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Perché anche di notte fa così caldo? Il fenomeno delle NOTTI TROPICALI e cosa comportano davvero

Antonio Romano di Antonio Romano
04 Lug 2025 - 15:40
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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In molte città italiane dormire in una stanza non climatizzata sta diventando un’impresa. Anche a finestra spalancata e con il ventilatore acceso, il caldo non molla la presa. Succede perché le temperature minime notturne non scendono più sotto i 20°C, anzi spesso restano bloccate sui 25–27°C anche nelle ore più fresche. È il fenomeno delle notti tropicali, e in questo LUGLIO 2025 si sta mostrando con una frequenza e un’intensità sempre più marcate.

Questo tipo di calura notturna non è solo fastidiosa, è anche un campanello d’allarme climatico. E oggi non si può più spiegare solo con “è estate, fa caldo”: c’è molto di più.

 

Un Mediterraneo eccezionalmente caldo: acqua come una vasca tiepida

Uno degli elementi che sta alimentando la persistenza del caldo notturno è l’attuale temperatura del Mar Mediterraneo, che in diverse aree oscilla tra i 27 e i 29°C, con punte ancora più elevate nel Canale di Sicilia e nel Mar Ionio.

Un mare così caldo agisce come un’enorme fonte di calore secondaria: durante il giorno accumula energia solare, e durante la notte la rilascia nell’atmosfera sotto forma di vapore acqueo, mantenendo le masse d’aria calde e umide, soprattutto nelle zone costiere.

Secondo analisi recenti, questa anomalia termica marina sta amplificando gli effetti delle alte pressioni africane, rallentando il raffreddamento notturno e rendendo l’umidità più persistente.

 

Heat dome africana: l’Anticiclone si è evoluto in cupola di compressione

Il classico Anticiclone Africano che da GIUGNO domina il meteo italiano, ha assunto una forma più aggressiva e strutturata, quella della cosiddetta “heat dome”: una cupola di alta pressione che comprime l’aria verso il basso, generando non solo caldo diurno estremo, ma anche mancanza di dispersione del calore notturno.

In pratica, l’aria calda resta intrappolata nei bassi strati e non riesce a salire e disperdersi. Durante la notte, il terreno e gli edifici rilasciano lentamente il calore accumulato, ma la pressione schiacciante della cupola anticiclonica impedisce un reale raffreddamento. Il risultato? Temperature costantemente alte, anche dopo il tramonto.

 

Città roventi: l’isola di calore urbana rende tutto peggiore

Il quadro peggiora nelle grandi aree urbane, dove il fenomeno delle isole di calore amplifica ancora di più la sensazione di caldo continuo. Strade, asfalto, palazzi e tetti accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano molto lentamente di notte.

A ROMA, MILANO, NAPOLI, TORINO e non solo, le minime notturne sono sistematicamente più alte di quelle delle campagne circostanti, anche di 4-5 gradi. In piena notte, il centro di una città può segnare 28°C, mentre appena fuori, nelle zone rurali, si scende magari a 22°C.

Questo spiega perché, anche senza sole, l’aria resta immobile, appiccicosa, priva di refrigerio. E l’umidità urbana, alimentata anche da condizionatori e traffico, contribuisce a una sensazione termica insostenibile.

La combinazione di mare bollente, compressione atmosferica e cemento incandescente crea una trappola termica da cui è difficile uscire, almeno finché la struttura dell’alta pressione non si indebolisce e non permette il passaggio di aria più fresca, come finalmente è previsto che faccia tra SABATO 5 e LUNEDÌ 7 LUGLIO.

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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