Incendi dove piove di più

Gli incendi in Carnia fanno veramente notizia, perché questa è una delle regioni italiane più piovose: anzi, qui ci sono località che detengono il primato assoluto di piovosità in Italia. E pensate che le precipitazioni hanno un picco annuale (medie annue dai 3000 ai 3500 millimetri) durante la stagione estiva, il più elevato dell’intero Paese. Se scoppiano gli incendi, allora, c’è qualcosa che non va.

Innanzitutto sappiamo molto bene cosa sta succedendo: abbiamo ancora un sistema di alta pressione, sì, e sappiamo che nei prossimi giorni, soprattutto sul Nord Italia, ci sarà un cambiamento atmosferico con molti temporali e pioggia. Ma non sappiamo cosa accadrà in seguito, se non a grandi linee: ulteriori impulsi di aria instabile toccheranno il Settentrione e ci saranno altri temporali. Non sappiamo però se poi cadranno grandi piogge in Carnia e, tanto per dire, se saranno abbondanti. Soprattutto, cadranno su un terreno riarso dal sole. Anche il sottobosco, per esempio, ha subito danni ed è ingiallito, perché non piove e perché ci sono state temperature elevatissime. Chi vive nell’area di Tolmezzo lo sta osservando giorno dopo giorno.

 

Non è un caso isolato: dal Biellese al Lecchese

Questa è una situazione che non riguarda soltanto la Carnia, in Friuli Venezia Giulia, ma che possiamo praticamente estendere a quasi tutto l’arco alpino. Roghi ci sono stati nel Biellese (media annuale oltre i 2500 millimetri), altra area estremamente piovosa a livello annuo e, ancor più, nel periodo estivo: la conferma arriva dai dati storici di Biella. Incendi si sono sviluppati anche nella provincia di Lecco, altro territorio con una media annuale di piovosità ben superiore ai 2500 millimetri; pure qui il massimo pluviometrico cade nella stagione estiva.

 

Quando manca il profumo del verde

Nelle aree citate, durante l’estate il verde della vegetazione è brillante e l’aria profuma di verde, per il rilascio dei composti organici volatili prodotti dalle foglie. Quest’anno no. E sappiamo bene che stiamo vivendo una situazione eccezionale, tanto che si è arrivati a chiedersi se l’estate 2026 possa superare quella del 2003.

Ma attenzione: l’ultima grande siccità è stata quella di appena l’altro ieri, ovvero quella del 2022, gravissima al Nord Italia e sul bacino del Po, e poi quella che tra il 2023 e il 2024 ha colpito la Sicilia e anche la Sardegna.

 

La lezione della Sardegna

Sulla Sardegna, però, fu peggiore l’episodio del 2017-2018: l’isola venne devastata dall’assenza di piogge fino all’inizio dell’estate del 2018. Pensate che di dighe di raccolta, in Sardegna, ce ne sono tantissime, con una capacità complessiva che è la maggiore d’Italia: circa 2,3-2,5 miliardi di metri cubi negli invasi artificiali. La Lombardia risulta superiore solo includendo i grandi laghi naturali regolati. Dati ISPRA. Ma mai si potrebbe usare l’acqua dei laghi come succede in Sardegna per perservarne l’ambiente naturale.

In quell’evento siccitoso le dighe si svuotarono quasi completamente e su buona parte della regione riapparvero addirittura costruzioni sepolte dalle acque degli invasi. Poi, improvvisamente, arrivò la pioggia: nell’estate 2018 una pioggia torrenziale, con fenomeni meteorologici da record. Anche in quel caso si trattò di un evento meteo estremo, così come è estrema la siccità di cui sto parlando per la regione alpina, una siccità che ha delle similitudini con quella del 2022, ma che oggi risulta aggravata dalle temperature molto elevate.

 

Estate 2026, la fotocopia del 2003

Questa estate 2026 è all’incirca una fotocopia del 2003 per quanto riguarda il grande caldo, sempre evidenziando, ovviamente, che le stagioni non sono mai uguali: c’è sempre qualche dettaglio che varia. Possiamo però dire con sicurezza che la stagione 2026 ha peculiarità similissime a quelle del 2003, con una differenza sostanziale: siamo nel 2026, e nel frattempo la temperatura globale è ulteriormente aumentata. Non a caso, l’anticiclone africano ha già regalato punte fino a 42°C in diverse aree del Centro Sud e delle due isole maggiori.

 

El Niño e il plateau termico verso il 2027

Adesso si parla poi di un altro evento, innescato da un fenomeno marino che si chiama El Niño. Nel corso dei prossimi mesi costruirà un plateau termico, cioè una base che farà crescere la temperatura globale: affronteremo pertanto la stagione estiva 2027 con valori superiori, a livello planetario, rispetto al 2026.

Il rischio che possa verificarsi un’ondata di calore maggiore di quella attuale c’è, ma è comunque molto improbabile che accada, perché l’evento del 2026 è eccezionale e teoricamente ha avuto un tempo di ritorno attorno ai vent’anni. Orbene, col Riscaldamento Globale i tempi di ritorno di certi eventi estremi, soprattutto di caldo, si sono ridotti; penso però che non si possa dire con certezza che il 2027 sarà un’estate più calda del 2026, proprio perché il 2026 è di straordinaria intensità.

 

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