(TEMPOITALIA.IT) La cima del Monte Fuji, con i suoi 3.776 metri di altezza, domina il paesaggio del Giappone ed è una figura simbolica di bellezza e spiritualità per il paese. Ogni anno, l’immagine del monte ricoperto di neve attira visitatori da ogni angolo del Mondo, oltre ad apparire in opere d’arte e fotografie come emblema della natura giapponese. Tuttavia, nel 2024, questo panorama familiare ha subito un’improvvisa alterazione: la neve è giunta con un mese di ritardo rispetto alla media stagionale, un fenomeno senza precedenti nella storia climatica recente del Giappone.
Ritardo nella nevicata
La prima neve sul Monte Fuji tende a comparire attorno al 2 ottobre, ma quest’anno ha tardato di un mese, comparendo solo all’inizio di novembre. Tale ritardo rappresenta un record storico: le osservazioni ufficiali, che risalgono al 1894, non avevano mai registrato un simile slittamento. Già nel 2023 si era notato un leggero ritardo, con la prima neve caduta il 5 ottobre. Ma nel 2024 l’attesa è durata fino a novembre, destando grande interesse tra climatologi e abitanti, poiché la neve del Monte Fuji è un indicatore simbolico delle stagioni e delle condizioni climatiche locali.
Cause del ritardo
Gli studiosi spiegano che questo ritardo senza precedenti è dovuto a temperature insolitamente alte, registrate nel periodo autunnale. A ottobre, la cima del Monte Fuji raggiunge solitamente una temperatura media di -2°C; tuttavia, nel 2024, le temperature medie si sono attestate su un sorprendente 1,6°C, record mai registrato dal 1932. I livelli di calore insoliti hanno così ostacolato la comparsa della neve. Secondo l’Agenzia Meteorologica Giapponese, l’estate 2024 è stata la più calda mai registrata, con temperature da giugno ad agosto superiori di 1,76°C rispetto alla media storica. Questi dati rivelano una tendenza preoccupante, che indica un cambiamento meteo e climatico sempre più evidente, con effetti diretti anche su un simbolo culturale come il Monte Fuji.
Il cambiamento climatico
L’assenza prolungata di neve sulla cima del Monte Fuji è considerata da molti in Giappone un segnale tangibile del cambiamento climatico. Gli effetti di queste alterazioni del meteo si riflettono soprattutto sulle zone montuose, i cui ecosistemi si basano su un equilibrio delicato tra temperature e risorse idriche provenienti dallo scioglimento delle nevi. Gli studiosi osservano che, sebbene non si possa attribuire a un singolo evento la prova definitiva del cambiamento climatico, la tendenza generale verso temperature più alte e fenomeni meteo estremi rispecchia le previsioni associate al riscaldamento globale. La comunità scientifica teme che questi cambiamenti possano alterare radicalmente l’equilibrio ecologico delle zone alpine italiane, e delle aree montane in generale, Appennino compreso. (TEMPOITALIA.IT)










