
Che tempo farà in inverno e in autunno: è la domanda delle domande, dopo un’estate molto calda, con più di 20 giorni di temperature record. Il fenomeno climatico che coinvolge l’altro Emisfero, influenza anche le temperature in Europa ed in Italia. Ecco perché.
Conviene partire dal punto più lontano da noi. Una fascia d’Oceano lunga migliaia di chilometri, distesa lungo l’Equatore fra l’Indonesia e le coste del Perù, dove gli alisei – i venti che spirano con ostinata regolarità da est – ammassano acqua calda verso occidente e lasciano che sul versante opposto risalga acqua fredda dagli strati profondi. Quando quel meccanismo si allenta, il calore non viene più spinto via. Restaa, anzi, scivola lentamente verso oriente, come una massa d’acqua tiepida che cerca spazio.
El Niño si è intensificato nel corso dell’ultimo mese, con anomalie della temperatura superficiale del mare superiori a +2,0°C nel Pacifico equatoriale orientale. Valori che influenzano, nella grande macchina mondiale del clima, anche quelli del nostro emisfero, Europa, ed Italia. Non è un dettaglio per addetti ai lavori: un Oceano che restituisce calore all’atmosfera su una superficie vasta quanto un continente sposta l’equilibrio energetico dell’intero pianeta, e le conseguenze si leggono a migliaia di chilometri di distanza. Chi vuole ricostruire la cronologia di questa intensificazione trova un quadro aggiornato nell’analisi di un evento che si annuncia fortissimo tra autunno e inverno.
Temperatura subsuperficiale +10 gradi
Le anomalie della temperatura subsuperficiale sono state significative, raggiungendo +10,0°C in profondità. Anomalie inoltre – continua il report del Climate Prediction Center dell’NWS – del vento occidentale a bassa quota e anomalie del vento orientale in quota, che si sono estese dal Pacifico equatoriale occidentale a quello centro-orientale.
Tradotto: l’atmosfera ha smesso di fare resistenza e ha cominciato ad essere fortemente influenzata. Gli alisei, che di norma spingono da est, si sono indeboliti e in alcune fasi hanno addirittura invertito la direzione; in quota è successo il contrario. È la firma classica dell’accoppiamento fra Oceano e aria, quella condizione in cui il mare scalda l’atmosfera e l’atmosfera, a sua volta, permette al mare di scaldarsi ancora. Un circolo che si autoalimenta, e che una volta innescato fatica a fermarsi prima dell’inverno. I satelliti l’avevano visto arrivare: la potenza nascosta sotto la superficie del Pacifico era misurabile già mesi fa dall’altezza del livello del mare.
Il termoclino con temperatura record
L’indice della temperatura subsuperficiale equatoriale (media da 180°-100°W) è aumentato durante luglio, riflettendo un termoclino (lo strato d’acqua in un mare o in un lago che separa l’acqua calda superficiale da quella fredda profonda, n.d.r.) più profondo della media. Insomma, il calore è arrivato molto più in profondità nell’acqua degli oceani.
E qui sta il punto che spesso sfugge. Un termoclino profondo significa che la riserva di calore non è una pellicola superficiale destinata a dissiparsi in poche settimane, ma un serbatoio spesso decine di metri, capace di alimentare il fenomeno per mesi. Quando l’anomalia si radica in profondità, l’evento ha il carburante per crescere. Non sempre accade. Stavolta, i numeri sono lì.
Verso un evento climatico storico in autunno
Le previsioni ufficiali ENSO del CPC, che sintetizzano diversi modelli provenienti dal Nord America e da altri Paesi, indicano che El Niño continuerà a rafforzarsi fino alla fine dell’anno. Durante la stagione ottobre-dicembre 2026, c’è una probabilità del 69% di un evento storico che supererebbe l’intensità dei precedenti eventi El Niño risalenti al 1950 (+2,5°C).
Un dato che merita un attimo di riflessione. Significa che il termine di paragone non sono gli episodi ordinari, ma i due mostri sacri della serie storica: l’evento del 1997-1998 e quello del 2015-2016, entrambi rimasti negli annali per gli sconvolgimenti provocati su scala planetaria, dalle siccità australiane alle alluvioni sudamericane. Superarli non sarebbe una sfumatura statistica. Sarebbe un primato. “Nel complesso, il sistema accoppiato oceano-atmosfera ha evidenziato un rafforzamento di El Niño.”
Va detto che una probabilità del 69% non è una certezza,. Ma è un valore altissimo per una proiezione stagionale, e giustifica l’attenzione con cui i centri internazionali stanno seguendo l’evoluzione. Non a caso il fenomeno sta spingendo il pianeta in territorio inedito, con implicazioni che vanno ben oltre la meteorologia.
Come agisce sul clima europeo
Il fenomeno climatico estremo agisce anche sul nostro continente in modo indiretto: l’impatto non è diretto come nei paesi che si affacciano sul Pacifico, ma alza la temperatura media dell’intero pianeta. Favorisce la persistenza di anticicloni subtropicali robusti e duraturi sulle nostre regioni durante la stagione estiva.
Il collegamento passa dalle teleconnessioni, catene di cause ed effetti che attraversano mezzo emisfero e si sfilacciano man mano che ci si allontana dalla sorgente. Dove il mare si scalda, l’aria sale e nascono nubi e temporali; spostando di qualche migliaio di chilometri il motore convettivo tropicale, El Niño ridisegna la posizione delle correnti a getto alle medie latitudini. Da lì il segnale arriva alla North Atlantic Oscillation, all’Arctic Oscillation e, nelle fasi più tardive della stagione fredda, allo stato del Vortice Polare stratosferico, con una probabilità maggiore di Stratwarming. È il percorso che potrebbe riportare neve e gelo dalla Russia verso l’Italia, anche se nulla di tutto questo funziona in automatico, e niente è ovviamente certo.
Con un evento di questa portata, le probabilità di subire impatti coerenti con El Niño sono maggiori, anche se non sono garantite, si conclude nel report.
Anche su Europa e Italia, visto potenziamento della schizofrenia climatica (afa e caldo anomalo a cui si contrappongono improvvise bombe d’acqua e nubifragi di ampia portata) che stanno iniziando a diventare ricorrenti e – forse – sistemiche, vedrebbero l’influenza indiretta di El Niño.
Un mare più caldo del normale non fa che caricare l’energia disponibile, perché ogni grado in più significa più vapore disponibile e più potenza per i sistemi temporaleschi che risalgono il Mediterraneo. Le ultime tendenze per settembre, ottobre e novembre si muovono esattamente tenendo in considerazione le configurazioni climatiche generali, orientati verso condizioni meteo eccezionalmente estreme. E per la stagione fredda, il quadro delle possibili ripercussioni sul prossimo inverno europeo resta aperto a più scenari, alcuni dei quali tutt’altro che miti.
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