
Nel cuore dell’Appennino Modenese, immersa in un paesaggio di montagna che sfida il tempo, si trova una piccola frazione chiamata Roccapelago. Questo luogo, ricco di storia e mistero, custodisce un segreto sorprendente: le mummie di Roccapelago. Queste mummie, risalenti al Cinquecento, furono scoperte quasi per caso tra il 2010 e il 2011, durante i lavori di restauro della chiesa della Conversione di San Paolo.
La chiesa, situata su uno sperone roccioso, nascondeva sotto i suoi pavimenti una cripta dimenticata, dove erano stati sepolti i corpi di circa 281 persone, tra adulti e bambini. Questi resti, molti dei quali mummificati naturalmente grazie alle particolari condizioni climatiche e ambientali del sito, offrono uno sguardo unico sulla vita e la morte di una comunità di montagna vissuta tra il XVI e il XVII secolo.
Le condizioni di conservazione di questi corpi non sono il risultato di un’intenzionale mummificazione, come avveniva in alcuni contesti religiosi o nobiliari, ma piuttosto di un fenomeno naturale. La cripta, utilizzata per sepolture per circa due secoli prima della costruzione del cimitero attuale nel Settecento, ha mantenuto i corpi in uno stato eccezionale di conservazione.
Gli abiti ritrovati sui corpi non sono di seta o materiali preziosi, ma tessuti semplici, quelli che per secoli hanno vestito i contadini della zona: lino e lana. Molti dei defunti erano avvolti in sudari di lino grezzo, e alcuni indossavano ancora gioielli modesti, come orecchini in bronzo e argento, e collane in vetro, terracotta e legno.
Oltre alle mummie, Roccapelago è famosa per il suo passato storico legato alla figura di Obizzo da Montegarullo, un condottiero che nel Medioevo si ribellò agli Estensi. Dopo varie vicissitudini, il castello di Roccapelago, una volta residenza di Obizzo, cadde in rovina e fu sostituito dalla chiesa dove oggi si trovano le mummie.
La regione di Roccapelago, con tracce che risalgono al Neolitico, è ricca di storia e leggende, come quella di una strega che si dice abitasse il vicino Sasso Tignoso. La zona è anche un crocevia di antiche vie, come la Via Bibulca, l’antica Via Romea, e la Strada del Duca, che collegavano l’Emilia Romagna alla Toscana.
Questi luoghi, un tempo attraversati da mercanti e mulattieri che trasportavano castagne e altri beni, sono oggi parte del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, un’area protetta che si estende dalle province di Parma e Reggio Emilia fino al mare di Massa Carrara.
Pievepelago, il comune di cui Roccapelago è frazione, offre numerose attrazioni turistiche e culturali. Oltre al museo “Sulle orme di Obizzo da Montegarullo” e al museo delle Mummie di Roccapelago, la località è nota per l’Infiorata del Corpus Domini, un evento che ogni anno colora le strade con un tappeto di fiori.
Durante l’estate, Pievepelago diventa un punto di partenza per escursioni nei boschi circostanti, praticare orienteering, trekking e canoa. In inverno, invece, si trasforma in un paradiso per gli amanti dello sci di fondo e delle ciaspolate, con il vicino snowpark e le piste di Sant’Anna Pelago.
Infine, non lontano da Roccapelago si trova il Lago Santo, situato a 1501 metri di altitudine, il più grande tra i laghi appenninici, ideale per picnic e camminate in ogni stagione, offrendo scenari sempre diversi riflessi nelle acque del lago.
