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Scoperta di una galassia primordiale: JADES-GS-z13-1-LA e il mistero dell’idrogeno

Luisa Bruno di Luisa Bruno
28 Set 2024 - 09:05
in Magazine
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(TEMPOITALIA.IT) Scoperta di una galassia primordiale: JADES-GS-z13-1-LA e il mistero dell’idrogeno

L’astronomia moderna offre oggi la possibilità di esplorare il passato dell’universo con una precisione mai vista prima, grazie a telescopi avanzati come il James Webb Space Telescope (JWST). Recentemente, gli astronomi hanno fatto una scoperta sorprendente osservando una galassia denominata JADES-GS-z13-1-LA, situata a circa 33 miliardi di anni luce da noi. Ciò che rende questa galassia speciale è la rilevazione di una linea di emissione dell’idrogeno in un’epoca in cui l’universo avrebbe dovuto essere opaco.

 

Redshift e distanza temporale

JADES-GS-z13-1-LA presenta un redshift di 13, il che significa che la luce di questa galassia ha viaggiato per circa 330 milioni di anni dopo il Big Bang per raggiungerci. Il redshift è una misura utilizzata per descrivere quanto la luce di un oggetto è stata allungata dall’espansione dell’universo. Un valore elevato di redshift indica che l’oggetto osservato è estremamente lontano e la sua luce proviene da un periodo molto antico della storia cosmica.

 

Lyman-alpha e le “ere oscure”

La caratteristica principale osservata nella galassia è un significativo picco nella linea di emissione Lyman-alpha dell’idrogeno. Questa linea di emissione si verifica quando un elettrone in un atomo di idrogeno perde energia e scende di un livello, emettendo un fotone con una specifica energia ultravioletta. Questo fenomeno è particolarmente intrigante poiché, durante le cosiddette “ere oscure” cosmiche, l’universo era permeato da una densa “nebbia” di idrogeno neutro, che rendeva difficile per la radiazione ultravioletta, come la linea Lyman-alpha, propagarsi liberamente.

 

Le ere oscure terminarono solo quando le prime stelle e galassie cominciarono a formarsi, reionizzando gradualmente l’idrogeno e rendendo l’universo trasparente alla radiazione ultravioletta. Questo processo, noto come reionizzazione, si ritiene sia stato completato intorno a un redshift di 6, cioè circa 12,716 miliardi di anni fa.

 

Una scoperta senza precedenti

La rilevazione della linea Lyman-alpha a un redshift di 13 ha sorpreso gli astronomi. Kevin Hainline, uno degli studiosi coinvolti, ha descritto questa scoperta come “insana”. Attualmente, non esiste una spiegazione definitiva per la visibilità di questa linea di emissione in un periodo così precoce della storia dell’universo, quando avrebbe dovuto essere ancora opaco.

 

Ipotesi per spiegare il fenomeno

Alcuni astrofisici suggeriscono che il fenomeno potrebbe essere spiegato da una reionizzazione più precoce di quanto si pensi, possibilmente predetta dalla Dinamica Newtoniana Modificata (MOND), un’alternativa al modello standard della gravità. Un’altra ipotesi avanzata è che la presenza di un buco nero supermassiccio in fase di accrescimento nella galassia potrebbe aver creato un cono di ionizzazione che ha permesso alla radiazione Lyman-alpha di emergere.

 

Implicazioni per la cosmologia

La scoperta di questa galassia e la sua peculiare linea di emissione dell’idrogeno rappresenta una sfida per le teorie attuali sulla formazione delle galassie e sul processo di reionizzazione dell’universo. Per ottenere una comprensione più completa di questo fenomeno, saranno necessarie ulteriori osservazioni del cosmo primordiale. Il JWST, insieme ad altri telescopi avanzati, continuerà a scrutare l’universo, cercando di raccogliere indizi che possano chiarire il mistero.

 

In conclusione, questa scoperta apre nuove prospettive nella nostra comprensione della cosmologia e potrebbe richiedere una revisione delle teorie attualmente accettate sulla formazione dell’universo primordiale. (TEMPOITALIA.IT)

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