(TEMPOITALIA.IT) L’inverno, specialmente durante le fasi caratterizzate da basse temperature, accresce l’attesa di un cambiamento meteo che richiama alla memoria il passato, ovvero quando in Italia si verificavano ondate di gelo provenienti dalla Siberia o, almeno, dalla Russia. Tali eventi portavano non solo un intenso freddo, ma anche abbondanti nevicate. Questi fenomeni sembrano appartenere a un passato remoto, eppure qualcosa di simile è accaduto appena nel 2018. Tuttavia, è evidente come questi episodi si siano sensibilmente ridotti in frequenza sia in Europa che in Italia, dove si registra un cambiamento climatico significativo rispetto ad altre aree del pianeta situate alle stesse latitudini.
Il gelo più intenso, in Italia, arriva principalmente da est e nord-est, ossia dalle immense pianure siberiane. Questo fenomeno si verifica quando le correnti, che di norma soffiano da ovest per effetto della rotazione terrestre, improvvisamente cambiano direzione e diventano orientali, trasportando rapidamente masse d’aria fredda verso l’Europa. In Italia, tale processo può subire un’accelerazione a causa della presenza di aree di bassa pressione nel Mediterraneo, che favoriscono la formazione di nubi e precipitazioni capaci di generare nevicate particolarmente intense.
In questo momento, si attende un forte riscaldamento della stratosfera, poiché questo è il periodo dell’anno più favorevole per tale evento. Nel frattempo, il vortice polare si presenta molto instabile, provocando irruzioni di aria fredda in Europa, mentre negli Stati Uniti d’America gli effetti risultano più marcati a causa di caratteristiche orografiche specifiche.
Il termine stratwarming, abbreviazione di “stratospheric warming”, si riferisce a un fenomeno atmosferico caratterizzato da un rapido aumento delle temperature nella stratosfera polare durante i mesi invernali dell’emisfero boreale. Questo evento, noto in italiano come riscaldamento stratosferico improvviso o SSW, ha il potenziale di alterare la struttura del vortice polare stratosferico e, in certi casi, influire sulla circolazione atmosferica nella troposfera. Tuttavia, è essenziale sottolineare che lo stratwarming non rappresenta un indicatore diretto per prevedere il meteo locale, come quello in Italia, ma segnala variazioni su scala emisferica.
La stratosfera, uno degli strati superiori dell’atmosfera terrestre, si trova a un’altitudine compresa tra 10 e 50 km. Durante l’inverno, essa è dominata da temperature estremamente rigide e da una struttura caratteristica chiamata vortice polare stratosferico. Quest’ultimo è un insieme di venti intensi che confinano l’aria fredda vicino al Polo Nord. Quando onde planetarie, note come onde di Rossby, si propagano dalla troposfera verso l’alto, possono trasferire energia termica e dinamica alla stratosfera. Questo trasferimento causa un aumento repentino delle temperature, che può raggiungere valori di 20-30°C in pochi giorni, talvolta accompagnato da un’inversione dei venti zonali.
Il riscaldamento stratosferico può destabilizzare il vortice polare, provocandone l’indebolimento o persino una suddivisione in più nuclei, fenomeno noto come split del vortice polare. Questo processo può ridistribuire le masse d’aria fredda verso latitudini più basse, favorendo la formazione di ondate di gelo in alcune regioni, mentre altre possono registrare condizioni climatiche più miti.
Un esempio emblematico è rappresentato dalle anomalie meteorologiche che si verificano in Europa durante certi inverni: l’aria gelida proveniente dalle alte latitudini si spinge verso sud, portando un calo drastico delle temperature in Italia, soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali.
Un elemento cruciale è il legame tra stratosfera e troposfera, che non è né automatico né lineare. Non tutti gli episodi di stratwarming si traducono in cambiamenti climatici significativi al livello del suolo. Solo quando vi è un accoppiamento marcato tra i due strati atmosferici, si osservano alterazioni evidenti nella circolazione atmosferica. Questo accoppiamento può causare:
- Freddo intenso in Europa, inclusa l’area alpina e padana;
- Temperature sopra la media in regioni come il Nord America.
Un aspetto importante del riscaldamento stratosferico è l’intensificazione degli scambi meridiani delle masse d’aria. Questo meccanismo porta le correnti polari a muoversi verso sud, mentre l’aria calda viene richiamata verso nord. Di conseguenza, si osserva una variabilità climatica elevata: alcune aree subiscono un drastico abbassamento delle temperature, mentre altre sperimentano anomalie di caldo.
Uno degli errori più comuni è considerare lo stratwarming come un segnale diretto di un inverno particolarmente rigido in specifiche regioni geografiche, come il Nord Italia, il Centro o il Sud Italia. In realtà, questo fenomeno rappresenta un indicatore di maggiore imprevedibilità nella distribuzione delle masse d’aria e non può essere utilizzato per previsioni meteorologiche puntuali.
Ad esempio, un episodio di stratwarming può creare le condizioni per un’intensificazione delle ondate di freddo nelle settimane successive, ma la loro manifestazione concreta dipenderà da una complessa combinazione di fattori atmosferici, tra cui:
- Le condizioni iniziali delle masse d’aria presenti in Europa;
- La configurazione della circolazione atmosferica preesistente.
Il monitoraggio dello stratwarming è fondamentale per migliorare le previsioni stagionali e comprendere meglio la dinamica dell’atmosfera terrestre. Gli scienziati studiano con attenzione i segnali provenienti dalla stratosfera, poiché un indebolimento del vortice polare può influire significativamente sui pattern climatici regionali.
Nel contesto del cambiamento climatico globale, si ipotizza che la frequenza e l’intensità degli episodi di riscaldamento stratosferico possano aumentare. Questo potrebbe determinare ulteriori modifiche nella circolazione atmosferica, con implicazioni non solo per il clima europeo, ma anche per altre regioni dell’emisfero settentrionale. (TEMPOITALIA.IT)






