Seguici su Google

artico 24 atco

L’autunno sta lasciando l’amaro in bocca a molti, con temperature superiori alla media e condizioni meteo quasi primaverili che hanno dominato a lungo. Questo anomalo ritardo nei cambiamenti climatici stagionali ha alimentato dubbi e preoccupazioni, ma ora sembra che un po’ di normalità possa finalmente mostrarsi. I segnali in arrivo dai principali modelli meteorologici suggeriscono infatti un cambiamento imminente, con un possibile ritorno a condizioni più in linea con la stagione

 

Il freddo inizierà a farsi sentire e potrebbe intensificarsi nelle prossime settimane, anche se come sempre le differenze termiche tra Nord Italia, Centro Italia e Sud Italia saranno notevoli. Lo sono già nei valori minimi, fateci caso.

L’attesa, però, è per l’arrivo di un’ondata artica entro un paio di settimane che potrebbe portare un drastico calo delle temperature e un ritorno delle precipitazioni in forma di neve. Tale scenario potrebbe comportare nevicate non solo sulle cime montane, dove la neve è fondamentale per riserve idriche e turismo, ma anche a quote più basse. Questa non è una previsione meteo, bensì una linea di tendenza tutta da confermare, se si dovesse manifestare uno Split del Vortice Polare. Ebbene, secondo vari studi, l’Italia potrebbe patire del 30% di possibilità. Insomma, Split del Vortice Polare non significa neve a Milano, Firenze, Roma.

 

Negli ultimi anni, le stagioni fredde sono state caratterizzate da episodi di maltempo meno frequenti e neve insufficiente, con conseguenze importanti per il fabbisogno idrico e per l’ecosistema montano. La neve è infatti una risorsa idrica preziosissima, poiché il suo lento scioglimento alimenta fiumi e laghi, fondamentale soprattutto per le regioni alpine e appenniniche. Una seria ondata di freddo con precipitazioni nevose porterebbe così benefici tangibili soprattutto nelle stagioni di Primavera ed Estate. Pensate che nell’Inverno scorso sono mancate oltre il 50% delle nevicate sulle Alpi, con conseguenze nei fiumi e torrenti, accentuate da un’estate caldissima e secca.

 

Le previsioni delle prossime settimane mostrano dunque la possibilità di condizioni meteo più “normali”, come quelle di un tempo, con una progressiva discesa delle temperature in tutto il Paese e il ritorno di fenomeni meteorologici tipici del periodo tardo autunnale poi invernale. Questo cambiamento climatico tanto atteso potrebbe richiamare alla memoria gli inverni passati, quelli in cui il freddo pungente era una presenza costante e la neve non era un’eccezione. L’idea di un Inverno come quelli di una volta si è fatta strada già a inizio autunno, quando le temperature anomale e il perdurante caldo sembravano voler spazzare via il ricordo dei mesi più freddi. Sembrano, e qui ci metto il condizionale.

 

Le cause di queste anomalie meteo vanno ricercate in una serie di fattori globali, tra cui il riscaldamento degli oceani e fenomeni come El Niño o La Nina, che influiscono pesantemente sull’andamento climatico. Tuttavia, i nuovi modelli stagionali indicano una possibile inversione di rotta, con condizioni che potrebbero sorprendere con bruschi cambiamenti, specie tra fine novembre e inizio dicembre. Gli esperti parlano di una possibile (non certa, ovviamente) incursione di masse d’aria polare, capaci di interessare soprattutto il Nord Italia e, a seconda della configurazione dei venti, anche altre aree.

 

Il prossimo novembre potrebbe così segnare l’avvio di una fase stagionale interessante, con un meteo in grado di influenzare positivamente il bilancio idrico delle regioni montane e, perché no, di riportare la neve in quelle località dove manca da tempo in particolare sulla dorsale appenninica. Questo ce lo auguriamo, nel frattempo, ottobre è stato molto meno piovoso rispetto alle proiezioni che sembravano di buona qualità di ECMWF.

Seguici su Google