
I ghiacciai italiani stanno vivendo un arretramento senza precedenti: la superficie complessiva è scesa a circa 369 km², con una perdita pari al 50-60% nell’ultimo secolo e un’accelerazione impressionante negli ultimi decenni. Più del 90% delle masse glaciali ha oggi dimensioni inferiori a 0,5 km², una condizione che li rende estremamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Tra il 2022 e il 2023 le Alpi italiane hanno registrato un’ulteriore riduzione pari al 10% del volume complessivo, con la comparsa di nuovi laghi proglaciali e una crescente instabilità delle morene.
La crisi dei ghiacciai italiani
Secondo le campagne di monitoraggio del Comitato Glaciologico Italiano, i dati confermano che quasi tutti i ghiacciai sotto i 3.500 metri di quota sono in condizioni critiche. Emblematico il caso della Marmolada, che ha registrato picchi di fusione fino a 7 cm al giorno, con eventi drammatici come il distacco del seracco nel 2022, favorito da temperature anomale che hanno raggiunto persino i 10 °C in vetta.
Il ghiacciaio dei Forni, in Lombardia, viene studiato con continuità: nelle zone più basse perde fino a 5 metri di spessore all’anno, mentre dal 2006 al 2012 ha visto una riduzione di quasi 40 metri, fino a frammentarsi in più unità distinte. Qui il progressivo annerimento della superficie, causato da inquinamento e riduzione dell’albedo, accelera ulteriormente lo scioglimento.
Il Fellaria, in Valtellina, ha perso il 46% della superficie dal 1850, mentre il ghiacciaio del Lys sul Monte Rosa ha già ridotto la sua estensione del 33% dal 1860.
Adamello: il gigante in pericolo
L’Adamello, il più esteso ghiacciaio italiano, è anch’esso in forte difficoltà: secondo il rapporto congiunto di Greenpeace e CGI, entro il 2050 potrebbe ridursi del 40%, fino a essere prossimo alla scomparsa entro il 2100.
Il peso delle temperature e dell’inquinamento
Il bilancio energetico dei ghiacciai è sempre più negativo. Dal 2003 al 2015 le Alpi hanno perso in media 25 km² all’anno, pari a 3.400 campi da calcio, con una massa di ghiaccio fusa stimata in 58 miliardi di tonnellate ogni anno: l’equivalente dell’acqua utilizzata annualmente da Francia e Spagna messe insieme.
L’azione combinata di surriscaldamento climatico e inquinamento atmosferico colpisce soprattutto ghiacciai simbolo come i Forni e il Miage, aggravando la già drammatica situazione.
Prospettive future
Gli scenari prospettati dagli studi più recenti mostrano due possibilità molto diverse:
- nello scenario peggiore, entro il 2100 potrebbero sopravvivere soltanto 75 ghiacciai italiani;
- rispettando gli Accordi di Parigi, se ne potrebbero conservare almeno 222.
Ma senza interventi immediati e incisivi di mitigazione e adattamento, i ghiacciai alpini sono destinati a scomparire, lasciando un vuoto irreversibile nei paesaggi e nell’equilibrio ambientale delle Alpi.
Una crisi con impatto globale
Le osservazioni del World Glacier Monitoring Service e della rete internazionale SHARE evidenziano come questa tendenza non riguardi solo l’Italia: la fusione dei ghiacciai alpini ha ripercussioni dirette sulla crisi idrica, sul rischio idrogeologico e sull’aumento degli eventi estremi a livello planetario.
