che sta avvenendo proprio ora. Parliamo dello Split del Vortice Polare, un evento di cui si è discusso spesso durante i mesi invernali, ma che risulta piuttosto insolito osservare nei primi giorni di Marzo. Bisogna sottolineare che sia il periodo in cui si verifica, sia le possibili ripercussioni, potrebbero influenzare in modo determinante il clima della Penisola, nonostante la stagione fredda possa ormai considerarsi conclusa sotto il profilo del calendario. Al momento stiamo assistendo a un progressivo aumento delle ore di luce e, in prossimità del 21 Marzo, il sole resterà sopra l’orizzonte per esattamente dodici ore. La radiazione solare sta crescendo costantemente, spingendo il clima non solo verso la primavera, ma verso la fase estiva, poiché da aprile la luce supererà il buio. Questa naturale tendenza porta alla scomparsa delle tipiche configurazioni invernali, eppure rimane ancora una finestra temporale in cui possono scatenarsi situazioni atmosferiche estreme, segnate soprattutto da freddo e maltempo improvviso.
La scissione del vortice stratosferico
Il fenomeno dello Split del Vortice Polare consiste essenzialmente nella sua divisione fisica. Si fa riferimento a una struttura situata nella Stratosfera, quella porzione di atmosfera ad alta quota dove l’aria è estremamente rarefatta, posta a circa 30 km sopra il livello del mare. A quelle altezze non si formano le perturbazioni classiche che portano pioggia o neve, ma si registrano temperature rigidissime, interrotte talvolta da riscaldamenti repentini e violentissimi che mettono in crisi la stabilità della circolazione. Quando avviene questa scissione, gli effetti possono trasferirsi verso il basso, colpendo la Troposfera. Attualmente, i principali modelli matematici non mostrano ancora un’influenza diretta, ma ciò non esclude che possa accadere, spesso il condizionamento avviene in modo improvviso e viene rilevato dai sistemi di calcolo solo con pochissimi giorni di anticipo.
Anticiclone africano e anomalie termiche
In questa fase iniziale, il dominio spetta all’Anticiclone Africano, il quale tuttavia inizierà a indebolirsi con il passare del tempo. Esiste la concreta possibilità che si sviluppi una forte instabilità, dovuta al fatto che le temperature sono aumentate in modo eccessivamente precoce quest’anno. In passato, situazioni simili hanno favorito la nascita di temporali improvvisi anche sotto regimi di alta pressione. Ci troviamo proprio nel cuore di una struttura anticiclonica che genera valori termici sopra la media, destinati a rimanere elevati per tutta la Settimana, nonostante non vi siano richiami diretti di masse d’aria calda dal Nord Africa. Questa configurazione tende a comprimere l’aria nei bassi strati, un meccanismo che durante l’Estate alimenta le ondate di calore più feroci.
Il rischio di un colpo di coda invernale
Le simulazioni dell’Europa e degli Stati Uniti ipotizzano al momento una discesa di aria fredda verso la Turchia, ma se lo split dovesse incidere sulla parte bassa dell’atmosfera, il quadro cambierebbe radicalmente. Le correnti si disporrebbero da est verso ovest, mettendo in movimento il gelo siberiano verso la Penisola. Anche se l’aria tenderebbe a riscaldarsi attraversando territori non innevati, provocherebbe comunque un crollo termico verticale, ideale per il ritorno della neve. Fenomeni nevosi tardivi hanno colpito l’Italia perfino in aprile, come accadde nel 2003, quando il freddo raggiunse il versante adriatico, le regioni centrali, la Sardegna, la Sicilia e il Settentrione. Quell’anno fu emblematico, poiché dopo un aprile invernale seguì una delle stagioni estive più torride di sempre, segnando la fine delle estati dominate dall’anticiclone delle Azzorre, dove i 30°C erano considerati un picco raro e non la norma.
Amplificazione artica e scenari meteo estremi
Il mutamento climatico odierno è legato a doppio filo all’Amplificazione Artica, un fenomeno che esaspera gli estremi meteorologici. Questo processo favorisce sia la persistenza di alte pressioni africane responsabili di siccità e calore anomalo, sia la genesi di alluvioni o ondate di freddo tardivo. Un esempio lampante si osserva sulla Penisola Iberica, interessata da una configurazione di Dana, mentre sulle Isole Canarie si registrano eventi fuori dal comune. Sul vulcano Teide, la neve è caduta sotto i 2000 m, accompagnata da venti con raffiche superiori ai 100 km/h. Anche nell’Oceano Atlantico, l’isola di Madeira ha visto fiocchi bianchi fino a 1300 m, una quota che attualmente l’Appennino italiano fatica a mantenere. Pure sulle Azzorre si è vista la neve a quote collinari. Queste anomalie dimostrano che il meteo estremo può manifestarsi in qualsiasi momento, portando ondate di calore fino a 15°C sopra la media o, al contrario, bruschi ritorni del freddo russo in pieno Marzo.
Credit e fonti autorevoli: (TEMPOITALIA.IT)









