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Crollo del ghiacciaio del Birch: dinamiche e fattori scatenanti

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
29 Mag 2025 - 15:20
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Cambiamento Climatico
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Un evento annunciato: segnali precursori e destabilizzazione

Il crollo del ghiacciaio del Birch, che ha travolto il villaggio di Blatten nel Canton Vallese il 28 Maggio 2025, rappresenta uno dei più drammatici esempi di dissesto idrogeologico alpino registrati negli ultimi anni in Svizzera. L’evento, devastante e improvviso, è stato in realtà preceduto da numerosi segnali d’allarme che, col senno di poi, appaiono come una sequenza premonitoria.

Nelle giornate antecedenti al crollo, si erano già verificati distacchi frequenti di roccia e materiale detritico lungo la parete sovrastante il ghiacciaio. Queste frane minori avevano alimentato un accumulo crescente di peso sulla superficie del ghiacciaio stesso. L’aumento della massa, unito alla già evidente instabilità della zona, ha portato al collasso di una vasta porzione della coltre glaciale, che ha originato una colata di fango e detriti capace di travolgere quasi l’intero villaggio e di deviare il corso del fiume Lonza.

 

Le radici geologiche dell’instabilità alpina

Le caratteristiche strutturali della parete rocciosa che sovrasta il ghiacciaio del Birch costituiscono un elemento determinante. La topografia ripida e fratturata, unita alla presenza di crepe profonde, favorisce l’infiltrazione dell’acqua di fusione. Durante i cicli di gelo e disgelo, l’acqua si espande, frattura ulteriormente la roccia e accelera il suo disgregamento.

Questo tipo di processo, definito gelivazione, è particolarmente attivo nelle zone di alta quota, dove la temperatura oscilla frequentemente attorno allo zero. La combinazione tra fratturazione meccanica e degrado strutturale lento rappresenta una condizione perfetta per il cedimento improvviso e massiccio.

 

Il ruolo complesso del cambiamento climatico

Il riscaldamento globale agisce da forza amplificatrice. Secondo quanto riportato da SwissInfo, il cambiamento climatico contribuisce all’aumento delle temperature medie alpine, accelerando il ritiro dei ghiacciai e riducendo la stabilità del permafrost, che funge da “collante” per le rocce ad alta quota. Tuttavia, gli esperti del WSL (Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio) precisano che è prematuro attribuire ogni evento disastroso direttamente al riscaldamento globale.

La conoscenza scientifica su questi fenomeni, infatti, è ancora in evoluzione e copre solo pochi decenni. Questo rende difficile stabilire con certezza un nesso causale diretto tra clima e singoli eventi geologici estremi, come quello che ha colpito Blatten.

 

Una tragedia annunciata dal comportamento del ghiacciaio

Il ghiacciaio stesso, nei giorni precedenti al crollo, aveva manifestato movimenti anomali. Il suo fronte avanzava a velocità inusuali — fino a 10 metri al giorno — e si erano già registrati piccoli distacchi che preludevano al collasso totale. Il continuo accumulo di frane e detriti ne aveva ulteriormente compromesso l’equilibrio, agendo da fattore scatenante per la massa in movimento che ha travolto Blatten.

Come riportato da Euronews, la portata dell’evento ha lasciato un segno indelebile sul paesaggio e sulle vite dei residenti, ma riflette un processo in atto in numerose aree dell’arco alpino.

 

Tra i fattori determinanti:

  • Accumulo di frane e detriti sopra il ghiacciaio, con aumento della pressione.
  • Segni di avanzamento accelerato del ghiacciaio nei giorni precedenti.
  • Instabilità strutturale della roccia, esacerbata dall’acqua di fusione.
  • Influenza climatica, che modifica in profondità le dinamiche alpine ma non ne è l’unico fattore.

Come sottolineato da Robert Kenner del WSL, “Le nostre montagne non stanno crollando una dopo l’altra, ma le dinamiche geologiche e climatiche stanno rendendo queste aree sempre più vulnerabili”.

Per approfondire ulteriormente, puoi consultare anche il servizio completo su RAI News.

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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