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Coronavirus e condizioni meteo ambientali: lo studio di Princeton

Continuiamo a parlare di legami tra meteo e Coronavirus, citando sempre Paper Scientifici e studi accertati da esperti del settore: in questi giorni, per contrastare l'abnorme diffusione del Covid-19, gli esperti raccomandano una distanza minima tra le persone di almeno un metro e mezzo, meglio se due.

Questo perché le goccioline di saliva emesse dal parlare e dal tossire e/o starnutire (NEL FAZZOLETTO e NON nell'aria) si depositano per gravità e oltre tale distanza, "cadrebbero" senza raggiungere l'interlocutore.

C'è un lato però che entra in gioco dallo studio dei ricercatori dell'Università di Princeton (USA), dell'Università della California (Los Angeles) e del National Institutes of Health (NIH) che afferma che in caso di particolato fine e ultrafine (i nostri inquinanti delle grandi città), i virus possono unirsi a tali particelle e volare anche oltre i 5 metri, soprattutto in ambienti chiusi e con scarsissima ventilazione (treni, metropolitane, autobus), ma anche nell'aria comune, sebbene sia difficilissimo infettarsi stando all'ara aperta.

Le condizioni meteo peggiori sono quelle di alta pressione nelle nostre città inquinate, con scarso vento, nessuna pioggia e aria piena di smog: se da un lato l'inquinamento sta calando molto, dall'altro è ancora presente e i Ricercatori hanno dimostrato che la capacità dei virus di attaccarsi alle microparticelle consentirebbe di essere vitali in aria anche fino a 3 ore dopo l'emissione dell'aerosol e, sulle superfici lisce come la plastica, addirittura fino a 3 giorni (caso purtroppo comune nei mezzi di trasporto).

È altresì possibile che il fortissimo aumento di contagi in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sia stato veicolato e incentivato anche dallo smog, esattamente come in Cina: in questi casi il meteo può venirci incontro, con piogge e ventosità attiva.

Davide Santini

20 marzo 2020 - ore 11:00

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