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Home A La notizia del Giorno

Addio NEVE sotto i 1500 metri: il drammatico scenario Meteo

Federico Russo di Federico Russo
05 Mar 2025 - 16:00
in A La notizia del Giorno, Ad Premiere, Meteo News
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Negli ultimi tre decenni, l’altezza media dello zero termico sulle Alpi ha registrato un costante e significativo aumento, rappresentando un indicatore chiave del cambiamento climatico in atto.

 

Questo fenomeno, strettamente legato all’aumento delle temperature globali, ha determinato profonde trasformazioni nell’ambiente alpino, con conseguenze dirette sui ghiacciai, sul regime delle precipitazioni nevose e sugli ecosistemi di alta quota.

 

Le osservazioni condotte nel periodo compreso tra il 1991 e il 2020 indicano che la quota media annuale dello zero termico si è progressivamente innalzata fino a stabilizzarsi intorno ai 2600 metri.

 

Tale aumento si è rivelato particolarmente evidente durante la stagione estiva, con una crescita di circa 90 metri ogni dieci anni, come osservato nella stazione meteorologica di Payerne, in Svizzera. Episodi estremi, come quello del 25 luglio 2023, quando lo zero termico ha raggiunto il record di 5184 metri sulle Alpi Svizzere, dimostrano quanto velocemente stia evolvendo questa tendenza.

 

Le proiezioni per il futuro indicano un ulteriore incremento della quota dello zero termico nei prossimi 25 anni. Entro il 2050, la sua altezza media invernale potrebbe raggiungere i 1800 metri, un valore nettamente superiore rispetto ai livelli registrati nei decenni precedenti.

 

Questo fenomeno non si limita a influenzare le temperature superficiali, ma ha profonde implicazioni per il bilancio dei ghiacciai alpini. Se la tendenza attuale dovesse proseguire, i ghiacciai situati al di sotto dei 3500 metri rischiano di scomparire completamente nell’arco di 20-30 anni.

 

Le stime indicano che, entro la metà del secolo, il volume complessivo dei ghiacciai alpini potrebbe ridursi di circa il 46%, alterando significativamente l’equilibrio idrico della regione.

 

L’innalzamento dello zero termico sta inoltre determinando una riduzione progressiva del manto nevoso, con impatti diretti sulla durata e sulla quantità delle nevicate stagionali. Nelle aree situate a 2000 metri di altitudine, il periodo compreso tra il 2041 e il 2070 potrebbe registrare una riduzione compresa tra 31 e 48 giorni di copertura nevosa rispetto al periodo 2001-2020.

 

A quote più basse, intorno ai 1500 metri, il numero di giorni con neve naturale al suolo potrebbe diminuire di 20-27 giorni, compromettendo gravemente l’industria del turismo invernale e le attività legate agli sport sulla neve.

 

L’aumento delle temperature non è uniforme a tutte le altitudini, ma segue un gradiente preciso. Alle quote più elevate, l’incremento è più marcato per le temperature massime, mentre nelle fasce comprese tra i 700 e i 1500 metri si osserva una crescita più significativa delle temperature minime.

 

Questa variazione differenziale contribuisce a modificare i modelli di fusione della neve e dei ghiacciai, con una perdita accelerata nelle zone più esposte.

 

Il trend attuale suggerisce che l’alta pressione atmosferica, sempre più frequente e persistente a causa dei cambiamenti climatici, continuerà a favorire il riscaldamento della regione alpina. Il graduale aumento dello zero termico non solo ridurrà ulteriormente l’estensione e la durata della neve stagionale, ma altererà anche i cicli idrologici, con ripercussioni sulla disponibilità di acqua per le aree a valle.

 

Le riserve idriche legate ai ghiacciai forniscono infatti un contributo essenziale all’approvvigionamento di acqua potabile e all’irrigazione agricola, rendendo le attuali previsioni climatiche un campanello d’allarme per l’intero ecosistema alpino.

 

Il futuro dello zero termico dipenderà in larga misura dall’evoluzione delle emissioni di gas serra e dalle politiche di mitigazione del cambiamento climatico. Se il riscaldamento globale dovesse continuare al ritmo attuale, il destino dei ghiacciai e delle nevi perenni delle Alpi sarebbe segnato da una riduzione senza precedenti.

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