(TEMPOITALIA.IT) Parlare di glaciazioni significa raccontare i momenti in cui il nostro Pianeta ha vissuto trasformazioni radicali, tanto potenti da ridisegnare continenti, oceani, climi e perfino la vita animale e vegetale. Non si tratta solo di freddo: perché una glaciazione si inneschi servono condizioni complesse, incastri di fattori astronomici, geologici e atmosferici che, insieme, portano la Terra a coprirsi di ghiacci per migliaia di anni.
Per capire cosa ha reso possibile questi eventi, occorre osservare i meccanismi che regolano il clima su scala millenaria. Uno dei più importanti è quello dei cicli di Milanković, l’insieme delle variazioni nell’orbita terrestre e nell’inclinazione dell’asse del Pianeta che modulano la quantità di energia solare ricevuta alle diverse latitudini. Se le estati diventano troppo fresche, la neve non si scioglie completamente e stagione dopo stagione si accumula, trasformandosi in ghiaccio.
A questo si aggiunge la concentrazione di gas serra in atmosfera. Se livelli di CO₂ e metano sono bassi, l’effetto serra si indebolisce e il Pianeta si raffredda. In parallelo, la disposizione dei continenti gioca un ruolo cruciale: quando vaste terre emergono a latitudini alte, diventa più facile accumulare neve stabile. Infine, entrano in scena i feedback positivi, come l’albedo: più ghiaccio significa più riflessione della luce solare, quindi ancora più raffreddamento.
Tutto questo, però, ha bisogno di tempo. Non bastano decenni o secoli: per formare una glaciazione servono decine di migliaia di anni, con processi che agiscono lentamente ma in modo inesorabile.
Le grandi glaciazioni nella storia della Terra
La storia della Terra è punteggiata da più fasi glaciali, ognuna con caratteristiche uniche e durata differente. Le più importanti che conosciamo sono:
- La glaciazione Huroniana, comparsa circa 2,4 miliardi di anni fa, una delle prime grandi testimonianze di un Pianeta coperto dai ghiacci.
- Le glaciazioni del periodo Cryogeniano, fra 715 e 635 milioni di anni fa, quando la Terra potrebbe essere diventata una “palla di neve”, quasi interamente ghiacciata.
- La glaciazione Andean-Saharan, avvenuta circa 450 milioni di anni fa, legata a profondi cambiamenti nel livello del mare e nelle masse continentali.
- La lunga glaciazione del Karoo, sviluppatasi fra 360 e 260 milioni di anni fa, che segnò il Paleozoico.
- Infine, la grande era glaciale del Quaternario, iniziata circa 2,58 milioni di anni fa e ancora in corso, con l’alternanza di periodi glaciali e interglaciali. È proprio dentro questa fase che si colloca la celebre glaciazione di Würm, l’ultima a modellare in profondità l’emisfero boreale.
La glaciazione di Würm: quando l’Europa era un deserto di ghiaccio
La glaciazione di Würm, chiamata così dal fiume bavarese che ha restituito le tracce più evidenti del suo passaggio, è senza dubbio la più conosciuta e studiata. Cominciò circa 110.000-80.000 anni fa e terminò intorno a 11.700 anni fa, lasciando spazio all’attuale periodo interglaciale, l’Olocene.
Il suo culmine, noto come Ultimo Massimo Glaciale, fu raggiunto circa 20.000 anni fa. Allora, gran parte dell’Europa settentrionale, delle Isole Britanniche e del Nord America era coperta da enormi calotte glaciali, mentre le Alpi furono quasi completamente sepolte da ghiacciai che arrivavano fino alla Pianura Padana. In quel periodo si formarono o si ampliarono laghi oggi celebri come il Lago di Garda, il Lago Maggiore e il Lago di Como.
La quantità d’acqua “intrappolata” nei ghiacci fu tale che il livello degli oceani si abbassò di circa 100 metri. Intere terre emersero, come la Beringia, che collegava l’Asia all’America, e il territorio oggi sommerso sotto il Canale della Manica, che univa l’Inghilterra al continente europeo.
