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L’eredità di un inverno piovoso

Veniamo da un Inverno che, sotto il profilo delle precipitazioni, non si è certamente sottratto al proprio compito stagionale. Si tratta di condizioni meteo climatiche che, come è noto, non si osservavano da moltissimo tempo, al punto che in alcune zone dell’Italia non pioveva con tale intensità da oltre mezzo secolo, un dato che ha permesso di colmare finalmente i bacini di raccolta. Proprio per questo motivo, dopo settimane caratterizzate dal maltempo, con oltre un mese di perturbazioni e dinamiche cicloniche piuttosto marcate, l’auspicio collettivo era rivolto al ritorno dell’alta pressione. Questa figura barica è finalmente ricomparsa e si trova attualmente in una posizione dominante, sebbene sia costretta a difendersi dai tentativi di intrusione delle depressioni che premono poco a ovest delle Isole Maggiori, ovvero la Sardegna e la Sicilia.

 

L’instabilità diurna

A causa di questa parziale fragilità dell’anticiclone, stiamo registrando un’evidente accelerazione dell’instabilità diurna, un fenomeno tipico dell’inizio della Primavera e di giornate che diventano progressivamente più miti. Si assiste alla formazione di temporali che si manifestano prevalentemente nelle zone interne, a ridosso dei rilievi, ma che talvolta riescono a spingersi anche verso le zone di pianura e le aree costiere situate in prossimità dei contrafforti marittimi. Tuttavia, in questa sede, il discorso riguarda una dinamica differente, un quadro evolutivo che non appare affatto rassicurante. Osservando attentamente i modelli matematici, emergono infatti ipotesi bariche poco gradevoli che, se confermate, potrebbero esporre pesantemente il nostro territorio al ritorno di piogge insistenti.

 

Il timore per la formazione dei cicloni mediterranei

Non parliamo di semplici precipitazioni, bensì di piogge torrenziali. Qualora dovessero realmente svilupparsi strutture cicloniche afro-mediterranee, simili a quelle proposte da alcuni centri di calcolo internazionali, si farebbe presto a classificarle come veri e propri Cicloni Mediterranei. La memoria riporta a quanto accaduto a metà gennaio, ma con una possibile aggravante dettata dall’avanzamento della stagione, ovvero un gradiente termico molto più elevato. Da un lato, infatti, potrebbe verificarsi un’irruzione di aria artica o polare marittima, legata alle oscillazioni del Vortice Polare, mentre dall’altro lato è già presente una massa d’aria assai mite di matrice subtropicale. Questo rappresenta un mix esplosivo, che potrebbe ricevere l’abituale contributo energetico dal bacino del Mar Mediterraneo.

 

Il ruolo di un mare troppo caldo

È fondamentale non dimenticare, infatti, che il Mediterraneo risulta tuttora molto più caldo rispetto alla norma, mantenendo questa anomalia per tutto il corso dell’Inverno. Si parla di 1 o 2 gradi Celsius in più rispetto alle medie stagionali, specialmente sui settori meridionali, dove il calore accumulato durante la scorsa estate non è riuscito a dissiparsi completamente. Tutte queste considerazioni, già formulate nelle scorse settimane, tornano di estrema attualità in questo periodo che potrebbe riservare numerose turbolenze. Risulta quindi necessario prestare grande attenzione a metà mese e, in modo particolare, alla seconda parte di Marzo, poiché il desiderio di una stabilità duratura potrebbe interrompersi in modo brusco a causa di questi violenti scontri tra masse d’aria contrapposte.

 

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