L a grandine è uno dei fenomeni meteo più temuti: in pochi minuti può distruggere campi agricoli, serre, autovetture, tetti, impianti fotovaltaici, devastare intere comunità. Ma non tutte le aree geografiche hanno la stessa probabilità di essere colpite da una grandinata violenta. Alcune sembrano bersagliate ogni anno, altre ne restano quasi immuni per decenni. Questo non accade per caso. Esistono condizioni locali, geografiche e orografiche che rendono certi territori molto più predisposti allo sviluppo di fenomeni grandinigeni, anche in presenza di situazioni meteo solo debolmente instabili.
I confini tra pianura e rilievo: una zona ad alto rischio
Le aree situate tra la pianura e le prime colline o pendici montuose sono tra le più esposte. È lì che le correnti calde in risalita si intensificano, trovando ostacoli naturali che forzano il sollevamento dell’aria, creando le condizioni perfette per la nascita di un temporale. Se l’aria in quota è sufficientemente fredda, il passaggio da pioggia a grandine è praticamente garantito.
È per questo che città come Torino, Bergamo, Udine o zone pedemontane dell’Appennino sono spesso soggette a episodi grandinigeni più intensi rispetto a città poste in pianure centrali o lungo le coste.
I venti locali che favoriscono la convergenza
Ci sono poi luoghi dove le brezze di mare si incontrano con venti da terra o correnti discendenti dai rilievi. Questa convergenza genera un punto focale dove l’aria calda e quella più fresca si incontrano, creando una zona di instabilità persistente. Alcune vallate strette o bacini chiusi, come quelli dell’alta TOSCANA, della VALLE DELL’ADIGE o del FRIULI interno, sono spesso il teatro di temporali violenti anche quando attorno splende il sole.
Le città e la grandine: l’effetto isola di calore
Anche i grandi centri urbani possono alterare il microclima, rendendo l’ambiente più favorevole alla grandine. L’isola di calore urbana, cioè l’accumulo di calore in città rispetto alle campagne circostanti, aumenta la convezione locale e può favorire il rimescolamento verticale dell’aria. Se a questo si aggiunge un sistema temporalesco già attivo, l’urbanizzazione può non solo non proteggerci, ma diventare un amplificatore del fenomeno meteo.