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Il castagno (Castanea sativa) è un albero longevo e robusto, eppure la sua produzione cambia molto da un anno all’altro. La risposta non sta nell’autunno, quando i ricci cadono a terra, ma nei mesi che lo precedono. Ogni fase del ciclo della pianta ha un punto debole, e il meteo lo colpisce con precisione. dal Nord Italia al Sud, fino alle Isole Maggiori, gli effetti sono gli stessi.

 

Primavera: gemme e gelate tardive

Il castagno si risveglia tardi, in genere tra aprile e maggio. Una gelata tardiva, con valori notturni sotto 0°C sui germogli appena aperti può danneggiare proprio i rametti destinati a portare i fiori, e di ripercuote nei mesi dopo con chiome povere di ricci. Anche una primavera molto secca ha effetto, perché lascia il suolo con poche riserve d’acqua all’avvio dell’estate.

 

La fioritura, il momento decisivo

Tra giugno e luglio arriva la fioritura, la fase che più di ogni altra stabilisce la quantità del raccolto. A lungo si è creduto che il polline viaggiasse soprattutto con il vento. Le ricerche dell’INRAE in Francia hanno dimostrato invece che sono gli insetti – coleotteri, api, mosche – a svolgere gran parte del lavoro. Per questo settimane di piogge insistenti, cielo coperto e aria fresca durante la fioritura frenano il volo degli impollinatori e inzuppano il polline. Molti fiori femminili restano così non fecondati e, a fine stagione, i ricci si aprono vuoti o con una sola castagna sviluppata all’interno.

 

Estate: siccità e caldo decidono la pezzatura

Da luglio a settembre il riccio cresce e la castagna accumula amido. Il castagno è una specie mesofila, cioè legata a climi temperati e umidi, e soffre la siccità estiva e le ondate di calore. Uno studio condotto nel Portogallo nord-orientale ha misurato una produzione superiore del 26% negli alberi irrigati rispetto a quelli lasciati senza acqua, con frutti più grandi. Nell’estate più calda dei due anni osservati, però, il raccolto è calato anche nelle piante irrigate. Con il terreno arido la pianta chiude gli stomi, i minuscoli pori delle foglie, per non disperdere acqua: la fotosintesi rallenta, ai frutti arrivano meno zuccheri e le castagne restano piccole.

 

L’influenza delle piogge di fine estate

I castanicoltori guardano quindi con attenzione ai temporali di agosto e alle prime piogge di settembre, che coincidono con il riempimento finale del frutto. Un’estate secca seguita da precipitazioni regolari può ancora salvare la pezzatura. Se invece le piogge autunnali tardano a partire, il danno diventa definitivo. Un meccanismo simile, del resto, regola anche la stagione dei funghi.

 

Uno sguardo al futuro dei castagneti

Il Riscaldamento Globale rende più frequenti estati lunghe e asciutte e autunni sempre più tardivi. Le analisi sugli anelli di accrescimento condotte in Germania confermano che il castagno prospera dove l’acqua non manca, ma è vulnerabile alla siccità estiva. Un modello matematico applicato alle Cévennes, nella Francia meridionale, indica che le varietà reagiranno in modo diverso ai climi che avremo nel futuro. Scegliere le specie giuste, e la quota adatta, sarà decisivo per i castagneti di domani. E si, anche questa pianta necessiterà di un adattamente al clima, spostandosi verso quote più elevate.

 

Credit

    • Revisiting pollination mode in chestnut (Castanea spp.): an integrated approach – INRAE
    • Phenology and reproductive biology in cultivar ‘Judia’ (Castanea sativa Mill.) – ISHS Acta Horticulturae
    • The effect of irrigation on chestnut physiology and production – ISHS Acta Horticulturae
    • Future suitability of sweet chestnut limited by susceptibility to drought – TU Dresden

 

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