In un’isola remota del Pacifico, le barriere coralline antiche celano indizi cruciali sul futuro fenomeno climatico conosciuto come El Niño.
Nell’arcipelago di Vanuatu, situato nel Pacifico meridionale occidentale, il villaggio di Tanovusvus, con i suoi 500 abitanti, sorge lungo la costa di Espiritu Santo, la maggiore isola dell’arcipelago. Questa comunità, immersa in una lussureggiante vegetazione, beneficia di abbondanti precipitazioni annuali, evidenziate dalla presenza di un ampio serbatoio di plastica, utilizzato per la raccolta dell’acqua potabile, che raramente si prosciuga, grazie anche all’influenza di un prolungato fenomeno La Niña che, negli ultimi tre anni, ha portato calore e umidità nella regione del Pacifico occidentale.
Tuttavia, nell’ottobre del 2023, Abel Kalo, un funzionario del dipartimento meteorologico di Vanuatu, portò un messaggio preoccupante al villaggio di Tanovusvus: le abbondanti piogge stavano per diminuire drasticamente. L’arrivo di El Niño, il fenomeno opposto a La Niña, stava spostando le calde acque oceaniche verso est, direzione Sud America, causando uno spostamento delle precipitazioni e delle tempeste che avevano finora beneficiato l’isola. Durante la sua visita, Kalo notò che il serbatoio d’acqua del villaggio era danneggiato e contenente meno di un quarto della sua capacità, avvertendo gli abitanti della necessità di non dare per scontata la disponibilità d’acqua nei mesi a venire.
L’apice di El Niño stava causando estremi climatici in tutto il mondo, non solo a Vanuatu. Dall’Australia all’Amazzonia, dove acque eccessivamente calde hanno messo a rischio i delfini rosa in via di estinzione, fino al Perù, dove le intense piogge hanno favorito la diffusione della dengue e interrotto la pesca di acciughe, influenzando gravemente l’economia nazionale. Inoltre, le stesse acque calde hanno intensificato l’uragano Otis, devastando Acapulco e altre aree costiere del Messico nell’ottobre 2023. Questi eventi hanno contribuito a fare del 2023 l’anno più caldo registrato, evidenziando l’ampio impatto di El Niño sul clima globale.
Nonostante i progressi nella previsione di El Niño e La Niña, il futuro di questi fenomeni climatici rimane incerto. Gli scienziati si interrogano se un pianeta in riscaldamento possa aumentare la frequenza o l’intensità di tali eventi o se, al contrario, possa attenuarli. I modelli climatici attuali offrono risposte contrastanti e la documentazione storica è insufficiente per trarre conclusioni definitive.
La visita di Kalo a Tanovusvus non aveva solo lo scopo di avvertire la comunità, ma anche di sfruttare un’opportunità unica. Insieme a Judson Partin, paleoclimatologo dell’Università del Texas ad Austin, Kalo ha spiegato come le barriere coralline terrazzate di Tanovusvus celino antichi coralli, testimoni di epoche passate in cui il clima terrestre subì grandi cambiamenti. Questi coralli, se esaminati, potrebbero offrire preziose informazioni sul comportamento di El Niño durante periodi di freddo estremo e, di conseguenza, indicazioni su come potrebbe evolversi in futuro sotto condizioni climatiche radicalmente diverse.
Circa ventimila anni fa, durante l’ultima era glaciale, la Terra era più fredda di circa 6°C rispetto all’attuale. Le calotte glaciali coprivano vasti tratti dei continenti settentrionali, e il livello del mare era circa 120 metri più basso di oggi. In questo contesto, i coralli continuarono a crescere attorno alle isole del Pacifico tropicale, registrando le fluttuazioni di El Niño e La Niña nei loro scheletri. Con il successivo scioglimento delle calotte glaciali, molte di queste barriere coralline furono sommerse, rendendo difficile l’accesso alle testimonianze di El Niño e La Niña conservate al loro interno.
Tuttavia, Espiritu Santo si distingue per una particolarità geologica: l’isola è stata sollevata da movimenti tettonici, esponendo coralli antichi che altrimenti sarebbero rimasti sommersi. Questo fenomeno ha reso possibile l’accesso a registrazioni climatiche uniche, permettendo agli scienziati di studiare i coralli per comprendere meglio il comportamento passato di El Niño e La Niña e, potenzialmente, prevederne le future manifestazioni in un mondo sottoposto a cambiamenti climatici.
Credit science.org/