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donna che ha crampi al chiusoL’intestino emerge come un organo di sorprendente versatilità, capace di adattarsi a varie condizioni alimentari grazie alla sua capacità di modificarsi, conosciuta come flessibilità intestinale. Recenti ricerche hanno evidenziato l’essenziale contributo dell’attivina, una proteina responsabile della crescita e della differenziazione delle cellule, in questo processo. Tali studi, condotti principalmente su esemplari di moscerini della frutta, aprono nuovi orizzonti nella comprensione di come gli organi si adattino agli ambienti variabili e nella elaborazione di cure innovative contro patologie come il cancro colorettale, che risulta da anomalie nella segnalazione dell’attivina.

 

Il fenomeno della flessibilità intestinale si manifesta in modo particolarmente evidente in alcune specie animali durante periodi di astensione prolungata dal cibo, tra cui gli animali in ibernazione o i serpenti del genere Python, capaci di passare mesi senza alimentarsi. Durante queste fasi, l’intestino può dimezzare le proprie dimensioni, per poi riacquistare rapidamente le dimensioni originarie quando l’alimentazione viene ripresa. Questo meccanismo di adattamento non è un caso isolato ma è diffuso in molteplici specie, incluso l’uomo. Ad esempio, durante la gravidanza si assiste a un ingrandimento dell’intestino per sostenere l’assorbimento di nutrienti vitali per il crescendo fetale.

 

Il gruppo di ricerca guidato da Colombani Andersen, dall’Università di Copenhagen, ha scelto il moscerino della frutta, o Drosophila, come modello per indagare i meccanismi alla base della flessibilità intestinale, pubblicando i risultati sulla rivista Nature Communications. Il team, retto dalla dott.ssa Ditte S. Andersen, ha esplorato come l’intestino si adatta alla diversità dell’offerta nutritiva mediante il ricorso agli strumenti genetici propri dei Drosophila.

 

Le conclusioni dello studio indicano che la privazione di nutrienti comporta un accumulo di cellule progenitrici incapaci di evolvere in cellule mature, con conseguente diminuzione delle dimensioni dell’intestino. Invece, con la ripresa dell’alimentazione, queste cellule bloccate maturano prontamente, contribuendo alla rigenerazione intestinale. La dott.ssa Andersen ha rilevato come le attivine rivestano un ruolo cruciale in questo processo: sotto restrizione alimentare il segnale dell’attivina si attenua, per riattivarsi nella fase di re-alimentazione, essenziale per il ritorno delle cellule progenitrici allo stato maturo e per il conseguente ridimensionamento dell’intestino.

 

Il controllo dell’adattabilità degli organi è fondamentale per il benessere dell’organismo in un contesto di cambiamento. Tuttavia, la deregolazione di questi processi è una caratteristica comune nei tessuti tumorali, inclusa la frequente alterazione della segnalazione dell’attivina. Questo studio pone le basi per ulteriori ricerche sul nesso tra anomalie nella segnalazione dell’attivina e l’emergere di tumori colorettali, offrendo nuove direzioni nel trattamento di tali malattie con possibili terapie mirate all’attivina.

 

Il lavoro svolto dal team di Colombani Andersen costituisce un avanzamento rilevante nello studio della flessibilità intestinale e delle sue ripercussioni nella salute umana. La scoperta del ruolo determinante dell’attivina non solo chiarisce come l’intestino si adatti alle variazioni nel regime alimentare, ma apre anche a possibilità inedite per l’elaborazione di curative anti-cancro colorettale. Proseguendo lungo questa traiettoria di ricerca, si potrebbero delineare strategie efficaci per manipolare la segnalazione dell’attivina a favore della rigenerazione intestinale e della lotta alle patologie connesse a questa dinamica fondamentale.

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