
(TEMPOITALIA.IT) Missione di difesa planetaria: un passo avanti nella protezione della Terra
Il 7 ottobre 2024, alle 16:52 ora italiana, è stata lanciata una missione di difesa planetaria dall’Europa, utilizzando un razzo Falcon 9 di SpaceX da Cape Canaveral. Questo evento segna un importante avanzamento nella protezione della Terra da potenziali minacce spaziali. La missione è guidata dalla sonda Hera, sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che si dirigerà verso l’asteroide Dimorphos, con arrivo previsto per dicembre 2026.
Questa missione rappresenta la fase successiva del progetto di difesa planetaria, preceduta dalla missione Dart della NASA, che ha colpito Dimorphos nel settembre 2022, alterandone l’orbita. L’impatto di Dart è stato documentato da LiciaCube, un cubesat sviluppato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che ha catturato oltre 600 immagini dell’evento. L’obiettivo di Hera è di confermare l’efficacia di un sistema di deviazione degli asteroidi, che potrebbe essere vitale se un corpo celeste dovesse minacciare la Terra in futuro. La missione vede una forte partecipazione italiana, grazie alla collaborazione con l’ASI.
Obiettivi della missione Hera
La sonda Hera ha lo scopo di studiare l’asteroide Dimorphos, parte di un sistema binario chiamato Didymos. Questo viaggio mira a consolidare le conoscenze acquisite dalla missione Dart, che ha dimostrato la possibilità di deviare un asteroide tramite un impatto. Hera analizzerà in modo approfondito le conseguenze di quell’impatto, raccogliendo dati cruciali per sviluppare una strategia di difesa planetaria.
Contributo italiano alla missione
L’Italia ha un ruolo di primo piano nella missione Hera. L’ASI ha già contribuito al successo della missione Dart attraverso il cubesat LiciaCube, che ha documentato l’impatto con Dimorphos. La sonda Hera trasporta inoltre strumenti scientifici avanzati sviluppati in Italia, che saranno fondamentali per raccogliere dati preziosi sull’asteroide.
Uno di questi strumenti è il cubesat Milani, realizzato dall’azienda Tayvak, che effettuerà osservazioni multispettrali della superficie dell’asteroide. Un altro strumento innovativo è il cubesat Juventas, che condurrà rilevamenti radar per analizzare l’interno di Dimorphos, fornendo informazioni chiave sulla sua struttura interna e composizione.
Collaborazione tra scienza e industria
La missione Hera è frutto di una stretta collaborazione tra la comunità scientifica e l’industria. L’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha sviluppato il sensore Vista, progettato per analizzare le polveri che circondano i due asteroidi del sistema Didymos. Aziende italiane come Thales Alenia Space e Leonardo hanno fornito componenti tecnologici cruciali, come il transponder per le comunicazioni nello spazio profondo e i pannelli fotovoltaici che alimenteranno la sonda durante il suo lungo viaggio.
Impatto della missione sulla difesa planetaria
La missione Hera rappresenta un passo fondamentale verso lo sviluppo di un sistema di difesa planetaria efficace. L’obiettivo principale è affinare le tecniche per deviare asteroidi potenzialmente pericolosi, proteggendo la Terra da eventuali impatti devastanti. La cooperazione internazionale e l’innovazione tecnologica sono essenziali per raggiungere questo scopo.
Leadership italiana nella sicurezza spaziale
L’Italia, attraverso l’ASI, ha dimostrato di essere un leader nel campo della sicurezza spaziale, contribuendo attivamente alla missione Hera. La partecipazione italiana, con il supporto di istituti di ricerca e aziende specializzate, conferma l’importanza della cooperazione internazionale per affrontare le sfide globali, come le minacce rappresentate dagli asteroidi. Grazie a questi sforzi, l’Europa gioca un ruolo chiave nella protezione del pianeta e nel progresso delle tecnologie spaziali. (TEMPOITALIA.IT)






