Seguici su Google

Tra la fine dell’estate e l’autunno un numero enorme di uccelli lascia l’Europa diretto verso i le aree di svernamento, e l’Italia, ponte naturale nel cuore del Mediterraneo, ne vede transitare una parte consistente. L’aspetto più affascinante non è il viaggio in sé, ma il momento in cui comincia: nessun uccello consulta un calendario, ovviamente, eppure la partenza arriva con una puntualità sorprendente.

 

Un orologio interno regolato dalla luce

Il motore della migrazione si trova dentro l’animale. L’ornitologo tedesco Eberhard Gwinner, al Max Planck Institute, tenne per anni beccafichi, capinere e saltimpali in condizioni costanti di luce e temperatura. Pur senza alcun segnale esterno, gli uccelli diventavano irrequieti di notte proprio nei periodi della migrazione: è la cosiddetta Zugunruhe, l’inquietudine migratoria. Una prova evidente dell’esistenza di un orologio circannuale, cioè un ritmo biologico che si ripete all’incirca ogni dodici mesi.

Quell’orologio, però, va tenuto al passo con le stagioni. Ci pensa il fotoperiodo, ovvero la durata del giorno: quando le ore di luce si accorciano, il segnale innesca una cascata ormonale che spinge l’uccello a mangiare di più e ad accumulare grasso, il carburante del viaggio. La temperatura ha un ruolo secondario ma reale, perché esperimenti in laboratorio hanno mostrato che un calo termico aumenta l’irrequietezza notturna autunnale.

 

Il meteo decide il giorno della partenza

Se l’orologio interno stabilisce la stagione, è il tempo atmosferico a fissare la data. Gli uccelli preferiscono partire con cielo sereno e vento in coda, mentre pioggia, nubi basse e nebbia frenano i movimenti. Nell’Europa centrale i radar hanno registrato una migrazione notturna quasi assente con venti contrari pari o superiori a 7 metri al secondo, valori vicini alla velocità di volo dei piccoli passeriformi. Quando il maltempo si prolunga, i migratori si accumulano in attesa e al primo miglioramento partono in massa.

I grandi veleggiatori, come gru, cicogne e rapaci, sfruttano invece le correnti termiche, colonne d’aria calda ascendente che si sviluppano solo alcune ore dopo l’alba. Per questo viaggiano di giorno e si fermano prima del tramonto.

 

Cosa cambia con il Riscaldamento Globale

Uno studio svizzero basato su 42 anni di dati e 65 specie ha rilevato una risposta divergente. I migratori a lungo raggio, che svernano a sud del Sahara, anticipano il passaggio autunnale, probabilmente per attraversare il Sahel prima della stagione secca. Quelli a breve raggio, diretti verso l’Europa meridionale e il Nord Africa, partono invece più tardi, favoriti da autunni e inverni più miti.

Anche l’orologio interno si sta adattando, ripetendo nel 2002 l’esperimento di Gwinner del 1981 sulle balie nere, i ricercatori hanno trovato l’inquietudine primaverile anticipata di 9,3 giorni e quella autunnale leggermente ritardata. In natura, le stesse popolazioni oggi depongono il primo uovo 11 giorni prima rispetto ad allora: un segnale di vera evoluzione in tempi brevi.

Il rischio concreto è lo sfasamento tra la partenza e le risorse disponibili lungo la rotta. Alcune specie riescono ad adattarsi, altre molto meno. Il calendario della migrazione è diventato così uno degli indicatori più sensibili del clima che cambia.

 

Credit

Seguici su Google