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4583Il sito archeologico di Notarchirico, situato in Basilicata, si è rivelato una miniera di informazioni per gli studiosi del Pleistocene inferiore-medio, coprendo un arco temporale che va da circa 695.000 a 614.000 anni fa. Questa area ha restituito una vasta gamma di fossili che illustrano le variazioni dell’ecosistema nell’Europa meridionale, in particolare durante il passaggio da periodi glaciali a interglaciali.

 

Inizialmente, i fossili più antichi, risalenti a un’epoca più temperata, includono resti di ippopotami (Hippopotamus) e rinoceronti (Stephanorhinus), entrambi ora estinti, oltre a cervi e macachi. Questi animali indicano un ambiente ricco di boschi, steppe e corpi d’acqua come laghi o stagni.

 

Tuttavia, intorno a 660.000 anni fa, si osserva una scomparsa di specie adattate a climi caldi, come macachi e ippopotami. In questo periodo emergono fossili di elefanti dalle zanne dritte (Palaeoloxodon antiquus) e bisonti delle boscaglie (Bison schoetensacki), con una presenza minore di cervi. Questo cambiamento fa supporre una riduzione delle foreste, probabilmente a causa di un abbassamento delle temperature e di glaciazioni estese, tipiche di quel periodo del Pleistocene.

 

Successivamente, negli strati più recenti del sito, si trovano numerosi fossili di cervi, che indicano un’alimentazione basata su arbusti e alberi legnosi. Questo suggerisce un riscaldamento del clima e una ricomparsa delle foreste nell’area.

 

I fossili di Notarchirico non solo documentano i cambiamenti climatici e ambientali durante il Pleistocene, ma offrono anche preziose informazioni sugli spostamenti di specie animali in Europa. Tra i reperti, figurano alcune delle testimonianze più antiche di specie come l’elefante dalle zanne dritte e il cervo rosso in Europa, oltre ai resti del più antico leone delle caverne dell’Europa sudoccidentale, datato a circa 650.000 anni fa.

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