Il clima era molto diverso da quello che conosciamo: la temperatura media globale era circa 10 °C più bassa, i venti soffiavano con forza e l’umidità era molto ridotta. Le foreste si ritirarono e lasciarono il posto a steppe e tundre. In questo scenario vivevano animali adattati al freddo, come il mammut, il rinoceronte lanoso e il bisonte delle steppe.
Anche l’Homo sapiens, che già popolava l’Eurasia, dovette sviluppare nuove strategie di caccia e adattamento per sopravvivere in un ambiente così ostile.
Il ritiro dei ghiacci, cominciato circa 15.000 anni fa, non fu un processo lineare: ci furono fasi di temporaneo ritorno al freddo, note come Dryas antico e Dryas recente, che rallentarono la deglaciazione prima dell’ingresso definitivo nell’Olocene.
Le cause della glaciazione di Würm
Le cause che hanno portato alla Würm sono molteplici. Oltre ai cicli astronomici di Milanković, hanno avuto un ruolo anche i cambiamenti nella circolazione oceanica, in particolare le variazioni della Corrente del Golfo, e l’attività vulcanica, che in alcuni momenti ha immesso grandi quantità di polveri e gas nell’atmosfera, raffreddando temporaneamente il Pianeta.
Questi fattori non agiscono mai da soli: è l’interazione fra di loro, insieme a lunghi tempi di evoluzione, a determinare l’avvio e la durata di una glaciazione.
Glaciazioni e cambiamenti climatici moderni: un confronto sorprendente
Una domanda sorge spontanea: le glaciazioni hanno avuto un impatto più grande dei cambiamenti climatici attuali? La risposta non è semplice e dipende da come intendiamo “forza” di un cambiamento.
Durante la glaciazione di Würm, la temperatura media globale era di 5-6 °C più bassa rispetto a quella preindustriale, mentre oggi le previsioni parlano di un aumento fra +1,5 °C e +5 °C entro il 2100, a seconda delle emissioni. Se si guarda al livello del mare, la differenza è ancora più netta: durante il massimo glaciale i mari erano oltre 100 metri più bassi, mentre nei prossimi decenni si prevede un aumento compreso fra 30 centimetri e 1 metro.
Dunque, in termini assoluti, le glaciazioni hanno prodotto trasformazioni molto più radicali. Ma il punto cruciale è la velocità con cui avvengono i cambiamenti. Il raffreddamento che portò al massimo glaciale richiese decine di migliaia di anni, mentre oggi l’aumento delle temperature globali si sta verificando in poche decine di anni.
Per gli ecosistemi e per le società umane la velocità del cambiamento è un fattore decisivo. Una variazione graduale permette a piante, animali e popolazioni di adattarsi; una variazione rapida mette a rischio la sopravvivenza di interi habitat. Gli scienziati sottolineano che proprio questa rapidità rende il cambiamento climatico moderno senza precedenti negli ultimi centinaia di migliaia di anni.
Una Terra in trasformazione continua
Guardando indietro, le glaciazioni ci mostrano un Pianeta capace di passare da deserti di ghiaccio a periodi di relativa stabilità come l’Olocene, in cui le civiltà hanno potuto nascere e svilupparsi. La glaciazione di Würm rimane l’ultimo grande capitolo di questa lunga storia.
I cambiamenti climatici attuali rappresentano la vera emergenza, perché non c’è alcuna nuova glaciazione in arrivo nei prossimi decenni. Di certo potrebbero innescarsi eventi disastrosi, cataclismi come la caduta di grossi meteoriti, eruzioni vulcaniche devastanti, ma anche una guerra nucleare su vasta scala potrebbe avviare un periodo di freddo, ma non un’Era glaciale di quelle grandi e di lunga durata che ho elencato.
Credit
Wikipedia – Timeline of glaciation
Wikipedia – Late Cenozoic Ice Age
Earth.com – Ice age data analysis reshapes climate future
IPCC Data – Sea level rise projections
MIT Climate Portal – Climate change and natural warming cycles
arXiv – Timing of Quaternary glaciations from orbital forcing








