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Home A La notizia del Giorno

Scoperto un “super ANACONDA”. E’ un terribile mostro

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
10 Mar 2025 - 18:07
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Magazine
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(TEMPOITALIA.IT) La FORESTA AMAZZONICA ha sempre esercitato un fascino straordinario sui ricercatori, poiché ospita una varietà di forme di vita inimmaginabile. All’interno di questa immensa area verde, il SERPENTE più grande e pesante del pianeta, l’ANACONDA, ha da tempo suscitato numerose leggende. Tuttavia, recenti studi hanno rivelato qualcosa di davvero rivoluzionario: una NUOVA SPECIE di ANACONDA è stata identificata nel corso di riprese avventurose condotte con la partecipazione di WILL SMITH e di un’équipe di documentaristi. I risultati, guidati dal professor BRYAN FRY dell’UNIVERSITÀ DEL QUEENSLAND, gettano luce sulle vere dimensioni di questi rettili e sulle dinamiche che ne influenzano la CONSERVAZIONE.

 

Scoperta di una nuova specie
L’annuncio dell’esistenza di un’ulteriore ANACONDA è scaturito da un progetto originariamente dedicato a uno studio sugli effetti della perforazione petrolifera. Il professor BRYAN FRY, insieme al popolo WAORANI, si stava occupando di analizzare le ripercussioni di metalli pesanti nella FORESTA AMAZZONICA quando si è imbattuto in differenze genetiche significative tra gli esemplari presenti in ECUADOR e quelli che popolano il BRASILE. È stato sorprendente scoprire che la divergenza del DNA tra le due tipologie di ANACONDA raggiunge il 5,5 percento, un valore superiore alla differenza che esiste fra esseri umani e scimpanzé.

 

La nuova SPECIE, denominata anaconda verde settentrionale (Eunectes akayima), è stata localizzata prevalentemente in ECUADOR, COLOMBIA e VENEZUELA, mentre la varietà già nota (E. murinus) è stata rinominata anaconda verde meridionale, diffusa in molte altre zone del SUDAMERICA. Le due popolazioni sembrano quasi identiche dal punto di vista estetico, ma la loro separazione genetica è iniziata circa dieci milioni di anni fa, quando un ramo del sistema fluviale amazzonico ha favorito una suddivisione significativa di habitat.

 

Le ricerche condotte con WILL SMITH
Il contributo di WILL SMITH è risultato inaspettato ma fondamentale per approfondire le ricerche. Il celebre attore ha partecipato a un documentario di NATIONAL GEOGRAPHIC intitolato “Pole to Pole with WILL SMITH”, e, durante le riprese in AMAZZONIA, si è immerso nelle acque torbide insieme agli studiosi. La presenza di attrezzature altamente specializzate ha concesso alla squadra di raccogliere dati sulle concentrazioni di metalli pesanti nei tessuti delle ANACONDA, in particolare piombo e cadmio, offrendo una visione più chiara dell’impatto delle attività petrolifere nell’intero ecosistema.

 

È stato proprio grazie alla determinazione del gruppo di ricerca, supportato dalla produzione del documentario, che si è riusciti a raggiungere luoghi remoti lungo i corsi d’acqua. La partecipazione di WILL SMITH non si è limitata a osservare: l’attore non ha esitato a dare una mano nelle operazioni di cattura delle ANACONDA più difficili da individuare. Questa collaborazione ha reso possibile ottenere campioni di DNA in numero sufficiente per giungere a conclusioni genetiche solide e attendibili.

 

Differenze tra maschi e femmine
Le analisi hanno ulteriormente confermato quanto già si ipotizzava in merito ai MASCHI e alle FEMMINE di ANACONDA, evidenziando differenze marcate sia nelle dimensioni sia nella dieta. Le leggende sull’ANACONDA GIGANTE – che narra di esemplari lunghi oltre 5 metri – trovano riscontro nelle dimensioni raggiunte quasi esclusivamente dalle femmine, le quali possono superare agilmente i 6 metri di lunghezza, mentre i maschi restano più contenuti, di solito non superando i 3 metri. Questa disparità ha profonde implicazioni ecologiche. Le femmine si dedicano a prede di taglia maggiore, come cervi e capibara, mentre i maschi si orientano su specie più piccole, ad esempio uccelli acquatici.

