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Milano sotto la neve

Gli ultimi inverni hanno dimostrato che il Riscaldamento Globale non cancella le nevicate estreme, semmai le sposta e a volte le rende più pesanti. Nel 2024-2025 il Nord America e il Giappone hanno fatto i conti con tempeste di neve da record, con l’isola di Hokkaidō sepolta a inizio febbraio 2025 sotto oltre un metro di neve, mentre da noi la pianura restava a guardare. Per l’inverno 2026-2027 le carte da seguire sono tre: un El Niño fuori scala, un Artico anomalo e un Vortice Polare che potrebbe vacillare, insomma, indebolirsi più volte. E già negli USA e da noi in Europa continuano ad esserci previsioni di una stagione invernale più rigida della media, ovvero fredda. Per l’Italia è tutto più complesso come spesso, ormai.

 

El Niño da record, cosa dicono gli ultimi bollettini

Nel bollettino dell’8 ottobre 2026 la NOAA indica l’indice mensile Niño-3.4 a +2,1°C, con anomalie settimanali con punte oltre +4°C nel Pacifico orientale, e stima oltre l’83% di probabilità di un evento da forte a molto forte almeno fino a gennaio–marzo 2027. Altrettanto alta è la probabilità che il trimestre ottobre–dicembre superi ogni El Niño misurato dal 1950, scavalcando il +2,6°C del 2015-2016. La WMO colloca il picco a dicembre e dà quasi per certa la persistenza fino a febbraio 2027, mentre Copernicus prevede un calo piuttosto deciso dopo il massimo di fine anno, con valori comunque sopra la soglia. Va detto chiaramente che El Niño non decide il tempo in Italia: agisce da lontano, tramite corrente a getto, NAO e stratosfera, e si limita a spostare le probabilità, mentre Atlantico, Mediterraneo e rilievi restano i veri registi.

 

Vortice Polare e Stratwarming, la porta del freddo

Il Vortice Polare è un grande anello di venti occidentali che d’inverno ruota nella stratosfera sopra l’Artico e, finché resta compatto, tiene il gelo chiuso alle alte latitudini. Quando si indebolisce o si deforma, spesso per colpa di uno Stratwarming che in pochi giorni fa salire la temperatura in quota di decine di gradi, l’aria fredda scivola verso sud. Un El Niño forte rende più probabile questo scenario tra fine dicembre e febbraio, e le ultime proiezioni di Copernicus vanno in quella direzione, con pressioni più alte del normale sulle regioni polari man mano che la stagione avanza, coerenti con una NAO negativa nel tardo inverno.

 

Un Artico che corre troppo

Tra il 1979 e il 2021 l’Artico si è riscaldato quasi quattro volte più rapidamente del pianeta, fino a sette volte vicino a Novaja Zemlja, con l’Amplificazione Artica al massimo nel tardo autunno, quando i mari senza ghiaccio cedono calore e umidità all’aria. Tra ottobre 2024 e settembre 2025 la regione ha vissuto l’anno più caldo dal 1900, con il massimo invernale del ghiaccio marino più basso in 47 anni di satelliti. Un Artico più caldo riduce il contrasto termico con le nostre latitudini e, secondo molti studi, rende il getto più ondulato e incline ai blocchi anticiclonici, anche se il dibattito resta aperto: non crea il freddo, ma può deciderne la destinazione.

 

Più caldo eppure più neve, il paradosso

Per ogni grado in più l’aria trattiene circa il 7% di vapore acqueo in più e, se la colonna d’aria resta a 0°C o sotto, quell’umidità extra cade come neve abbondante. In media le nevicate calano, ma gli episodi estremi possono crescere, come già accade nelle steppe siberiane e su Hokkaidō. A questo si somma un Mediterraneo eccezionalmente caldo anche in profondità, carburante ideale per piogge torrenziali e forti contrasti.

 

Perché in Valle Padana non nevica più

In Valle Padana la neve è sparita più per le correnti che per il termometro. Dopo il Burian di fine febbraio 2018 le irruzioni fredde dalla Russia sono diventate rarissime, e anche quelle da nord, che lasciavano sedimentare il cuscinetto freddo nei bassi strati, si vedono poco, così le precipitazioni cadono come pioggia da Torino a Milano fino a Bologna. Il freddo ha cambiato bersaglio, puntando Penisola Iberica, Azzorre, Canarie e sempre meno anche nei Balcani, con l’Italia spesso sul bordo caldo delle saccature.

 

Gli scenari per l’inverno

I modelli matematici stagionali di Copernicus ed ECMWF indicano un inverno nel complesso mite rispetto alle medie, ma non esclude fasi fredde. Nel tardo inverno la NAO negativa favorirebbe un tempo più perturbato su Penisola Iberica, Francia meridionale, versante tirrenico e Centro-Sud Italia, con buone prospettive di neve abbondante sulle Alpi e pioggia altrove. Con un’alta pressione tra Scandinavia e Russia il corridoio da est potrebbe riaprirsi come nel 2018 e, con aria fredda al suolo e una perturbazione dal Mar Ligure o dal Tirreno, la neve tornerebbe fino in pianura al Nord Italia. Con il blocco più a ovest, invece, il gelo finirebbe sull’Atlantico, lasciando Centro e Sud Italia sotto correnti miti e piovose. Ovviamente, non possiamo sapere se nevicherà in Italia nelle pianure, se avremo una o più ondate di gelo, ma sia nello scorso inverno che in quello che tra poco giungerà, ci sono elementi favorevoli, ma per ora è tutto sugli schemi, non si possono di certo fare previsioni meteo!

 

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