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Ombra pluviometrica

Nubi piovosissima, come una spugna strizzata sulla montagna

Spesso è sufficiente guardare una carta delle precipitazioni previste per osservare delle stranezze. A pochi chilometri di distanza, separate soltanto da una catena montuosa, ci sono zone fradice e altre quasi aride. Il fenomeno si chiama ombra pluviometrica ed è uno dei meccanismi più semplici, della meteorologia.

Tutto parte da una corrente d’aria umida che incontra una montagna. Non potendola aggirare, l’aria è costretta a salire lungo il versante esposto al vento, quello che i meteorologi chiamano sopravvento. Salendo si raffredda, di circa 1°C ogni 100 metri. Il vapore acqueo condensa, le nubi si ispessiscono e arrivano pioggia o neve. La montagna, insomma, strizza la corrente come una spugna.

Superata la cresta, la situazione cambia completamente. L’aria che ancora umida scende sul versante opposto, detto sottovento, si comprime e si riscalda e si asciuga. Questa massa d’aria lascia gran parte della sua umidità dall’altra parte del versante montano, ed in valle arriva più calda e più secca di quando era partita. Infatti, l’aria che scende si riscalda di 1°C ogni 100 metri perendo umidità. È lo stesso principio del föhn, il vento caldo e asciutto che nelle vallate alpine può far salire la temperatura di parecchi gradi in poche ore. Il risultato è quello che una fascia di territorio che resta all’ombra della pioggia.

 

Le ombre pluviometriche d’Italia

In Italia gli esempi abbondano, del resto il Paese è attraversato da Alpi e Appennini. Nel Nord Italia il caso più noto è bassaa Valle d’Aosta. È circondata dai rilievi più alti d’Europa e riceve buona parte delle perturbazioni già “svuotate”: ad Aosta cadono mediamente attorno ai 500-600 millimetri di pioggia l’anno. Ma attenzione, le aree montane, specie centro occidentali della regione, ricevono ingenti precipitazioni, d’inverno spesso nevose. In Alto Adige il contrasto è ancora più marcato, perché la Val Venosta figura tra le valli più asciutte dell’intero arco alpino. Poco più a est, sulle Prealpi Giulie del Friuli, si superano invece i 3.000 millimetri. La differenza la fa tutta la posizione rispetto ai flussi umidi e qui ha un ruolo imponente l’Adriatico.

Lungo la Penisola è l’Appennino a fare da spartiacque. Quando le perturbazioni atlantiche arrivano con venti di libeccio o di ponente, il versante tirrenico si prende la pioggia. Quello adriatico, tra Marche, Abruzzo e Molise, resta spesso ai margini, con cieli più aperti e il garbino che soffia caldo verso la costa. Succede anche con i vortici ciclonici sul Mediterraneo, come racconta un’analisi dedicata all’ombra pluviometrica sul medio Adriatico. A Pescara capita spesso di vedere il sole mentre a Roma diluvia.

Nel Sud Italia spicca il Tavoliere delle Puglie, attorno a Foggia. È una delle pianure meno piovose del Paese, riparata dai rilievi del Subappennino Dauno. Nemmeno le Isole Maggiori fanno eccezione. In Sicilia, con le correnti settentrionali, piove sulla costa tirrenica mentre il versante meridionale resta a secco. In Sardegna il maestrale scarica sul lato occidentale e lascia più asciutto quello orientale.

 

Un’ombra che si sposta con il vento

C’è poi un dettaglio che spesso sfugge: l’ombra pluviometrica non è fissa, si sposta con il vento. Con bora o grecale i ruoli si invertono. L’Adriatico riceve le precipitazioni e il Tirreno resta all’asciutto.

Le conseguenze sono concrete. Le zone sottovento soffrono prima la siccità e hanno falde più povere. Con il vento caldo e secco di caduta diventano anche più esposte agli incendi. L’agricoltura si è adattata da secoli: i meleti della Val Venosta, per esempio, vivono spesso grazie all’irrigazione. Per chi fa previsioni la sfida è rappresentare bene l’orografia, cioè la forma dei rilievi. Solo i modelli matematici ad alta risoluzione riescono a distinguere due valli vicine che, con la stessa perturbazione, vivono giornate completamente diverse. E qui il problema è narrare il bollettino di previsioni meteo, molto spesso, perché una perturbazione oceanica, ad esempio, non fa piovere in tutta Italia allo stesso modo. In Adriatico piove assai meno del settore tirrenico in queste circostante.

 

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