Chi vive a Niguarda o lungo viale Fulvio Testi conosce bene la sequenza. Un temporale violento si abbatte sulla Brianza, passano poche ore e l’acqua risale dalle griglie stradali. Il Seveso è un fiume piccolo, ma per Milano conta moltissimo: secondo ARPA Lombardia, dal 1976 al 2023 è esondato in città 120 volte.
Perché il Seveso esonda in città
Il problema nasce sottoterra: tra il 1900 e il 1930 il Seveso, come l’Olona, è stato tombinato, cioè chiuso in un canale sotterraneo che attraversa la città. Quel condotto ha una capacità limitata. Quando arriva più acqua di quanta riesca a smaltirne, il fiume torna in superficie nel punto in cui entra sotto la città, nella zona Nord di Milano.
Anche a monte il territorio è cambiato radicalmente. La Brianza è tra le aree più urbanizzate d’Europa: asfalto e cemento impediscono al suolo di assorbire la pioggia, e le reti fognarie scaricano nel fiume grandi volumi d’acqua in pochi minuti. Si forma così una piena improvvisa, quella che gli idrologi chiamano flash flood.
Le piene storiche
L’anno peggiore resta il 1979, con 14 esondazioni per un totale di 74 ore. Nel novembre 2002, tra il 25 e il 27, l’acqua è rimasta nelle strade per 39 ore. Nel 2014 le esondazioni sono state nove, e una è durata 15 ore. Il 31 ottobre 2023 la piena ha trascinato le auto nei quartieri a nord. Poi il 22 settembre 2025 piogge persistenti sul Nord Italia hanno prodotto un evento con tempo di ritorno superiore ai 200 anni: in termini statistici, un evento di questa portata si presenta in media una volta ogni due secoli.
Allerte e vasche di laminazione
La prima difesa è la previsione. Il Centro Funzionale di Regione Lombardia incrocia i modelli matematici con i dati radar, e il sistema di Protezione Civile dirama allerte meteo di diverso livello. Nel settembre 2025 l’allerta arancione era partita circa 20 ore prima, in accordo con il sistema europeo EFAS. In quel margine di tempo il Comune riesce a presidiare i sottopassi e ad avvisare i residenti.
Accanto alla previsione ci sono le opere idrauliche. Il Canale Scolmatore di Nord-Ovest devia parte delle piene verso il Ticino. Le vasche di laminazione sono invasi che trattengono l’acqua al picco della piena e la restituiscono al fiume quando il livello cala. Quella di Milano Parco Nord, al confine con Bresso, è operativa dalla fine del 2023 e accoglie circa 250.000 metri cubi. Altre sono state realizzate o sono in costruzione più a monte, a partire da Senago. Da sole, però, non bastano: il 5 settembre 2024 la vasca milanese si è riempita e il Seveso è esondato comunque.
Il Lambro e il settore orientale
C’è poi un secondo fronte: il Lambro scorre a cielo aperto nel settore orientale della città. Quando le piogge insistono sulla Brianza e sull’area di Monza, il fiume esce dagli argini tra Parco Lambro e Lambrate, come è successo il 15 maggio 2024. Per questo nell’area metropolitana sono previsti nuovi invasi sui tre fiumi principali, insieme a interventi che restituiscano al suolo la capacità di assorbire l’acqua. Con il Riscaldamento Globale i nubifragi tendono a diventare più frequenti.
Credit
- Copernicus EFAS / ARPA Lombardia – Analyses of floods in the Milan metropolitan area in autumn 2025
- WIT Press, International Journal of Environmental Impacts – A century of works on river Seveso: from unregulated development to basin reclamation