
Amplificazione Artica, il fenomeno che entra in gioco da Novembre
C’è un fenomeno atmosferico di cui dobbiamo iniziare a parlare, e discuterne adesso, perché è proprio da qui che tutto inizia: si chiama Amplificazione Artica, che potremmo anche abbreviare in AA. Il suo picco stagionale prende avvio a Novembre e si estende per tutta la stagione invernale. Questo avviene perché l’Oceano Artico, che ha assorbito calore in estate, lo rilascia in atmosfera durante il periodo in cui si riforma la banchisa polare, ovvero il ghiaccio marino: una sorta di vero e proprio sbalzo termico. D’altronde quelle acque si stanno raffreddando sensibilmente dopo la stagione estiva, mentre l’aria sovrastante, sul Polo Nord, si riscalda in alcune aree addirittura di 20°C rispetto alla media. Una vera follia.
Questo riscaldamento va a innescare un’anomalia nel confronto con la temperatura delle regioni tropicali, ed è proprio questa anomalia a prendere il nome di Amplificazione Artica. Con il Riscaldamento Globale, cioè con la temperatura che aumenta su tutto il pianeta, il picco di differenza termica tra Polo Nord e fascia tropicale tende a spostarsi leggermente verso Dicembre e Gennaio: ne parla uno studio pubblicato su npj Climate and Atmospheric Science, rivista del gruppo Nature.
Le risposte termiche sull’Europa
Sulle risposte termiche dell’Europa a questo cambiamento vengono condotti numerosi esperimenti. Si può citare quello basato sul modello matematico CNRM-CM6-1, il cui studio è pubblicato sul Journal of Climate del 2021.
Blocchi atmosferici e indice NAO negativo
Questo fenomeno tende a modificare ciò che stiamo osservando durante le stagioni invernali: va a creare un blocco della circolazione atmosferica sull’Europa e, allo stesso tempo, una serie di alterazioni. Tutto nasce dall’osservazione della velocità di formazione del ghiaccio sul Mare di Barents e sul Mare di Kara. Il rallentamento di questo processo tende a sviluppare in autunno una maggiore probabilità di un indice negativo dell’Oscillazione Nord Atlantica, la NAO, che andrebbe a favorire condizioni atmosferiche perturbate sulle regioni del Mediterraneo, soprattutto a inizio autunno. Ed è esattamente ciò che sta succedendo.
Non solo: l’AA va anche a intensificare la forza delle basse pressioni. D’altronde i modelli matematici prospettano un ciclone extratropicale sulle Isole Britanniche e, subito dopo, un altro verso il nord della Scozia: una situazione atlantica molto vigorosa, peraltro anche molto variabile, perché poi si forma un’alta pressione, a cui seguirà ancora dell’altro.
Più variabilità: anticicloni, maltempo e irruzioni fredde
L’Amplificazione Artica determina quindi una maggiore variabilità atmosferica, che si traduce in periodi anticiclonici alternati a fasi di maltempo e, soprattutto, nella possibilità che si verifichino irruzioni di aria fredda e, al tempo stesso, ondate di caldo, accompagnate da blocchi atmosferici, ossia configurazioni che possono perdurare nel tempo. Potremmo così avere ondate di freddo anche di lungo termine, della durata di alcune settimane. La tendenza del nostro clima resta però orientata verso il riscaldamento, e questo dobbiamo considerarlo: c’è una maggiore probabilità di avere ondate di caldo che di freddo.
Dal Golfo del Messico al Baltico, gli effetti già visti
Allo stesso tempo, i fenomeni che si stanno verificando a livello emisferico, su tutto il nostro emisfero, hanno favorito in alcune aree situazioni di freddo invernale imponente. L’esempio più evidente è la parte centro-orientale del Nord America: gli Stati Uniti d’America hanno visto la neve negli ultimi due inverni addirittura sulle coste del Golfo del Messico.
Da noi niente di tutto questo, a parte il forte raffreddamento che lo scorso inverno ha interessato la Scandinavia e si è poi esteso a Germania, Polonia e Paesi Baltici, dove nel mare si è formata una banchisa sulla quale si potrà persino camminare. Parliamo proprio di ghiaccio marino in Germania, qualcosa di inconcepibile in un’epoca di Riscaldamento Globale, che invece rientra nell’effetto dinamico della circolazione atmosferica autunnale e invernale, esasperata proprio dall’Amplificazione Artica.
Siccità e inverno al Nord, cosa si può dire
In ambito scientifico bisognerebbe citare una lunga serie di modelli matematici, test eseguiti e ipotesi differenti. Il punto fondamentale è che l’AA crea una grossa variabilità anche in ambito pluviometrico: da qui le condizioni di siccità osservate in altre stagioni, come l’estate, persino in Francia, nelle Isole Britanniche e al Nord Italia, dove d’estate dovrebbe piovere.
L’attesa ora è tutta per il prossimo inverno al Nord e per le eventuali nevicate in pianura. Non c’è però la possibilità di sapere se questo succederà, perché si entra nel campo delle previsioni su scala locale, che non possiamo permetterci di formulare partendo da teorie sull’influenza climatica di queste correnti. Chiamiamole semplicemente così, correnti, anche se in realtà non lo sarebbero: l’Amplificazione Artica è un processo molto complesso, ma ci basta sapere che esiste e che genera una variabilità atmosferica ben più che eccessiva.
Credit
- Liang, Polvani, Mitevski – Arctic amplification, and its seasonal migration, over a wide range of abrupt CO2 forcing (npj Climate and Atmospheric Science, Nature Portfolio)
- Chripko et al. – Impact of reduced Arctic sea ice on Northern Hemisphere climate and weather in autumn and winter, CNRM-CM6-1 (Journal of Climate, 2021)
- NOAA Institutional Repository – High Values of the Arctic Amplification in the Early Decades of the 21st Century
- Nature Scientific Reports – Amplified Arctic warming and the seasonal energy cycle
