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Record di copertura nevosa nell’Emisfero Nord: cresce il rischio di ondate di gelo

Luca Martini di Luca Martini
18 Dic 2024 - 21:10
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) L’Emisfero Nord sta vivendo un inverno che potrebbe essere ricordato come uno dei più rigidi degli ultimi decenni, grazie a una copertura nevosa eccezionalmente ampia. Questo dato non solo rappresenta un record stagionale, ma potrebbe influenzare significativamente le condizioni climatiche delle prossime settimane, aumentando la probabilitĆ  di intense ondate di gelo in diverse regioni.

La relazione tra una vasta copertura nevosa e l’innesco di ondate di gelo ĆØ supportata da una complessa interazione tra fattori atmosferici e dinamiche globali. Quando la neve si accumula in modo esteso, specie durante l’autunno, agisce come un ā€œindicatoreā€ climatico in grado di suggerire potenziali episodi di freddo severo durante i mesi centrali dell’inverno.

La neve come indicatore climatico

L’effetto della neve sul clima ĆØ legato al fenomeno dell’albedo, ossia la capacitĆ  del manto nevoso di riflettere la radiazione solare. Una maggiore estensione nevosa comporta una riduzione dell’assorbimento del calore solare da parte della superficie terrestre, favorendo un ulteriore raffreddamento dell’aria vicina al suolo. Questo raffreddamento non si limita a influire sulle temperature locali, ma modifica anche le dinamiche atmosferiche su scala emisferica.

Nell’autunno 2024, la copertura nevosa in Siberia ha raggiunto livelli mai visti negli ultimi dieci anni, costituendo una premessa cruciale per le attuali condizioni invernali. La neve, ormai stabile in ampie regioni, ha contribuito a raffreddare le masse d’aria artiche e a mantenere una coltre bianca persistente, che sta giocando un ruolo chiave nel favorire la formazione di blocchi atmosferici in grado di intrappolare l’aria gelida.

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Influenza sulla circolazione atmosferica e il Vortice Polare

La copertura nevosa esercita un’influenza diretta sul Vortice Polare, una struttura di bassa pressione che domina la Stratosfera sopra l’Artico. Un manto nevoso esteso sulle regioni settentrionali, come la Siberia e le steppe dell’Asia centrale, raffredda ulteriormente la superficie terrestre, intensificando il gradiente termico tra alte e basse latitudini. Questa dinamica può rendere più instabile il Vortice Polare, causando il suo spostamento verso sud.

Quando il Vortice Polare si disloca, le masse d’aria gelida artica scendono verso le latitudini temperate, portando condizioni di gelo estremo anche in zone solitamente più miti, come il Mediterraneo. Questo spostamento può generare episodi di freddo intenso e prolungato, accompagnati da fenomeni estremi come nevicate eccezionali e temperature ampiamente sotto lo zero.

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Dicembre 2024: un mese di transizione verso il freddo intenso

Nonostante la vasta copertura nevosa giĆ  presente, dicembre non rappresenta il mese più freddo della stagione. Tuttavia, il manto nevoso record favorisce condizioni ideali per un gennaio caratterizzato da frequenti incursioni di aria artica. Le attuali proiezioni climatiche indicano che il mese di gennaio potrebbe vedere temperature inferiori alla media in molte regioni dell’Europa continentale e dell’Asia settentrionale, con un rafforzamento dell’effetto albedo e della stabilitĆ  del gelo.

Le incursioni di perturbazioni atlantiche continueranno a influenzare le regioni europee, portando nevicate abbondanti in Russia europea, Scandinavia e sulle montagne dell’Europa centrale. Tuttavia, le zone costiere più occidentali, come le Isole Britanniche, risentiranno della moderazione termica offerta dalla Corrente del Golfo, con una minore probabilitĆ  di eventi nevosi significativi.

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L’impatto climatico e storico della neve

Gli esempi storici evidenziano come inverni con una copertura nevosa eccezionale abbiano spesso coinciso con ondate di gelo record. L’inverno del 2012, ad esempio, fu caratterizzato da episodi di freddo intenso in tutta l’Europa e da nevicate significative che paralizzarono molte regioni, inclusa l’Italia. Simili condizioni portarono a disagi nei trasporti, danni agricoli e un aumento della domanda energetica.

Il caso dell’inverno 2013-2014 conferma ulteriormente questa correlazione. In quell’occasione, la vasta estensione della neve in Nord America e Russia contribuƬ a ondate di gelo prolungate, con pesanti ripercussioni economiche e sociali.

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Prospettive per gennaio 2025

Con l’avvicinarsi del picco della stagione invernale, la copertura nevosa record aumenta la probabilitĆ  di blocchi anticiclonici e correnti fredde persistenti. Sebbene i modelli matematici suggeriscano temperature medie globali superiori alla norma, la presenza di un manto nevoso cosƬ vasto indica un potenziale incremento di episodi di freddo intenso localizzato.

In Italia, le regioni settentrionali e appenniniche potrebbero essere le più esposte, con un gennaio che si preannuncia più rigido rispetto all’anno precedente. Tuttavia, l’imprevedibilitĆ  di alcuni fattori atmosferici rende necessarie ulteriori conferme per comprendere l’impatto effettivo sulle condizioni locali. (TEMPOITALIA.IT)

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Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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