
Siamo appena a metà ottobre ed è possibiole dare uno sguardo all’inverno che verrà, ovvero tra i segnali più interessanti di questi giorni ce n’è uno che arriva da molto in alto, dalla stratosfera sopra il Polo Nord, dove le ultime corse del modello matematico CFS della NOAA americana, il Climate Forecast System pensato proprio per le tendenze di lungo periodo, mostrano una probabilità piuttosto alta di Stratwarming tra fine gennaio e inizio febbraio 2027. Va detto subito, per non creare false aspettative, che qui non parliamo di una previsione del tempo ma di un indizio, da seguire mese dopo mese.
Cosa mostra il grafico del modello matematico CFS
Il grafico mette insieme le ultime 10 corse del modello matematico, cioè dieci simulazioni lanciate in giorni diversi, e per ogni giorno dei prossimi mesi conta quante di queste vedono i venti del Vortice Polare fermarsi e poi girare al contrario, a circa 30.000 metri di quota e all’altezza del 60° parallelo, più o meno la latitudine della Scandinavia meridionale. Quando succede, gli esperti parlano di Major Stratwarming, che troverete scritto anche come MMW o SSW, e si tratta della definizione ufficiale usata in tutto il mondo.
Tra ottobre e novembre 2026 la curva resta quasi a zero, a parte un picco isolato vicino al 40% a fine mese che a questa distanza conta poco, mentre a dicembre i valori rimangono bassi, tra il 10 e il 30%. La situazione cambia tra fine gennaio e inizio febbraio 2027, quando la probabilità sale fino a circa il 60%, quindi sei simulazioni su dieci, e anche tra marzo e aprile il segnale resta più alto del normale, spesso tra il 20 e il 40%.
Per capire se è tanto o poco basta un confronto con il passato, perché in media si contano 5 o 6 eventi di questo tipo ogni dieci anni, grosso modo uno ogni due inverni, quasi sempre proprio tra gennaio e febbraio, e un 60% concentrato in quella finestra temporale è un valore che si fa notare, assolutamente non trascurabile. Qui parliamo di quella potenziale miccia che accende il vento dell’est, dalle sterminate pianure della Russia congelata, e le spinge verso l’Europa. Questo è uno schema, non è una previsione.
Il Vortice Polare spiegato in parole semplici
Il Vortice Polare è un enorme anello di venti che d’inverno gira da ovest verso est sopra l’Artico e, finché resta compatto e veloce, tiene il freddo chiuso lassù come un coperchio sulla pentola. A volte però dal basso salgono delle grandi ondulazioni dell’atmosfera che lo disturbano, i venti rallentano fino a invertirsi e l’aria in quota, scendendo e comprimendosi, si scalda in pochi giorni anche di 40-50°C, da qui il nome di riscaldamento stratosferico improvviso. Sembra un paradosso ma questo riscaldamento, che a terra nessuno percepisce, può aprire la porta al freddo alle quote più basse, come accadde nel febbraio 2018 con il famoso Burian, anche se il Met Office ricorda che nel febbraio 2019, dopo un evento simile, il Regno Unito visse invece un periodo record di caldo. INfatti, non si fanno previsioni meteo con lo Strawrming.
Il ruolo di El Niño e degli altri modelli matematici
Il segnale del CFS non arriva da solo, perché sullo sfondo c’è un El Niño molto intenso, il riscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale di cui abbiamo parlato nell’analisi su El Niño 2026 e Italia, che tende a mandare più “spinte” verso la stratosfera e secondo i ricercatori della NOAA aumenta di circa il 30% le probabilità di uno Stratwarming. Anche altri modelli matematici stagionali, come il GloSea del Met Office e quello dell’ECMWF, vedono un Vortice Polare in difficoltà tra fine gennaio e febbraio 2027, con alcune simulazioni che arrivano proprio all’inversione dei venti, un quadro coerente con quanto descritto anche nel nostro approfondimento sull’inverno 2026-2027. Ovviamente, non sappiamo se succederà, ma poi se l’Italia ne diventerà area influenzata da questo vento gelido. Tenete conto che l’inverno sarà più mite rispetto alla media, per altro, complessivamente, lo fu anche il trimestre 2012, quando in febbraio per ben due settimane si ebbe sull’Italia un’ondata di freddo con una serie reiterata di neve in pianura.
Cosa può cambiare per l’Italia
Uno Stratwarming non porta automaticamente gelo e neve, e conviene chiarirlo bene, perché quello che fa è aumentare le probabilità di una NAO negativa, cioè di una situazione in cui l’alta pressione si sposta verso il Nord Atlantico e la Groenlandia e le perturbazioni scendono più a sud del solito. Gli effetti al suolo, quando arrivano, si vedono di solito da una a sei settimane dopo l’evento in quota.
Circa due eventi su tre portano periodi più freddi nel Nord Europa o nel Nord America, mentre l’Europa meridionale spesso resta più mite, ventosa e piovosa, e non tutti gli Stratwarming lasciano un segno evidente al suolo. Per noi significa che lo scenario potrebbe tradursi in più perturbazioni sul Centro e sul Sud Italia, mentre l’aria fredda raggiungerebbe il Nord solo con i blocchi anticiclonici nella posizione giusta, tra Scandinavia e Russia, e su questo oggi nessuno può dire nulla di preciso.
Il prossimo passaggio sarà osservare come si comporterà il vortice tra novembre e dicembre, quando arriveranno i primi riscontri reali, tenendo presente che un singolo Stratwarming si prevede con buona affidabilità solo una settimana o poco più prima che avvenga, mentre a tre mesi di distanza si possono soltanto oservare le probabilità.
Credit
- Met Office – Sudden Stratospheric Warming
- NOAA Climate.gov – Predicting the chances of a polar vortex disruption this winter
- Met Office – New year begins with a sudden stratospheric warming
- Journal of the Meteorological Society of Japan – Changes in Frequency of Major Stratospheric Sudden Warmings with ENSO and QBO