 

La squadra di ricercatori ha rilevato un ulteriore elemento sorprendente: i MASCHI accumulano concentrazioni di piombo e cadmio di circa il 1.000 percento superiori rispetto alle femmine. Ciò è dovuto in parte a una differenza nell’alimentazione, ma soprattutto al modo in cui gli inquinanti si diffondono nell’ecosistema fluviale, risalendo la catena alimentare fino a raggiungere i vertici predatori.

 

Impatto della perforazione petrolifera
La FORESTA AMAZZONICA risulta particolarmente vulnerabile alle attività di estrazione del petrolio, con sversamenti che possono alterare drasticamente la qualità dell’ACQUA e ridurre la disponibilità di prede per i predatori di vertice. Gli ANACONDA rientrano esattamente in questa categoria, motivo per cui, se si compromette l’habitat, questi PREDATORI ne soffrono in modo accentuato. La ricerca coordinata dal professor BRYAN FRY ha evidenziato con estrema chiarezza come i danni alla base alimentare si traducano in una riduzione del numero di esemplari e in una maggiore concentrazione di metalli pesanti nei loro tessuti.

 

In ECUADOR e in VENEZUELA, territori dove la DEFORESTAZIONE si somma agli effetti dannosi dei pozzi petroliferi, la tenuta della nuova SPECIE di ANACONDA potrebbe già essere a rischio. Le proiezioni future, inoltre, tengono conto anche della SICCITÀ sempre più grave che la regione sta subendo, un fenomeno collegato ai cambiamenti climatici globali e destinato a inasprire le criticità legate alla sopravvivenza di questi rettili.

 

Dimensioni reali e leggendarie
Lo studio più esteso mai condotto sugli ANACONDA ha permesso di osservare esemplari di taglia notevole. Un individuo rinvenuto in ECUADOR raggiungeva i 6,3 metri, assai vicino al record ufficiale, mentre un altro, stimato a oltre 10 metri, è riuscito a fuggire dopo aver addentato un membro del gruppo di ricerca e aver tentato di trascinarlo sott’ACQUA. Secondo le testimonianze dei WAORANI, quell’ANACONDA era di gran lunga più ampia di qualsiasi altro esemplare catturato.

 

Nonostante i racconti popolari che attribuiscono a questi SERPENTI misure mastodontiche, la maggior parte degli individui si mantiene sotto i 5 metri di lunghezza. È dunque possibile che eccezioni davvero GIGANTI siano rare e legate a circostanze particolari, come l’abbondanza di prede e la scarsa presenza di competitori.

Nel medesimo articolo scientifico in cui si presenta la nuova SPECIE di anaconda verde settentrionale, il gruppo di studio annuncia anche una rettifica riguardante gli anaconda gialli. Quelle che erano considerate tre SPECIE diverse si sono rivelate, grazie alle indagini genetiche, semplici varianti locali di un’unica popolazione. Il professor BRYAN FRY ha sottolineato che, se da un lato è entusiasmante scoprire nuove forme di vita, dall’altro a volte si è costretti a ridimensionare la classificazione preesistente sulla base dei dati genetici.

 

Questa coerenza scientifica è indispensabile, poiché influenza anche i programmi di CONSERVAZIONE. L’anaconda verde meridionale gode di un areale molto vasto, risultando pertanto meno esposta a potenziali minacce di estinzione, mentre la nuova SPECIE a diffusione settentrionale ha un habitat più ristretto e, come se non bastasse, è interessata da pressioni umane più intense legate allo sfruttamento delle risorse naturali. Il professor BRYAN FRY ha espresso il desiderio di tornare in AMAZZONIA per valutare ulteriormente l’inquinamento da petrolio e i suoi effetti sulla fertilità dei MASCHI, oltre a esaminare eventuali mutamenti nelle dinamiche riproduttive complessive.

La scoperta di una NUOVA SPECIE di ANACONDA in AMAZZONIA, grazie alle ricerche supportate da WILL SMITH e dal popolo WAORANI, rappresenta un contributo straordinario alla comprensione della biodiversità di questa zona cruciale del pianeta. L’analisi delle differenze genetiche, delle variazioni ambientali e dell’impatto della perforazione petrolifera ci consegna un quadro complesso, nel quale la CONSERVAZIONE di questi PREDATORI dipende indissolubilmente dalla salvaguardia di fiumi, foreste e risorse faunistiche. (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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