
(TEMPOITALIA.IT) L’indagine ha coinvolto 110.885 adulti coreani, con età compresa tra 40 e 69 anni, seguiti per una media di 670 giorni. I risultati hanno evidenziato una riduzione del 35% del rischio di demenza associata agli inibitori SGLT-2 rispetto agli inibitori DPP-4. La riduzione del rischio era ancora più significativa per specifici tipi di demenza, con una riduzione del 39% per la malattia di Alzheimer e del 52% per la demenza vascolare.
Gli effetti benefici degli inibitori SGLT-2 sembrano aumentare con la durata del trattamento: per trattamenti superiori a due anni, la riduzione del rischio di demenza raggiungeva il 48%. Tuttavia, lo studio, di tipo osservazionale, invita alla cautela, suggerendo che ulteriori studi controllati randomizzati sono necessari per confermare questi risultati e per esplorare i meccanismi neuroprotettivi degli inibitori SGLT-2.
Considerando che il numero di persone affette da demenza potrebbe raggiungere i 78 milioni entro il 2030, come previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, questi risultati potrebbero avere importanti implicazioni per la pratica clinica e la salute pubblica. I ricercatori sottolineano la necessità di aggiornare le linee guida cliniche e le politiche sanitarie per integrare queste nuove evidenze e potenzialmente prevenire l’insorgenza di demenza nei pazienti con diabete di tipo 2. (TEMPOITALIA.IT)






