Quello che stiamo vivendo e per osserveremo nei prossimi giorni non è semplicemente un’altra ondata di calore estiva, ma un evento meteorologico destinato a entrare negli annali della climatologia europea. Anche se in Italia non raggiungeremo necessariamente temperature record assolute – e questo è un aspetto importante da sottolineare per non creare allarmismi eccessivi – la portata e la durata di questa ondata di calore la rendono comunque straordinaria nella sua eccezionalità.
Quello che colpisce maggiormente gli esperti non sono tanto i singoli picchi termici, quanto la persistenza del fenomeno. Stiamo assistendo a una lunghissima ondata di calore che sta trascinando il mese di giugno verso un primato inquietante: raggiungere probabilmente una delle temperature medie mensili più alte mai registrate nella storia meteorologica italiana. Non stiamo parlando di un giorno particolarmente torrido o di una settimana difficile, ma di un mese intero che si sta configurando come un’anomalia termica di proporzioni storiche.
Ma è quando alziamo lo sguardo verso il cielo che i numeri diventano davvero impressionanti e preoccupanti. Le previsioni dello zero termico nella libera atmosfera ci stanno regalando dati che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati appartenere alla fantascienza meteorologica. Per libera atmosfera intendiamo quelle misurazioni nell’aria distante dal suolo, ottenute attraverso palloni aerostatici o simulate dai modelli matematici più avanzati, che ci permettono di capire cosa sta realmente accadendo nelle alte quote del nostro pianeta.
I numeri che emergono sono letteralmente da capogiro: per l’Italia settentrionale la previsione dello zero termico viene stimata intorno ai 5200 metri di altitudine. Per mettere questo dato in prospettiva, stiamo parlando di un’altezza che supera abbondantemente quella del Monte Bianco, la vetta più alta delle Alpi che si ferma “solo” a 4806 metri. Significa che anche sulla cima della montagna più alta d’Europa la temperatura sarà ampiamente sopra lo zero.
Se questo dato vi sembra già surreale, quello che sta accadendo sull’Europa centrale supera ogni immaginazione: qui lo zero termico, a causa di anomalie termiche ancora più abominevoli rispetto all’Italia, dovrebbe raggiungere addirittura i 5600 metri di altitudine. Stiamo entrando in territori meteorologici che appartengono tipicamente alle regioni equatoriali, non certo alle nostre latitudini temperate.
Quando parliamo di “calura tropicale” o di “situazioni tropicali” in riferimento al nostro clima, spesso può sembrare un’esagerazione giornalistica, una di quelle espressioni ad effetto che servono più a catturare l’attenzione che a descrivere la realtà. Invece, l’indice dello zero termico in libera atmosfera ci dimostra che non stiamo esagerando affatto. Anche se questo parametro non corrisponde direttamente alla temperatura che misuriamo a due metri dal suolo nelle nostre città, rappresenta un indicatore inequivocabile del tipo di massa d’aria che ci sta investendo.
Stiamo parlando di una massa d’aria follemente calda, soprattutto in quota, che sta creando condizioni atmosferiche completamente estranee al nostro contesto climatico tradizionale. È come se un pezzo di atmosfera equatoriale si fosse spostato fino alle Alpi, portando con sé caratteristiche termiche che la nostra geografia montana non ha mai dovuto affrontare.
Le conseguenze di questa situazione sono devastanti per tutto l’ecosistema alpino, in particolare per i nostri ghiacciai. Quando lo zero termico si spinge a quote così elevate, significa che anche i ghiacciai più alti e resistenti si trovano esposti a temperature positive, accelerando processi di fusione che normalmente richiederebbero decenni. È un danno che va ben oltre l’immediato, compromettendo riserve d’acqua fondamentali per il futuro.