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Un Settembre senza neve e ghiacciai scoperti

Chi frequenta la montagna lo ha notato a colpo d’occhio, perché Settembre si è chiuso senza una vera imbiancata sulle Alpi e con i ghiacciai ancora scoperti, privi di quel primo strato di neve che di solito li protegge dal sole di fine stagione. Il ritardo arriva dopo un’annata pesante, visto che secondo la rete svizzera GLAMOS i ghiacciai elvetici hanno perso nel 2026 oltre il 5% del loro volume, e ogni settimana senza neve allunga la loro esposizione al caldo e sole, anche se le temperature sono scese sensibilmente rispetto all’estate.

 

Lo Zero Termico, il vero nemico della quota neve

Per capire fin dove nevicherà bisogna guardare allo zero termico, cioè la quota alla quale l’aria scende a 0°C in libera atmosfera, e mai nelle stazioni meteo, tenendo presente che la neve arriva in genere al suolo qualche centinaio di metri più in basso, perché i fiocchi impiegano tempo a fondersi attraversando l’aria più mite e, con precipitazioni intense, la fusione stessa raffredda lo strato sottostante abbassando ancora il limite. Le perturbazioni atlantiche di Ottobre, accompagnate da aria più fresca in arrivo da nord-ovest, sono il primo candidato serio a riportare la neve sotto i 2000 metri, con i modelli matematici chiamati a confermare tempi e quantitativi giorno per giorno.

 

Versante occidentale e orientale, due situazioni diverse

Con le correnti da ovest e sud-ovest, tipiche delle perturbazioni atlantiche, a raccogliere le nevicate più generose sono di solito le Alpi occidentali e i settori di confine del Nord-Ovest Italia, tra Valle d’Aosta, Piemonte e Svizzera, dove l’aria umida viene costretta a salire contro i rilievi e scarica gran parte del suo carico – è il cosiddetto effetto stau -. Le Alpi orientali del Nord-Est, tra Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia, dipendono invece soprattutto dalle depressioni che si formano sul Mediterraneo o dalle discese fredde da nord, e possono restare quasi asciutte anche mentre a ovest nevica con continuità.

 

Innevamento artificiale, servono freddo e aria secca

Molti comprensori contano sull’innevamento artificiale, ma i generatori lavorano bene solo con temperature sotto lo zero e aria poco umida, condizioni che in Ottobre si presentano di rado e per poche ore, quasi sempre di notte e alle quote più alte. La neve prodotta serve poi a costruire una base compatta sulle piste e non sostituisce le nevicate naturali, le uniche che alimentano davvero ghiacciai e riserve d’acqua.

 

Perché un Ottobre con temperatura sopra media

Un Ottobre più caldo della norma può comunque regalare belle imbiancate in alta quota, perché basta il passaggio di un fronte freddo per far crollare lo zero termico per un paio di giorni, ma il problema arriva subito dopo, quando il ritorno dell’aria mite e di un sole ancora vigoroso riporta lo zero termico molto in alto e la neve fresca fonde sui versanti esposti a sud, resistendo solo sui ghiacciai e nei canaloni in ombra. Per la stagione sciistica conta la continuità del freddo tra Novembre e Dicembre, non il singolo episodio, e la tendenza di lungo periodo lo conferma, visto che sull’intero arco alpino la durata del manto nevoso è calata in media del 5,6% per decennio tra il 1971 e il 2019. La prima neve resta un segnale da accogliere volentieri, ma la partita dell’inverno si gioca più avanti.

 

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