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164L’epoca umana, definita come Antropocene, ha avuto un impatto devastante su molte forme di vita del pianeta, accelerando il tasso di estinzione delle specie. Questa crisi, paragonabile alla Sesta Grande Estinzione, è legata direttamente all’attività umana. In passato, estinzioni su larga scala sono state causate da eventi catastrofici naturali, come l’asteroide Chicxulub, responsabile della scomparsa dei dinosauri non aviani 66 milioni di anni fa, o fenomeni più lenti come la proliferazione degli alberi nel Devoniano, che portarono alla scomparsa del 70%-80% delle specie animali circa 375 milioni di anni fa. Oggi, però, le azioni dell’uomo rappresentano il principale motore delle estinzioni, attraverso diverse cause interconnesse.

La distruzione degli habitat naturali è uno dei principali fattori di estinzione globale. Deforestazione e urbanizzazione sono processi che cancellano ecosistemi interi, privando molte specie delle loro risorse vitali. La foresta amazzonica, ad esempio, ha perso il 20% della sua estensione dal 1960 a causa di incendi dolosi e disboscamenti per scopi agricoli. Proiezioni indicano che ulteriori perdite, comprese tra il 21% e il 40%, potrebbero verificarsi entro il 2050. La trasformazione di terreni naturali in aree urbane, agricole o infrastrutturali non solo riduce lo spazio vitale per molte specie, ma introduce anche inquinamento chimico, luminoso e acustico. Senza habitat adeguati, molte specie sono esposte a un maggiore rischio di bracconaggio. Per affrontare questa crisi, gli ambientalisti propongono di proteggere il 30% del pianeta entro il 2030.

Le malattie portate da specie invasive costituiscono un’altra grave minaccia. Un esempio emblematico è la malaria aviaria, un parassita che ha devastato la popolazione di uccelli miele nelle Hawaii, portando all’estinzione di un terzo delle specie native. I funghi chitridi, come il Batrachochytrium dendrobatidis e il Batrachochytrium salamandrivorans, sono tra i patogeni più letali per la fauna selvatica. Originari dell’Asia, si sono diffusi globalmente dagli anni ’70, causando l’estinzione di numerose specie di anfibi in Australia, nelle Americhe e in Africa.

La caccia indiscriminata ha avuto un ruolo cruciale nella scomparsa di molte specie, sin dal tardo Pleistocene. Giganti come i mammut, i mastodonti e i gatti dai denti a sciabola si estinsero, in gran parte, a causa della pressione esercitata dall’espansione umana. Negli ultimi 50.000 anni, la biomassa della megafauna è diminuita fino al 95%, determinando cambiamenti profondi negli ecosistemi. Questo processo non si è mai arrestato. Recentemente, specie come il rinoceronte bianco settentrionale sono state dichiarate estinte in natura, mentre il rinoceronte nero occidentale è ormai completamente scomparso, secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Anche altre specie di grandi dimensioni, come gli elefanti africani, stanno subendo un rapido declino, principalmente a causa del bracconaggio per l’avorio.

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