Seguici su Google

2149287841Nel cuore dell’Europa la questione della tracciabilità e della trasparenza nel settore ittico sta guadagnando sempre più attenzione. La problematica centrale è che spesso il pesce che finisce nei nostri piatti non corrisponde a quello che crediamo di acquistare. Questo fenomeno di frode, noto come mislabeled seafood, è sorprendentemente diffuso e solleva preoccupazioni significative riguardo alla sostenibilità e all’etica del consumo di prodotti ittici.

 

Un’indagine condotta nel 2015 dall’organizzazione globale per la conservazione degli oceani, Oceana, ha rivelato che il 30% dei prodotti ittici serviti nei ristoranti di Bruxelles non corrispondeva alle specie ordinate dai consumatori, spesso ignari. Durante la raccolta di quasi 300 campioni di DNA da diversi ristoranti, inclusi quelli situati presso il Parlamento Europeo e la Commissione Europea, è emerso quanto sia difficile identificare correttamente il pesce consumato, specialmente se questo è stato fritto o elaborato in altre forme.

 

In un episodio recente di “Ocean Calls”, Vanya Vulperhorst, direttore della campagna europea di Oceana, ha condiviso un esempio sorprendente: “Abbiamo trovato un campione di cui non siamo riusciti a determinare la specie”. Questo episodio ha messo in luce l’urgenza di affrontare il problema della frode nel settore ittico.

 

Un altro studio del 2021 ha evidenziato che, nonostante le normative vigenti, il 38% dei prodotti ittici in Europa è etichettato in modo errato, con ristoranti e negozi che vendono opzioni molto più economiche spacciandole per trattamenti costosi. François Mosnier, responsabile del programma Ocean di Planet Tracker e ospite dell’episodio, ha sottolineato che il tonno in scatola è uno dei prodotti più frequentemente contraffatti. “Ci sono 15 ‘specie’ di tonno, alcune delle quali sono estremamente costose, altre molto economiche, e alcune potrebbero non essere nemmeno tonno”, ha spiegato Mosnier.

 

Il tonno risulta essere il pesce più consumato nella regione, con un consumo medio di 3,10 kg per persona all’anno nel 2019, la maggior parte del quale sotto forma di conserva. Mosnier ha fatto notare quanto sia facile etichettare erroneamente questi prodotti: “È facile dire, ecco del tonno, qualsiasi cosa esso sia. Ma non diremmo ‘mammifero’ quando stiamo per comprare, per esempio, del pollo”.

 

La tracciabilità e la trasparenza non sono solo questioni di etichettatura corretta, ma rappresentano anche un vantaggio per tutti gli attori coinvolti, dai produttori ai consumatori. Planet Tracker, una consulenza no-profit, collabora con aziende come il gigante della vendita al dettaglio francese Carrefour per raggiungere obiettivi di sostenibilità analizzando diversi set di dati, inclusi quelli relativi alla catena di approvvigionamento e alle aree finanziarie.

 

Le scoperte di Planet Tracker hanno rivelato che Carrefour realizzava margini inferiori su specie sovrapescate rispetto a quelle con buone condizioni di stock. “Forse è l’aspettativa dei rivenditori che i consumatori desiderino il merluzzo (che è sovrapescato) e non un pesce bianco equivalente, anche se, francamente, non noterei la differenza”, ha speculato Mosnier.

Seguici su Google