(TEMPOITALIA.IT) Un recente studio ha rivelato che i gruppi neolitici del sito di Coro Trasito, situato nei Pirenei, utilizzavano strategie specifiche nella selezione delle ossa per la fabbricazione di utensili, privilegiando in particolare il cervo per le punte di proiettile. Questa scoperta è stata ottenuta grazie a una combinazione innovativa di analisi archeozoologiche, tracce d’uso e paleoproteomiche, offrendo una comprensione più profonda della relazione tra la funzione degli utensili e la selezione delle specie animali.
Lo studio, pubblicato recentemente sulla rivista PLoS ONE, ha esaminato la relazione tra le specie selezionate per la fabbricazione di manufatti e la loro funzione, applicando analisi archeozoologiche, tracce d’uso e paleoproteomiche a una ventina di antichi manufatti in osso neolitici trovati a Coro Trasito, un sito situato nei Pirenei Centrali a 1.548 metri di altitudine. Pochi studi hanno combinato l’uso di tracce d’uso, archeozoologia e paleoproteomica su materiale archeologico, e questo è il primo a farlo su manufatti in osso del Neolitico antico.
Le analisi hanno mostrato che i gruppi che abitavano il sito 7.000 anni fa sceglievano ossa di pecora e capra per la produzione di punte in osso per lavorare i vegetali, ma utilizzavano anche ossa di cervidi (cervo e capriolo) per una varietà più ampia di manufatti. Per le punte di proiettile identificate, sceglievano ossa di cervo. Questo equilibrio nella selezione delle specie osservato a Coro Trasito e l’uso esclusivo di ossa di cervo per le punte di proiettile suggeriscono che questo animale potrebbe aver avuto un ruolo di rilievo nella società neolitica.
La scelta delle ossa di cervo per la fabbricazione delle punte di proiettile potrebbe riflettere non solo le proprietà fisiche dell’osso, ma anche un significato culturale più profondo. Il cervo potrebbe essere stato considerato un animale di particolare importanza, forse per le sue qualità simboliche o rituali. La selezione delle ossa di cervo per strumenti specifici potrebbe indicare una conoscenza avanzata delle proprietà dei materiali e una consapevolezza delle risorse disponibili nell’ambiente circostante.
Oltre all’approccio classico dell’archeozoologia, è stata aggiunta l’analisi delle tracce d’uso per identificare gli usi specifici degli utensili e i materiali con cui sono stati prodotti, utilizzando la microscopia ad alta risoluzione. L’identificazione tassonomica è stata effettuata mediante spettrometria di massa (ZooMS) attraverso la valutazione dei biomarcatori peptidici. Questo approccio integrato ha permesso di ottenere una comprensione più completa della relazione tra i tipi di manufatti e le specie selezionate per la loro produzione. (TEMPOITALIA.IT)










