
(TEMPOITALIA.IT) C’è qualcosa di profondamente strano in questa Primavera 2026. Non tanto per le singole anomalie, che ormai si ripetono ogni anno, quanto per la velocità con cui si susseguono scenari diametralmente opposti. Si passa da giornate quasi estive a irruzioni fredde nel giro di quarantotto ore, e Maggio si appresta a portare questo schema alle sue conseguenze più estreme: prima un freddo artico decisamente insolito per il periodo, poi una possibile fiammata calda di straordinaria intensità. Tutto, verosimilmente, nell’arco di pochi giorni.
El Niño, lo split del Vortice Polare e le radici di una Primavera schizofrenica
Per capire cosa sta accadendo occorre guardare più in alto, sia in senso letterale che figurato. Lo split del Vortice Polare, avvenuto nella seconda metà di Marzo, ha lasciato strascichi profondi sulla circolazione emisferica. Quando questa struttura di aria gelida che staziona sopra le latitudini artiche si indebolisce e si divide, le conseguenze si propagano verso il basso, fino alla troposfera, per settimane. Il risultato è quella circolazione nervosa e imprevedibile che ha caratterizzato le ultime settimane: dal freddo ai primi caldi improvvisi, dal sole ai temporali intensi, senza le graduali transizioni che ci si aspetterebbe da una normale stagione di passaggio.
A questo si aggiunge un secondo fattore strutturale, di portata ben più ampia: il passaggio da La Niña a El Niño. La fase fredda del ciclo ENSO nel Pacifico tropicale si sta esaurendo rapidamente, e gli effetti del nuovo assetto termico oceanico, pur destinati a manifestarsi con piena forza durante l’Estate 2026, lasciano già tracce visibili. Il Nord Africa si sta riscaldando con una rapidità che i modelli matematici segnalano con crescente frequenza: ondate di aria rovente sahariana si affacciano con regolarità sulle proiezioni, pronte a lambire le Isole Maggiori e il Sud Italia non appena le condizioni sinottiche lo consentiranno.
Il freddo artico di inizio Maggio
Proprio mentre il weekend del 25 Aprile regala giornate pienamente primaverili o quasi estive, spinte da una propaggine orientale dell’anticiclone sull’Europa occidentale, i modelli internazionali concordano su un cambiamento radicale già dall’inizio di Maggio. L’irruzione artico-continentale attesa sul Ponte del 1° Maggio potrebbe portare anomalie termiche negative particolarmente marcate, con temperature che a 1.500 metri di quota potrebbero scendere sotto lo zero, soprattutto sul Nord Est e lungo la fascia adriatica. Fino a qualche aggiornamento fa i modelli collocavano il coinvolgimento dell’Italia in modo più marginale, limitato alle aree alpine. Il mutato posizionamento delle alte pressioni ha però spostato l’obiettivo principale direttamente sulla Penisola, rendendo lo scenario decisamente più impattante.
Il ribaltone verso il caldo: temperature da record?
Qui l’evoluzione assume caratteristiche davvero insolite. A stretto giro rispetto al freddo, le stesse proiezioni modellistiche lasciano intravedere una possibile e repentina risalita dell’aria calda sahariana verso il Mediterraneo. I valori attesi in quota sono eloquenti: tra i 15°C e i 20°C a 1.500 metri di altitudine, livelli che si registrano normalmente nel pieno delle ondate di calore estive più intense. Al suolo, questo si tradurrebbe in temperature ben oltre i 30°C su ampie aree, con le mappe stagionali dell’IRI che già dipingono l’Europa e il Mediterraneo con anomalie termiche positive marcate per i mesi a venire. Siamo ancora a Maggio, quindi le punte più estreme non sono probabili, ma le condizioni descritte resterebbero comunque ampiamente fuori dalla norma stagionale.
Contrasti termici estremi e rischio fenomeni violenti
Il vero pericolo di questa sequenza non risiede né nel freddo né nel caldo presi singolarmente, ma nel loro accavallarsi in tempi così stretti. Passare da anomalie termiche negative di diversi gradi a temperature da piena estate nell’arco di pochi giorni genera contrasti verticali e orizzontali che l’atmosfera tende a smaltire in modo tutt’altro che gentile. Ci si aspettano fenomeni convettivi intensi, temporali violenti e grandinate, soprattutto nelle aree di confine tra le due masse d’aria. La Val Padana e le regioni del Centro-Nord si confermano le zone più esposte, ma in una configurazione di questo tipo nessuna area della Penisola può considerarsi completamente al riparo.








